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            <description>Le ultime notizie di www.usb.it</description>
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                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:46:17 +0200</pubDate>
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                        <pubDate>Wed, 20 May 2026 10:49:12 +0200</pubDate>
                        <title>Il 23 maggio sarà una manifestazione operaia, popolare, di tutto il mondo del lavoro: ore 14:00 Piazza della Repubblica, Roma</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/il-23-maggio-sara-una-manifestazione-operaia-popolare-di-tutto-il-mondo-del-lavoro-ore-2400-piazza-della-repubblica-roma-2202-2.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Operaia perché parte da chi produce materialmente la ricchezza del Paese, da chi ogni giorno tiene in piedi fabbriche, porti, logistica, industria, trasporti, ricerca, servizi, scuola, sanità e territori.</p>
<p>Popolare perché parla a tutti quelli che stanno pagando il prezzo della guerra, del riarmo, del carovita e dell’impoverimento sociale. Parla a lavoratori e lavoratrici, studenti, precari, pensionati, disoccupati, famiglie e territori colpiti da salari bassi, precarietà, tagli al welfare e aumento del costo della vita.</p>
<p>Il 23 maggio porta a Roma una classe lavoratrice larga e concreta. Una classe fatta da chi produce, cura, insegna, ricerca, trasporta, movimenta, assiste, amministra, vive di salario o di pensione e subisce ogni giorno scelte economiche e politiche che spostano risorse verso guerra, riarmo e grandi interessi economici.</p>
<p>Per la guerra ed il genocidio in Palestina, dalle aziende, non deve uscire nemmeno un chiodo.</p>
<p>E quel chiodo riguarda tutti. Riguarda la fabbrica che produce, il porto che carica, la logistica che trasporta, la ricerca che sviluppa, la scuola che forma, l’università che brevetta, la sanità che viene svuotata, gli uffici, i servizi, i territori.</p>
<p>Quel chiodo è ogni pezzo di lavoro, sapere, produzione, trasporto, cura e ricchezza collettiva che vogliono piegare all’economia di guerra.</p>
<p>La Manifestazione Nazionale Operaia porterà a Roma anche le rivendicazioni del Manifesto Operaio: salari veri, recupero del potere d’acquisto, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, stabilizzazione dei precari, sicurezza sul lavoro, rilancio della sanità, della scuola, della ricerca, dei trasporti e del welfare.</p>
<p>Vogliamo che le risorse vengano tolte alla guerra e rimesse dove servono: salari, pensioni, servizi pubblici, diritto alla casa, sicurezza nei luoghi di lavoro, sanità territoriale e scuola pubblica.</p>
<p>Vogliamo un Paese in cui chi produce la ricchezza conti davvero nelle scelte industriali, economiche e sociali.</p>
<p>Vogliamo piena libertà sindacale, diritto di sciopero, diritto al conflitto e agibilità nei luoghi di lavoro.</p>
<p>Il 23 maggio saremo a Roma.</p>
<p>MANIFESTAZIONE NAZIONALE OPERAIA</p>
<p>ROMA — 23 MAGGIO</p>
<p>Piazza della Repubblica — Ore 14</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 24 Mar 2026 10:31:47 +0100</pubDate>
                        <title>Noi Indispensabili. Il Lavoro Operaio al centro per costruire un nuovo modello di sviluppo economico e sociale</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/noi-indispensabili-il-lavoro-operaio-al-centro-per-costruire-un-nuovo-modello-di-sviluppo-economico-e-sociale-1036-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il dato politico di fondo è uno: il governo guidato da Giorgia Meloni esce sconfitto dal segnale netto arrivato dal cosiddetto “No sociale” al referendum. Si tratta di una battuta d’arresto che segnala una frattura profonda tra chi governa e il Paese reale. Una distanza che si è allargata e che ha avuto nel lavoro e nell’industria il suo terreno principale.</p>
<p>Mentre si costruiva una narrazione fatta di stabilità, crescita e centralità dell’impresa, la realtà materiale ha seguito una traiettoria diversa: un vero e proprio crollo industriale, crisi aziendali diffuse, aumento della precarietà e compressione salariale.</p>
<p>Questo è il risultato di quasi tre anni di politiche che hanno accettato – e in alcuni casi accelerato – un modello di sviluppo fondato sulla competizione al ribasso, sulla frammentazione produttiva e sulla subordinazione delle scelte industriali alle logiche finanziarie e geopolitiche.</p>
<p>Questa linea si inserisce dentro un contesto globale segnato da un’escalation che investe direttamente anche la nostra economia. Il posizionamento internazionale del governo italiano si è progressivamente allineato a quello di Donald Trump e, più in generale, a un blocco politico che interpreta la competizione globale sempre più in chiave militare.</p>
<p>La conseguenza è una deformazione profonda del dna delle politiche industriali: sempre più risorse vengono indirizzate verso la produzione militare e il riarmo, mentre settori strategici civili vengono lasciati senza una visione e senza investimenti adeguati. Si tratta di una scelta che ridefinisce le priorità produttive del Paese e che sposta l’asse dello sviluppo verso un’economia di guerra.</p>
