17 ottobre 2018, ultimo aggiornamento alle 17.15
Insieme siamo imbattibili.

Salario accessorio Toscana, un gioco d’azzardo finito male ed una toppa peggiore del buco

Firenze, 09/08/2018 14:52

Care/i Colleghe/i

 

Il velo è caduto e l’Accordo del 28 marzo per l’agognato “riallineamento verso l’alto” del salario accessorio del personale trasferito ex Legge Delrio, allora sbandierato da qualche sigla come un assegno pronto all’incasso, oggi si palesa per quello che era: la classica pelle dell’orso venduta prima di averlo ucciso.

 

Che le necessarie risorse aggiuntive dovessero passare dalle forche caudine di un D.P.C.M. previsto oltre un anno fa dalla legge Madia D.Lgs. 75/2017 ma non ancora emanato era (purtroppo) un fatto ben chiaro non solo a USB-PI, ma anche – lo dobbiamo presumere fino a prova contraria – anche alle parti firmatarie di quell’accordo, che oggi sembrano scaricare le colpe di quel bluff finito male sull’inefficienza del Governo appena insediato e non sul proprio comportamento irresponsabile nei confronti dei lavoratori, illusi fino ad oggi sulla reale spendibilità di quello strepitoso accordo.

 

Ma quel che è peggio è la volontà di non ammettere questo gioco d’azzardo andato per il verso sbagliato, anzi, addirittura di occultarlo, attraverso il rinvio a data da stabilirsi della risoluzione del problema e dell’erogazione della prima rata di produttività e facendo così pagare pegno a tutti i lavoratori.

 

Nulla avrebbe vietato infatti di costituire comunque il fondo unico del salario accessorio con le risorse ad oggi disponibili e spendibili. Tutti così avrebbero potuto ricevere in via provvisoria una prima rata di produttività nella busta paga di agosto, distribuita tra tutti equamente grazie all’art. 1 comma 800 della Legge di Bilancio Statale 2018 con cui è stata disposta la disapplicazione anticipata, con effetto dal 1°gennaio 2018, dell’abominevole Legge Delrio. Sarebbe stata una rata un po’ più bassa di quella che era nelle aspettative di tutti, ma sempre meglio che niente e, soprattutto, con la tranquillità di avere già le risorse integrative nella cassaforte del bilancio regionale dal 17 luglio scorso e in attesa del solo via libera costituito dal fatidico D.P.C.M. che prima o poi arriverà.

 

Questa “soluzione-ponte” era stata proposta a chiare lettere da USB-PI in assemblea RSU, non incontrando però un grande successo presso la maggioranza dei presenti.

 

E anche qui però, ecco uscire un altro cadavere dall’armadio. La Regione Toscana, amministrata dalle forze cosiddette progressiste, con singolare accanimento (terapeutico?!?) continua a tenere in vita – o comunque a ritenere tuttora “vive” con il solito bizantinismo giuridico incomprensibile ai più – quelle disposizioni della L.R. 22/2015 che replicano a pappagallo nel consueto stile legislativo toscano le disposizioni della Delrio disapplicate appunto dal comma 800 della Legge di Bilancio, in primis quelle che sanciscono il muro di Berlino tra i fondi dei dipendenti trasferiti e quello dei restanti.

 

E così si scopre che il fondo del salario accessorio è unico solo a parole, perché in Regione Toscana a qualcuno sta più simpatico tenerlo ancora diviso, rendendo di fatto problematica anche la banale operazione di costituzione provvisoria del fondo illustrata da USB-PI.

 

Peraltro, questa sopravvivenza artificiosa della L.R. 22/2015 fa sì che suoni ai limiti della beffa il comunicato di ieri dell’Amministrazione, che si professa come soggetto di primo piano nell’aver convinto il legislatore statale a togliere di mezzo i paletti della Delrio attraverso il comma 800 della Legge di Bilancio!!!

 

A nulla, pare, è valso l’esempio delle vicine regioni Marche e Lazio che, pur amministrate dalle stesse compagini politiche, non hanno esitato alcuni mesi fa a riunificare i fondi del salario accessorio in uno solo, a prescindere dalla successiva integrazione con ulteriori risorse nei noti limiti imposti dalla legge. L’esempio di queste Regioni, che si sono mosse sottoscrivendo accordi aziendali in cui hanno messo in piedi percorsi diversi, evidenzia che dietro a quei percorsi vi è una assunzione di responsabilità della parte politica e della parte burocratica, ben diversa da quella concretizzata attualmente in questa nostra Regione.

 

Questi sono i dati oggettivi e, quel che è peggio e grave, la soluzione è nelle nebbie, con l’auspicio che queste si diradino prima possibile, ma ormai il vaso si è rotto.

 

La USB-PI è stata e sarà sempre vigile in questa fase politica dove le iniziative della RSU si sono scontrate con la dura realtà di un percorso tecnico/giuridico alquanto incerto, prolisso e periglioso.

 

Rimangono comunque, in assenza di assunzioni di responsabilità e della reale volontà di mandare in soffitta la L.R. 22/2015, le forti contrarietà di tutti i lavoratori dell’Ente Regione, ai quali queste situazioni risultano poco comprensibili, poco piacevoli, lasciando gli animi annichiliti per una soluzione ancora non tangibile.

 

USB PI c’è, che la politica e l’amministrazione battano un colpo.

 

USB Dipendenti Regione Toscana

I Rappresentanti RSU. Franco Berardi, Galileo Cacioli Paciscopi, Alessio Manetti, Massimo Melucci.