18 luglio 2018, ultimo aggiornamento alle 17.55
Insieme siamo imbattibili.

Per un sindacato resistente, per il rilancio della lotta per il diritto all’abitare: consistente componente del Sicet di Milano aderisce ad Asia-USB

Milano, 11/07/2018 10:52

Siamo un gruppo di compagni da anni impegnato nella lotta per la casa sul territorio di Milano che, dopo anni di militanza anche professionale dentro il SICET, hanno deciso, dopo una lunga battaglia al suo interno, di aderire all’ASIA-USB.

Come parte della minoranza  uscita dall’ultimo congresso del Sicet di Milano, vogliamo contribuire a costruire una proposta sindacale seria competente e di classe.

In questi anni Asia Milano è cresciuta fortemente soprattutto in alcune aree di Milano, dove ha messo in atto pratiche di resistenza quotidiana, lottando insieme agli abitanti delle periferie per il diritto alla casa. Ha fornito risposte concrete, accompagnando la lotta sindacale con progetti che affrontavano i reali bisogni nei quartieri popolari, come lo Spazio di Mutuo Soccorso, ha difeso le famiglie da sfratti e da sgomberi, rispondendo alla violenza delle istituzioni e delle proprietà pubbliche e private, ha costruito una piattaforma politica e una comunità resistente e consapevole in cui ci riconosciamo.

Siamo convinti che  rafforzare l’apparato sindacale e militante di Asia sia la scelta politicamente e strategicamente più giusta per un sindacato che sia uno strumento di lotta e di tutela, dai tavoli istituzionali alla difesa della casa di un occupante senza titolo.

Abbiamo per questo accolto come una ventata d’aria fresca la decisione di Usb di affiancare al movimento dei lavoratori una Federazione del Sociale radicata nel territorio, che utilizzi i servizi erogati, le vertenze individuali e collettive per tentare di ricostruire un blocco sociale in grado di opporsi alle politiche neoliberiste, un blocco sociale di cui vogliamo far parte, che vogliamo contribuire a far crescere.

L’assenza di politiche pubbliche inclusive da parte del Comune di Milano e la riforma dei servizi abitativi voluta dall’ex Governatore Maroni stanno mettendo in ginocchio il sistema di Edilizia Residenziale Pubblica.

Il sistema delle assegnazioni è in  crisi, la carenza di alloggi popolari idonei per i nuclei familiari numerosi e per gli invalidi sta colpendo in particolare le situazione di maggiore fragilità.

 I provvedimenti legislativi del governo Renzi su occupanti e pignoramenti immobiliari generano un’emergenza senza precedenti, un arretramento delle politiche di welfare abitativo, una<s> </s>sempre maggiore assenza di strumenti di tutela utilizzabili dalle forze sindacali per rispondere ai bisogni individuali e collettivi. I provvedimenti legislativi del governo Renzi, in particolare quelli su occupanti e pignoramenti immobiliari, sono un arretramento delle politiche del welfare abitativo, generano una emergenza senza precedenti e hanno ridotto gli strumenti di tutela utilizzabili dalle forze sindacali per rispondere ai bisogni individuali e collettivi.

Oggi più che mai è necessario costruire un’Organizzazione dotata di risorse, di strumenti e di competenze che sia all’altezza della sfida che abbiamo davanti, che sia in grado di garantire una tutela individuale e collettiva seria e professionale, consapevole del fatto che gli strumenti normativi a propria disposizione sono sempre meno e che è ormai necessario riportare la lotta fuori dai tavoli tecnici e dalle sedi sindacali.

Le persone che quotidianamente difendiamo come sindacati dell’inquilinato e degli abitanti delle metropoli, sempre più spesso escono dalle nostre sedi senza una risposta efficace.

Quando il sindacato non è più in grado di organizzare le lotte nei quartieri popolari e la resistenza ai soprusi quotidiani perpetuati nei confronti di chi dovrebbe rappresentare, rischia di diventare uno strumento residuale sul lungo periodo, magari erogatore di servizi formalmente competenti, ma inefficaci se non del tutto inutili.

Non rinneghiamo il percorso fatto all’interno del Sicet di Milano, un’organizzazione che, seppur con le sue forti contraddizioni, è stata spesso in grado di portare avanti posizioni autonome e nell’interesse delle persone che rappresenta. Una struttura, quella di Milano, che nella storia dell’organizzazione ha sempre controbilanciato le tendenze in essa presenti a trasformare un sindacato inquilini in un semplice erogatore di servizi senza obiettivi politici. Siamo dunque consapevoli che all’interno della struttura del SICeT di Milano vi sono ancora operatori politici, attivisti e compagni che rappresentano una potenziale garanzia di continuità della sua piattaforma politica orientata alla tutela dei più deboli e alla difesa dell’edilizia residenziale pubblica attualmente in fase di progressiva dismissione.

Nonostante queste premesse, è per noi opportuno ribadire la nostra consapevolezza della necessità di costruire un movimento sindacale trasversale e attivamente presente sul territorio, che promuova pratiche di resistenza e di organizzazione anche al di là delle classiche e formali vertenze.

Questa consapevolezza che ci ha reso impossibile continuare la nostra attività politica e sindacale all’interno del Sicet.

Peraltro le contraddizioni al suo interno sono esplose in una frattura insanabile all’ultimo congresso, durante il quale, come minoranza, avevamo chiesto con forza un cambio dei vertici, avendo dirigenti che da decenni ricoprivano gli stessi ruoli, e una diversa gestione delle risorse dell’organizzazione.

Tali richieste di natura organizzativa e politica hanno in realtà portato alla luce contraddizioni ben più profonde presenti nella struttura, innanzitutto in termini di democrazia interna. Contraddizioni inconciliabili con un sindacato che deve essere non solo rappresentativo, ma altresì democratico e centrato sui bisogni dei propri iscritti, non certo su quelli del proprio clero sindacale.

Convinti che il sindacato non debba essere in alcun modo uno strumento personale, riteniamo che l’atteggiamento della maggioranza del Sicet di Milano sia stata inaccettabile: per un mero esercizio di potere l’ex segretario generale ha preteso la rielezione per poi lasciare l’incarico dopo pochi mesi, opponendosi ciecamente alle richieste della minoranza che chiedeva un cambio immediato. Purtroppo la volontà di affermare la propria forza personale ha avuto più peso che tutelare l’unità del sindacato.

Nonostante nella fase congressuale abbiamo raccolto circa il 30% dei voti,  ai vari direttivi non ci è stata riconosciuta alcuna rappresentanza diretta o indiretta nella segreteria, né la minoranza è stata coinvolta o semplicemente ascoltata nella gestione successiva. Anzi componenti della minoranza sono stati emarginati e le loro risorse professionali e politiche sprecate.

Quanto accaduto è stato per noi inaccettabile, come sindacalisti, come militanti e come lavoratori.

 

Pur avendo chiaro che la nostra controparte non potrà mai essere il sindacato, abbiamo ritenuto ineludibile la scelta di dirigere altrove i nostri sforzi e la nostra attività politica.

Abbiamo dunque, insieme ai compagni di Asia e di Usb, raccolto e rilanciato l’idea di un movimento sindacale per il diritto alla casa sul territorio, aprendo al contempo una decina di sportelli nei quartieri popolari, con l’intenzione e l’obiettivo di ampliare la base di rappresentanza e l’intervento dell’Organizzazione, includendo e dando voce a chi oggi non si sente rappresentato e non trova risposte ai propri bisogni.

Milano, Luglio 2018

 

I compagni del Sicet aderenti ad ASIA-USB