<p>Dentro questo quadro, ciò che sta avvenendo sul piano internazionale assume una gravità estrema. Le operazioni militari condotte da Israele continuano a colpire la popolazione palestinese, estendendosi anche ad altri fronti come il Libano e l’Iran, in un’escalation che rischia di destabilizzare ulteriormente l’intera area. Il governo italiano mantiene un posizionamento che, nei fatti, legittima questa dinamica, anche attraverso relazioni economiche e commerciali che coinvolgono il settore della difesa.</p>
<p>Il legame tra politica industriale e scenario internazionale è diretto. La riconversione verso il riarmo avviene mentre nel Paese si moltiplicano crisi industriali, chiusure e ristrutturazioni. Le risorse pubbliche vengono orientate senza una strategia complessiva di sviluppo civile, mentre il lavoro continua a essere sacrificato.</p>
<p>E ovviamente c'è la questione salariale. Negli ultimi anni si è consolidato un modello in cui la competitività viene costruita comprimendo il costo del lavoro. Pessimi contratti, salari fermi o in perdita reale rispetto all’inflazione, diffusione del part-time involontario, utilizzo strutturale della precarietà. La redistribuzione della ricchezza prodotta si è progressivamente ridotta, ampliando le disuguaglianze e indebolendo la domanda interna.</p>
<p>Il risultato è un sistema che produce ricchezza ma la concentra sempre di più, scaricando sul lavoro il peso delle trasformazioni. Una dinamica che si riflette in tutte le vertenze aperte: dalle grandi crisi industriali alle condizioni nei magazzini della logistica, fino ai servizi.</p>
<p>In parallelo, si rafforza una tendenza che riguarda direttamente i diritti: l’intervento del governo sulla legge Legge 146/1990, estesa anche al settore della logistica, rappresenta un passaggio grave. La restrizione del diritto di sciopero colpisce uno degli strumenti fondamentali di tutela collettiva, proprio nei settori dove il conflitto ha prodotto negli ultimi anni avanzamenti concreti.</p>
<p>Questo intervento si colloca dentro una torsione più ampia, che investe i rapporti tra poteri e la stessa qualità democratica del Paese. Il segnale arrivato dal referendum va letto anche in questa chiave: una risposta a un’impostazione che tende a comprimere gli spazi di partecipazione e di conflitto sociale.</p>
<p>Dentro questo scenario emerge con chiarezza un elemento centrale: la ricchezza continua a essere prodotta nei luoghi di lavoro. Nelle fabbriche, nei magazzini, nei porti, nelle piattaforme logistiche, nei servizi. Nel lavoro vivo.</p>
<p>Senza il lavoro operaio, questo Paese si ferma.</p>
<p>Si tratta di un dato strutturale. La produzione industriale, l’innovazione tecnologica e la transizione energetica passano dalle competenze, dalla capacità e dall’intelligenza di chi lavora. Eppure, proprio questo lavoro continua a essere trattato come variabile dipendente.</p>
<p>La contraddizione è evidente: il lavoro resta centrale nella produzione della ricchezza, ma marginale nelle decisioni su come quella ricchezza viene organizzata, distribuita e orientata. Da questa asimmetria nasce il vicolo cieco attuale: deindustrializzazione strisciante, impoverimento sociale, polarizzazione dei redditi e una riconversione dell’economia sempre più piegata alle esigenze della competizione internazionale e della corsa al riarmo.</p>
<p>Da qui prende forma il senso dell’Assemblea Nazionale Operaia. Uno spazio di organizzazione e indirizzo che punta a rimettere il lavoro al centro delle scelte economiche e sociali.</p>
<p>Se il lavoro è la fonte della ricchezza, deve diventare anche il soggetto che orienta il cambiamento.</p>
<p>Questo implica un ribaltamento dell’impostazione dominante: politiche industriali guidate dall’interesse collettivo, risorse pubbliche vincolate a obiettivi occupazionali, ambientali e sociali, presidio e coordinamento delle filiere strategiche, gestione delle crisi aziendali come nodi di politica industriale.</p>
<p>Il punto centrale resta la costruzione di una soggettività operaia organizzata, capace di incidere nei processi decisionali. La questione riguarda i rapporti di forza: chi decide cosa produrre, come produrre e per chi.</p>
<p>“Noi indispensabili” definisce esattamente questo: il ruolo materiale del lavoro nella società. Da qui si apre la possibilità di costruire un modello di sviluppo diverso, in cui il lavoro diventa il punto di partenza per ridefinire l’economia.</p>
<p>Il passaggio politico attuale richiede una scelta netta: proseguire lungo una traiettoria fatta di precarietà, compressione salariale e subordinazione alle logiche di guerra, oppure aprire una fase nuova in cui il lavoro torna a essere il perno delle scelte.</p>
<p>L’Assemblea Nazionale Operaia si colloca dentro questa prospettiva, con l’obiettivo di trasformare una consapevolezza diffusa in una forza organizzata capace di incidere concretamente.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 09 Mar 2026 15:00:00 +0100</pubDate>
