17 dicembre 2018, ultimo aggiornamento alle 21.18
Insieme siamo imbattibili.

Il piano industriale FCA, uno spot futuristico sulla pelle dei lavoratori 

Nazionale, 05/12/2018 12:45

Il piano industriale presentato il 29 novembre a Mirafiori conferma nella sua drammaticità quanto denunciato in questi anni da USB.


A distanza di 5 mesi dall’ Investor day la situazione sembra addirittura essersi aggravata, 5 mesi di stallo hanno impantanato ulteriormente una situazione già di per sé estremamente negativa.


Si parla di 13 nuove vetture da produrre nei diversi stabilimenti italiani.
In realtà i nuovi modelli sono soltanto 4 ( la 500 elettrica, C-Suv Alfa, Maserati media, Compass), le altre auto ( 9) sono già sul mercato e al massimo subiranno dei restyling.


MIRAFIORI : A Mirafiori verrà assegnata la 500 elettrica, secondo le più rosee previsioni dovrebbe iniziare ad essere prodotta tra 18/24 mesi.
La nuova vettura elettrica non garantirà l'attuale livello occupazionale, le incognite sono tante, ad iniziare dal mercato interessato oggi da questa motorizzazione ( soltanto il 2% delle auto vendute hanno nel cofano un motore elettrico), mentre l'unica certezza è che i lavoratori continueranno ad essere martoriati da altri mesi di cassa integrazione.


POMIGLIANO : Secondo Fca la produzione della Panda va ancora bene, mentre la realtà è che da più di un anno la metà dei lavoratori vengono messi spesso in cassa integrazione per mancanza di vendite, e l’altra metà è strutturalmente fuori dal ciclo produttivo da tanti anni.


Il nuovo C-Suv, da produrre insieme alla Panda, dovrebbe venire alla luce tra 20 mesi. Intanto i lavoratori dovranno continuare a vedersi tagliato lo stipendio a causa del continuo ricorso agli ammortizzatori sociali.
MELFI: A Melfi è stato assegnato il modello Compass.
Anche per questa nuova vettura bisognerà aspettare almeno 2 anni perché venga prodotta.


Oggi nello stabilimento lucano ci sono ben 3300 esuberi.
La storica produzione della Punto è cessata e verrà sostituita da vetture di alta gamma, ciò significherà conquistare fette di mercato completamente diverse, abbandonando il mercato che per più di un secolo ha garantito lavoro a migliaia di dipendenti del gruppo Fca.


Anche i lavoratori di Melfi, già in cds, continueranno a subire per molti mesi pesanti tagli alla busta paga.
CASSINO : A Cassino restyling delle vetture attualmente prodotte e nuova Maserati media, verranno sostituiti i motori con gli ibridi. Ciò significa continuare con la cassa integrazione e incertezze occupazionali.
PRATOLA SERRA: Pratola Serra dovrebbe continuare a produrre motori diesel, quindi salvo nuove comunicazioni si rischia di restare senza lavoro nel giro di pochi mesi visto che questa motorizzazione è destinata a cessare a breve.
TERMOLI : Per quanto riguarda Termoli, dovrebbero arrivare 4 nuovi motori, tutti di nuova generazione ( elettrico e ibrido), con tutte le incognite legate alla mancanza di mercato.


Per entrambi gli stabilimenti ( Pratola Serra e Termoli) continuerà la cassa integrazione per molto tempo.
SEVEL: Lo stabilimento abruzzese, che apparentemente sembra non essere colpito dalla crisi di settore, potrebbe risentire da qui a breve tempo delle politiche industriali del gruppo, infatti oltre ad una semplice rivisitazione del Ducato è previsto il cambio di motori, con produzione di vetture ibride in sostituzione delle attuali motorizzazioni, con tutte le incognite già descritte per gli altri stabilimenti.


Il giorno 30 novembre si è discusso del piano industriale Cnhi.
Per quanto riguarda il movimento terra ( escavatori, cingolati e gommati), la situazione ricalca appieno quanto sta avvenendo in tutto il gruppo.
SAN MAURO TORINESE : La produzione attuale nello stabilimento piemontese non garantisce nel medio termine i livelli occupazionali odierni , né si può pensare di sopperire a questa mancanza con il restyling di qualche modello, per giunta poco incisivo a livello di mercato. Di questo passo a breve si potrebbero preannunciare lunghi periodi di cassa integrazione.
INDOTTI: Situazione ancor più drammatica è quella dell’indotto, in particolar modo quello interessato alla produzione e al rifornimento di materiale direttamente collegato alla motorizzazione.


Per molti di questi stabilimenti si tratterà di smantellare completamente le attuali linee di produzione per far posto a lavorazioni di componenti di tutt’altro genere. I tempi di ristrutturazione e formazione professionale potrebbero essere lunghi e comunque non c’è certezza che le aziende interessate riescano a garantirsi le commesse.


Potrebbe accadere che aziende già affermate nel settore prendano gli appalti della componentistica, a scapito dei lavoratori attualmente occupati nei diversi indotti.  E comunque anche per questi lavoratori ci saranno ulteriori periodi di cassa integrazione.


In conclusione possiamo affermare che i lavoratori del gruppo FCA, Cnhi e indotto sono legati al mantenimento del posto di lavoro da un filo estremamente sottile.


Il piano industriale è uno spot futuristico che fa tremare le gambe.
Non si fa accenno al prezzo delle nuove auto che sicuramente subiranno aumenti importanti legati a motori più costosi.
Mancano completamente le strutture sul territorio nazionale che incentivino la clientela ad acquistare veicoli con motori ibridi ed elettrici, e poco importa di chi siano le responsabilità, ciò che conta è che un piano industriale di questa natura taglierà migliaia di posti di lavoro.


Come se tutto questo non bastasse, nei prossimi giorni verrà rinnovato il contratto collettivo di lavoro del gruppo FCA, e già l’azienda avanza richieste che puzzano di ricatto, come l’inquadramento di tutti i dipendenti Fca uguale a quello sperimentato per i neoassunti.


Una richiesta tanto generica che può significare tutto o niente ma, conoscendo la politica di Fca, i sospetti di un nuovo contratto al ribasso per i lavoratori è da mettere in conto, a maggior ragione se tale inquadramento è proposto sulla falsa riga di quello in essere per i neoassunti, come a voler estendere un modello di sfruttamento anziché garantire ai giovani le stesse tutele degli altri lavoratori.


Il giudizio di Usb quindi non può che continuare ad essere negativo, pur riconoscendo l’importanza di produrre veicoli con basso impatto ambientale, su questo tema siamo i primi a sostenere l’importanza di ridurre al massimo l’impatto causato da veicoli altamente inquinanti, siamo però convinti che un piano industriale che miri a garantire livelli occupazionali e sostenibilità ambientale non può e non deve ridursi al lancio di nuovi modelli senza tener conto del contesto in cui si va a proporlo.


Fatto in questo modo sembra l’ennesima strategia volutamente fallimentare.



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