                        <title>Il 14 marzo tutti in piazza per il No sociale! Il 22/23 marzo votiamo No per mandare a casa il governo Meloni</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/il-14-marzo-tutti-in-piazza-per-il-no-sociale-il-22-23-marzo-votiamo-no-per-mandare-a-casa-il-governo-meloni-1551.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 14 marzo tutte e tutti in piazza contro il Governo Meloni e le sue politiche di guerra!</p>
<p>In questo momento è indispensabile far sentire forte la nostra opposizione contro un governo che continua con le sue politiche di guerra, subalterno alle scelte di USA ed Israele. Questa guerra la pagheremo noi, con gli aumenti dei prezzi dell’energia che rischiano di diffondersi al resto dell’economia, mentre i salari sono fermi da decenni!</p>
<p>Il 14 marzo, quindi, vogliamo dire un forte no sociale al Governo Meloni: alle sue politiche di guerra come alla riforma sulla giustizia, al suo silenzio sul genocidio in Palestina ed alle misure repressive contro chi manifesta dissenso nel nostro Paese.</p>
<p>Abbassiamo le armi, alziamo i salari.&nbsp;</p>
<p>BLOCCHIAMO IL GOVERNO MELONI IL 14 MARZO TUTTI I PIAZZA Roma – ore 14 piazza della Repubblica</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 24 Feb 2026 16:14:26 +0100</pubDate>
                        <title>Metalmeccanici: ma 93% de che? La finta democrazia dei numeri che approva un contratto che arretra ovunque</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/ccnl-metalmeccanici-ma-93-de-che-la-finta-democrazia-dei-numeri-che-approva-un-contratto-che-arretra-ovunque-1618-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>È stato annunciato che l’ipotesi di rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal è stata approvata con il 93,13% dei voti favorevoli. Un dato presentato come plebiscitario. Ma la realtà dei numeri racconta altro.</p>
<p>Il CCNL Federmeccanica-Assistal copre oltre 1,5 milioni di lavoratrici e lavoratori. Secondo i dati diffusi da Fim, Fiom e Uilm, hanno votato in 464.287, di cui 427.898 favorevoli. Significa che ha partecipato al voto circa il 30% della platea contrattuale e che i sì rappresentano meno del 30% dell’intero universo coperto dal contratto.</p>
<p>Il 93% è la percentuale dei votanti, non dei metalmeccanici. La consultazione può essere formalmente valida, ma non può essere raccontata come mandato plebiscitario dell’insieme della categoria.</p>
<p>Nel merito, questo rinnovo segna un arretramento su tutti i punti fondamentali.</p>
<p>Non si recupera il 18% di potere d’acquisto perso negli ultimi anni. L’aumento previsto – 205 euro lordi in quattro anni – è diluito nel tempo e non rappresenta salario fresco. È un incremento che non colma l’erosione inflattiva reale e che lascia i lavoratori ben lontani da una paga base dignitosa.</p>
<p>Non si è parlato di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. In una fase di trasformazione tecnologica e aumento della produttività, la redistribuzione del tempo di lavoro avrebbe dovuto essere centrale. Non lo è stata.</p>
<p>Non è stato eliminato il meccanismo del superminimo riassorbibile. Questo significa che migliaia di lavoratori continueranno a vedere gli aumenti contrattuali assorbiti da voci già presenti in busta paga, senza alcun reale incremento netto. Si firma un aumento che, per molti, non si tradurrà in un euro in più.</p>
<p>Zero euro per la vacanza contrattuale. Conferma del meccanismo IPCA che non aggancia il salario all’inflazione reale. Maggiore flessibilità per le imprese in materia di orario, straordinari e gestione dei PAR. Nessun rafforzamento sostanziale del potere delle RSU e degli RLS in materia di sicurezza, nonostante il numero drammatico di infortuni e morti sul lavoro.</p>
<p>Questo contratto non redistribuisce ricchezza. Non tutela realmente il salario. Non riduce l’orario. Non supera i meccanismi che neutralizzano gli aumenti. Non rafforza il potere dei lavoratori nei luoghi di lavoro.</p>
<p>La questione non è solo economica. È democratica.</p>
<p>Una percentuale del 93% sui votanti non può essere utilizzata per legittimare un arretramento complessivo della condizione salariale e normativa della categoria. La rappresentanza reale si misura sull’intera platea contrattuale e sulla capacità di migliorare concretamente la vita dei lavoratori.</p>
<p>Per noi la direzione è opposta: recupero integrale del potere d’acquisto perso, aumento reale e non assorbibile, paga base dignitosa, meccanismo automatico legato all’inflazione reale, riduzione dell’orario a parità di salario.</p>
<p>Il resto è propaganda numerica.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 23 Feb 2026 16:06:32 +0100</pubDate>
                        <title>Iniziativa verso l&#039;8 Marzo: GUERRA ALLE DONNE: IL PREZZO DEL RIARMO È SULLE NOSTRE SPALLE - giovedì 5 Marzo ore 17 online</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/iniziativa-verso-l8-marzo-guerra-alle-donne-il-prezzo-del-riarmo-e-sulle-nostre-spalle-giovedi-5-marzo-ore-17-online-1632-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p><em>Iniziativa verso l'8 Marzo, sciopero generale 9 Marzo</em></p>
<p>GUERRA ALLE DONNE: IL PREZZO DEL RIARMO È SULLE NOSTRE SPALLE</p>
<p>iniziativa verso lo sciopero 8 marzo<br /> 5 mar 2026, 17:00(Europe/Amsterdam)<br /> <br /> Partecipa alla mia riunione da computer, tablet o smartphone.<br /> <a href="https://meet.goto.com/625062509" target="_blank" rel="noreferrer">https://meet.goto.com/625062509</a><br /> Puoi accedere anche tramite telefono.<br /> Codice accesso: 625-062-509<br /> Italy:&nbsp;<a href="callto:+39" title="57" class="230" onclick="window.top.Com_Zimbra_Phone.unsetOnbeforeunload()">+39 0 230 57 81 42</a><br /> - One-touch: tel:<a href="callto:+39230578142,,625062509" onclick="window.top.Com_Zimbra_Phone.unsetOnbeforeunload()">+39230578142,,625062509</a>#<br /> <br /> <br /> Scarica subito l’app e preparati all’inizio della tua prima riunione:<br /> <a href="https://meet.goto.com/install" target="_blank" rel="noreferrer">https://meet.goto.com/install</a></p>
<p><u><em>Giovedì 5 Marzo ore 17, evento online trasmesso sui nostri social di USB</em></u></p>
<p>La crisi economica da anni ha raggiunto livelli insostenibili, e a pagare il conto più salato sono, ancora una volta, le donne. Dal trauma del Covid 19 al passaggio verso un’economia di guerra avanzata, il percorso è segnato: un costante impoverimento che colpisce prioritariamente le lavoratrici.</p>
<p><em>Un’economia di guerra contro il lavoro femminile</em></p>
<p>Viviamo in un contesto dove la militarizzazione dei bilanci pubblici sottrae ossigeno ai servizi sociali e ai salari. Mentre si finanziano le guerre, i rinnovi contrattuali nel pubblico e nel privato sono briciole: gli aumenti salariali non coprono nemmeno la metà del tasso di inflazione.&nbsp;Le risposte del Governo? Propaganda e incentivi ininfluenti. Il tanto sbandierato sgravio fiscale per le madri con 3 o più figli è uno specchietto per le allodole che raggiunge appena 500-600 mila lavoratrici su una platea di 6 milioni di madri (Dati Istat 2026). La realtà è un’altra: siamo di fronte a una guerra contro poveri e lavoratori e soprattutto lavoratrici.</p>
<p><em>Il cappio dei dazi e l'inflazione</em></p>
<p>Le lavoratrici sono&nbsp;oggi&nbsp;esposte ai nuovi rischi del protezionismo. I dazi USA colpiscono settori a forte presenza femminile come il tessile e l'abbigliamento (dove le donne sono il 60% della forza lavoro). Secondo stime ILO e WTO, il 38% dei posti di lavoro persi a causa dei dazi riguarderà proprio le donne.<br /> Inoltre, il rincaro dei beni agricoli ed energetici alimenta un’inflazione che divora redditi già bassi. Con un gender pay gap che resta strutturale, l’erosione del potere d'acquisto costringe le donne a ridurre le ore lavorative per sopperire alla mancanza di uno Stato sociale ormai smantellato.</p>
<p><em>Maternità e molestie: il ricatto del silenzio</em><br /> I numeri dell'ispettorato (INL 2024) sono una dichiarazione di guerra sociale:<br /> • 70% delle dimissioni volontarie (oltre 60.000 l'anno) sono rassegnate da madri con figli sotto i 3 anni.<br /> • Il 41% delle giovani madri lavora part-time, ma per la metà di loro è un’imposizione dovuta all'assenza di servizi.<br /> A questo si aggiunge la piaga delle molestie: 2 milioni di donne hanno subito ricatti o molestie in carriera. Secondo recenti indagini IPSOS, chi subisce molestie spesso perde il lavoro: il 28% si dimette per disperazione e il 14% viene addirittura licenziata.<br /> Per queste ragioni, USB ribadisce la necessità che la lotta per i diritti e il salario sia anche lotta contro la guerra. Rivendicare un salario dignitoso significa esigere che i soldi dei lavoratori tornino ai lavoratori, e non vengano bruciati nell’economia di guerra. Significa lottare per un welfare pubblico e universale che liberi le donne dal ricatto del lavoro domestico e dalla precarietà forzata. Non accetteremo di essere la carne da cannone di questa crisi. Contro il riarmo e lo sfruttamento, la nostra risposta è la mobilitazione permanente: per il salario, per i diritti, per un'economia che serva la vita e non la distruzione. Questi i nostri contenuti dello sciopero del 9 marzo.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 04 Feb 2026 11:01:57 +0100</pubDate>
                        <title>Decreto sicurezza: Piantedosi scatenato alla Camera</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/decreto-sicurezza-piantedosi-scatenato-alla-camera-1109.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>È la sicurezza il terreno scelto dalla destra per provare a superare i crescenti problemi a cui il governo Meloni non riesce a dare soluzione. La logica è quella di sfruttare a proprio favore quel senso di insicurezza crescente che, sia l’instabilità internazionale che il peggioramento delle condizioni economiche, stanno diffondendo in strati sempre più ampi della popolazione.</p>
<p>Come sempre la destra soffia sul fuoco delle paure che vengono alimentate dal clima di incertezza e di aggravamento delle condizioni sociali e mette sul piatto un nuovo Decreto sicurezza che ha l’obiettivo di ridurre le agibilità delle proteste e di criminalizzare il dissenso.</p>
<p><u>In questo modo il governo Meloni cerca di scaricare sulle piazze, e su chi solidarizza con le mobilitazioni, la responsabilità di una situazione che le sue scelte di politica internazionale e di politica economica hanno contribuito a creare</u>. Un gioco visto già tante volte, almeno ogni volta che un governo sente crescere l’insoddisfazione e la rabbia attorno a sé e sa di non avere risposte credibili ai problemi sempre più diffusi.</p>
<p>Questo spiega la violenza del discorso del ministro Piantedosi che ha relazionato alla Camera in merito ai fatti della manifestazione del 31 gennaio a Torino. Per il ministro i manifestanti che hanno contestato lo sgombero del centro sociale Askatasuna costituiscono una sorta di ambiente che favorisce il terrorismo e pertanto vanno colpiti e fermati. Almeno in passato provavano a fare dei distinguo, ora, senza remore, considerano tutti quelli che manifestano come un nemico da combattere.</p>
<p>Piantedosi quindi come novello Trump in salsa italiota, che propone un altro pesantissimo provvedimento restrittivo e chiede l’impunità per le violenze, considerate di conseguenza sempre legittime, agite dalle forze dell’ordine. Non a caso, della manifestazione di Torino, si è raccontato e mostrato solo quello che tornava utile a giustificare la stretta, e si è omesso il resto delle immagini e delle cronache che avrebbero reso evidenti pestaggi molto pesanti proprio ad opera degli agenti in divisa.</p>
<p>Tanta violenza non si respirava da parecchio tempo in Italia e il fatto che questo governo debba ricorrere a questa forma di gestione della piazza è segno che altre risposte non ne ha. E che le grandi mobilitazioni dello scorso autunno hanno messo tanta paura.</p>
<p><u>Cadere nel tranello che ci stanno giocando sarebbe un errore tragico</u>. È sulla sicurezza vera che dobbiamo sfidarli, non sul tema dell’ordine pubblico, sul quale peraltro anche l’opposizione sta facendo discorsi assai poco credibili. La sicurezza che vogliamo sono i salari più alti, il rilancio dei servizi pubblici, il superamento della precarietà, il no alla deindustrializzazione del paese. Sicurezza è più democrazia sui posti di lavoro e mettere la salute dei lavoratori prima della fame di profitto. È cura per il territorio e manutenzione dell’ambiente. Vuol dire potersi curare. Sicurezza significa meno soldi per le armi e rottura delle relazioni con paesi che disprezzano il diritto internazionale e usano la guerra per imporre il loro dominio.</p>
<p>Se sapremo rimettere al centro, con ostinata determinazione, le grandi questioni sociali irrisolte e continuare a contrastare la corsa al riarmo, la loro stretta repressiva finirà per infrangersi contro il muro di una insoddisfazione crescente e di una opposizione vera, sempre meglio organizzata.</p>
<p>Se invece ci lasciassimo abbindolare dalle rincorse di certa opposizione a chi ha la proposta più efficace sul tema dell’ordine pubblico (che pena e che subalternità culturale!), senza renderci conto di quali sono i fattori reali che stanno alla base della insicurezza sociale, allora si, saremmo definitivamente perduti e battuti.</p>
<p>Piantedosi minaccia, aggredisce e si prepara a colpire. Vuole mettere paura e intimidire, ma è lui che sente il terreno cominciare a tremare sotto i suoi piedi. <u>Con pazienza, coraggio e lucidità, prepariamoci a rispondere con le lotte e l’organizzazione sindacale e popolare indipendente alle sue aspirazioni trumpiane.</u> Lo sa anche lui che fa la voce grossa, il fiato di questo governo potrebbe essersi fatto molto più corto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Unione Sindacale di Base</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 22 Dec 2025 10:31:49 +0100</pubDate>
                        <title>Sanzioni per lo sciopero generale del 3 ottobre: il governo Meloni prova a vendicarsi</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/sanzioni-per-lo-sciopero-generale-del-3-ottobre-il-governo-meloni-prova-a-vendicarsi-1033-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Qui il link alla Cassa di Resistenza:&nbsp;<a href="https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza</a>&nbsp;</p>
<p>La Commissione di Garanzia sulla legge 146 ha emesso la sua prima sentenza contro gli scioperi dello scorso autunno, facendo partire una prima pesante raffica di sanzioni contro l’agitazione che è stata proclamata senza rispettare i termini di preavviso a causa dell’attacco che stava subendo la Flotilla. La delibera della CGSSE si riferisce allo sciopero generale del 3 ottobre, scattato a seguito del sequestro illegittimo operato dall’esercito israeliano nei confronti di tutte le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, che stavano cercando di raggiungere le popolazioni di Gaza, per portare loro aiuti umanitari e aprire un valico permanente di soccorso.</p>
<p>Il governo Meloni non solo si è rifiutato di intervenire per far rispettare il diritto internazionale – le imbarcazioni sono state sequestrate infatti in acque internazionali e quindi fuori dalla giurisdizione israeliana – ma non ha ritenuto necessario di dover agire a sostegno dei cittadini italiani imbarcati, manifestando ancora una volta la totale complicità con il governo genocida di Tel Aviv. Come sappiamo i nostri concittadini, assieme al resto dell’equipaggio della Flotilla, sono stati arrestati e condotti nelle carceri israeliane, sottoposti a gravi vessazioni e violenze ed infine espulsi dopo alcuni giorni di sequestro illegittimo. Non una nota di protesta è mai partita dal nostro governo verso le autorità israeliane.</p>
<p>Lo sciopero generale del 3 ottobre ha rappresentato un moto di indignazione popolare capace di legare l’orrore per quanto avveniva (e purtroppo ancora continua) in Palestina con lo sdegno per il comportamento complice del nostro governo. Centinaia di migliaia di persone invadevano le piazze di tutto il paese e molte attività si fermarono. La circolazione è stata paralizzata ma in molte occasioni i manifestanti hanno ricevuto gli applausi dei cittadini intrappolati nel traffico e tuttavia solidali con la protesta.</p>
<p>Il governo ha vissuto in quei giorni i momenti più difficili dal suo insediamento. La Meloni balbettava frasi senza senso, Tajani appariva in grande imbarazzo, il resto del governo preferiva rimanere in silenzio. Ora che l’ondata emotiva si è ridotta, è cominciata la vendetta. In diverse città, da Bergamo a Catania, da Ravenna a Torino, sono state impartite decine e decine di sanzioni individuali contro i manifestanti con migliaia di euro di multe e, a seguire, sono cominciate ad arrivare le sanzioni contro le organizzazioni sindacali. Le somme più pesanti, 20mila euro, sono per l’USB assieme alla Cgil. E la Commissione ha già fatto sapere all’USB che ne sono in arrivo altre.</p>
<p>Bloccare il paese è una pratica che ha dimostrato di essere efficace. Il governo ha potuto sperimentare in quelle giornate tutta l’inutilità dei suoi dispositivi repressivi e dei decreti sicurezza di fronte all'espressione popolare. E si è messo paura. Non ci lasceremo intimidire dalla sua vendetta e ci prepariamo a tornare all’attacco. Ci sono mille buone ragioni per bloccare di nuovo tutto.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 18 Dec 2025 14:18:33 +0100</pubDate>
                        <title>Anziana senza riscaldamenti in una casa dell&#039;Ater finisce all&#039;ospedale: ha la polmonite. Di chi è la responsabilità? LINK ALLA RACCOLTA FONDI IN FAVORE DI MARINA NELL&#039;ARTICOLO</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/anziana-senza-riscaldamenti-in-una-casa-edllater-finisce-allospedale-ha-la-polmonite-1423-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Sono gravi le condizioni di Marina, una nostra iscritta di 80 anni che abita in una casa dell&#039;Ater al Tufello. Al&#039;inizio dell&#039;autunno infatti la caldaia della signora Marina non è partita. L&#039;Ater, interessato del problema, ha risposto che la sostituzione è a carico della signora, la quale percependo una bassa pensione non è riuscita a sostenere la spesa.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Può capitare in questa società di ritrovarsi soli al mondo a 80 anni, avere una pensione a malapena sufficiente per campare, e trovarsi a dover fronteggiare una spesa imprevista, troppo grande per le proprie finanze.</p>
<p>Al Tufello, una nostra iscritta di 80 anni, la signora Marina, ci ha contattato a inizio dicembre: i riscaldamenti non le funzionano perché le si è rotta la caldaia. Lei infatti abita in uno dei pochi alloggi di Ater in cui il riscaldamento è autonomo, e secondo il regolamento per l'uso degli alloggi e dei servizi di Ater, la sostituzione della caldaia (dai 1.000 ai 2.000 euro di spesa) è a carico del conduttore, cioè di Marina stessa. Asia è associazione degli inquilini maggiormente rappresentativa presso l’ente gestore di Edilizia Pubblica, oltre che parte del comitato inquilini legalmente costituito, eppure non ricordiamo di aver mai potuto proporre modifiche e/o integrazioni a questo documento. Tra l'altro non sappiamo quale ufficio dell'Ente abbia redatto il regolamento, né come e quando è stato approvato, semplicemente perché sul documento non c'è scritto: nessun riferimento a delibere o determine, nulla. Ciò ci sembra già a priori una violazione delle prerogative sindacali oltre che una mancanza di trasparenza.</p>
<p>Fatto sta che, essendo ormai in stagione invernale, avevamo scelto di intervenire lanciando una raccolta fondi. Un nostro rappresentante si è recato da Marina sabato mattina per girare questo video. Ma non abbiamo fatto in tempo a pubblicare il materiale che Marina è finita all’Ospedale, ricoverata per polmonite.</p>
<p>Non sappiamo se Marina riuscirà a rimettersi, ma il fatto che una persona col suo reddito e della sua età sia stata al freddo fino al ricovero e non abbia ottenuto nessun aiuto da un ente come Ater, è inaccettabile.</p>
<p>Asia-Usb denuncia questo modello di gestione degli alloggi pubblici, colpevole di non prendersi sufficientemente cura degli inquilini, spesso anziani e malati. Rimaniamo a fianco di Marina, con tutta la rabbia e l’amore del mondo.</p>
<p>Asia-Usb Roma</p>
<p>Qui il link per la raccolta fondi a favore di Marina:<u>&nbsp;<a href="https://gofund.me/278163e10" target="_blank" rel="noreferrer">https://gofund.me/278163e10</a>&nbsp;</u></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 28 Nov 2025 17:02:35 +0100</pubDate>
                        <title>Manifestazioni in tutta Italia per lo sciopero generale contro la finanziaria di guerra: sabato 29 tutte e tutti a Roma per un grande corteo nazionale </title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/manifestazioni-in-tutta-italia-per-lo-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-sabato-29-tutte-e-tutti-a-roma-per-una-grande-manifestazione-nazionale-1705-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Manifestazioni in più di 50 città, con centinaia di migliaia di persone che hanno protestato contro la finanziaria di guerra del governo Meloni: questo l’esito più evidente di uno sciopero generale, il terzo in soli due mesi, che ha collegato il sostegno al popolo palestinese con la rivendicazione di una diversa politica economica. Le manifestazioni più grandi si sono registrate a Milano, a Bologna e a Genova, dove in testa al corteo, assieme ai portuali, hanno sfilato Greta Thunberg e Francesca Albanese. A Roma, in piazza Montecitorio, si è organizzata la bocciatura di massa della finanziaria di guerra: l’USB ha proposto una contro finanziaria aderente al dettato costituzionale.</p>
<p>Lavoratori dei settori pubblici e privati hanno sfilato in tutta Italia chiedendo salari che partano almeno dai duemila euro, pensioni a partire dai 62 anni e il rilancio degli investimenti pubblici per fermare la deindustrializzazione del paese.</p>
<p>Da tutte le piazze è stato poi rilanciato l’appuntamento di domani sabato 29 alle ore 14.00 a Roma da porta San Paolo per la grande manifestazione nazionale promossa sugli stessi temi dello sciopero generale e che verrà aperta da un grande striscione: contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni – Palestina libera – rompere con Israele.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base </strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 27 Nov 2025 10:52:33 +0100</pubDate>
                        <title>Il saluto musicale di Roger Waters allo sciopero generale del 28 e le presenze in piazza alla manifestazione nazionale del 29 </title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/il-saluto-musicale-di-roger-waters-allo-sciopero-generale-del-28-novembre-1114-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziamo Roger Waters per il sostegno allo sciopero generale del 28 novembre: il musicista inglese ha inviato un video saluto musicale, visibile sui canali social del CALP e di USB nazionale.</p>
<p>28 e 29 novembre vogliamo fermare la finanziaria di guerra del Governo Meloni, che impoverisce la popolazione per puntare sul riarmo, bloccare i rapporti con lo stato israeliano che compie un genocidio in Palestina, rimettere al centro le vere prorità del paese: i salari, fermi da 30 anni, le pensioni, i servizi pubblici ed i diritti sociali.&nbsp;</p>
<p>La giornata di sciopero si articolerà su decine di piazze in tutta Italia, mentre il&nbsp;29 novembre una grande manifestazione nazionale partirà da Porta San Paolo: hanno annunciato la propria partecipazione, fra gli altri, Francesca Albanese, Greta Thumberg e Thiago Avila, già presenti alla manifestazione territoriale di Genova per quanto riguarda lo sciopero.&nbsp;</p>
<p>Fermiamo l'economia del riarmo e del genocidio, rompiamo tutti i rapporti e boicottiamo lo stato israeliano.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 11 Nov 2025 14:37:41 +0100</pubDate>
                        <title>C&#039;è Sciopero e Sciopero, perché c&#039;è piattaforma e piattaforma</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/ce-sciopero-e-sciopero-perche-ce-piattaforma-e-piattaforma-1442-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La mancata convergenza della CGIL sullo sciopero del 28 novembre promosso da USB e da altre organizzazioni sta suscitando un dibattito privo di fondamento. Al di là di qualche “pontiere” che tenta di accreditarsi come mediatore generoso, la realtà è che pochi stanno riflettendo davvero sul significato politico di questa scelta della CGIL, che per USB appare del tutto coerente con le differenze di linea e di impostazione ormai evidenti.</p>
<p>USB ha proclamato lo sciopero generale e la manifestazione nazionale del 28 e 29 novembre sulla base di un mandato vincolante espresso dall’assemblea nazionale dei propri quadri e delegati riunitasi a Roma il 1° novembre, che ha approvato una piattaforma di lotta chiara, dettagliata e radicale. Allo stesso modo, la CGIL ha definito la propria linea e convocato lo sciopero generale per il 12 dicembre a seguito della propria assemblea nazionale.</p>
<p>La differenza, dunque, non risiede nella data ma nella piattaforma: nei contenuti e negli obiettivi che ciascuna organizzazione intende portare al centro della mobilitazione. Se le piattaforme sono tanto diverse da non consentire una convergenza sulla stessa giornata, è naturale che ciò non avvenga. La straordinaria unità del 3 ottobre è stata possibile solo perché la drammaticità del genocidio in corso contro il popolo palestinese aveva imposto uno sciopero politico, fuori dagli schemi e dalle regole consuete, che l’intero Paese – oltre le sigle sindacali – ha voluto e realizzato con coraggio.</p>
<p>Convocare il terzo sciopero generale in poco più di due mesi non è una scelta leggera, né simbolica. È una decisione che risponde a un’urgenza reale e che deve poggiare su una piattaforma precisa, capace di individuare le cause della crisi e di proporre soluzioni concrete, condivise e realizzabili. USB ha scelto di farlo partendo da una rivendicazione semplice ma decisiva: 2.000 euro netti al mese come base salariale per tutti. Una proposta di buon senso, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di avanzare finora.</p>
<p>Per USB, ora, la priorità assoluta è costruire la più ampia riuscita possibile dello sciopero e della manifestazione nazionale del 28 e 29 novembre. Un appuntamento che rappresenta non solo una tappa di mobilitazione, ma un passaggio politico decisivo per dare voce a chi non arriva alla fine del mese, a chi lavora con salari da fame, a chi vede il proprio futuro schiacciato dalle guerre, dalle disuguaglianze e dalle scelte di un governo nemico dei lavoratori.</p>
<p>È su questo terreno che USB concentrerà tutte le proprie energie nelle prossime settimane, con un lavoro capillare nelle fabbriche, nei servizi, nei territori, per trasformare la rabbia sociale in forza collettiva e organizzata. Perché il 28 e 29 novembre non sia solo una data sul calendario, ma un punto di svolta nella lotta per un’altra idea di Paese, fondata sul salario, sui diritti e sulla dignità del lavoro.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:22:10 +0200</pubDate>
                        <title>Lo sciopero generale contro la finanziaria di guerra sarà il 28 novembre, sabato 29 manifestazione nazionale &lt;span&gt; I materiali &lt;span/&gt;</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/lo-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-sara-il-28-novembre-sabato-29-manifestazione-nazionale-i-materiali-1450-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’Esecutivo Nazionale Confederale dell’USB, riunito oggi a Roma, indica il 28 novembre come data per lo sciopero generale di tutte le categorie contro la finanziaria di guerra, con mobilitazioni in tutte le città e manifestazione nazionale a Roma il giorno 29 novembre.</p>
<p>La data sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate in programma a Roma per il prossimo 1° novembre al Teatro Italia.</p>
<p>Al centro dello sciopero c’è la questione del salario sul quale l’USB invita a rimettere in discussione la firma degli ultimi contratti nazionali che hanno tutti contraddetto l’esigenza unanimemente riconosciuta di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni. Tutti i contratti nazionali devono assicurare almeno 2mila euro come livello minimo di partenza e in paga base, somma che rappresenta la linea invalicabile per garantire una retribuzione dignitosa e consentire il recupero delle fortissime perdite accumulate dai salari negli ultimi trent’anni.</p>
<p>Non è accettabile che si continui ad allungare l’età pensionabile che va invece riportata a 62 anni: in Italia si lavora troppo e con salari da fame. È insopportabile che milioni di pensionati siano condannati ad una vecchiaia di povertà assoluta.</p>
<p>A pagare devono essere le banche, che hanno incassato extraprofitti e stanno affamando il paese, approvando interventi veri ben diversi dalle iniziative ipocrite inserite nella legge di Bilancio. Le tariffe dei beni e servizi essenziali vanno messe sotto regime controllato.</p>
<p>Invece di comprare e costruire nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica, investendo in personale e strutture sanitare.</p>
<p>Sulla Piattaforma contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni, l’USB lancia un piano di mobilitazione per tutto il mese di novembre e propone ai movimenti sociali e alle realtà indipendenti di costruire una grande mobilitazione nazionale per il sabato 29 novembre. È ora di riprendere la pratica del Blocchiamo tutto, utilizzata efficacemente in difesa del popolo palestinese, contro il genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla, per fermare la corsa al riarmo e costruire un nuovo futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esecutivo Nazionale Confederale USB</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 23 Oct 2025 11:22:10 +0200</pubDate>
                        <title>Lo sciopero generale contro la finanziaria di guerra sarà il 28 novembre</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/lo-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-sara-il-28-novembre-1132-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’Esecutivo Nazionale Confederale dell’USB, riunito oggi a Roma, indica il 28 novembre come data per lo sciopero generale di tutte le categorie contro la finanziaria di guerra, con mobilitazioni in tutte le città e manifestazione nazionale a Roma il giorno 29 novembre.</p>
<p>La data sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate in programma a Roma per il prossimo 1° novembre al Teatro Italia.</p>
<p>Al centro dello sciopero c’è la questione del salario sul quale l’USB invita a rimettere in discussione la firma degli ultimi contratti nazionali che hanno tutti contraddetto l’esigenza unanimemente riconosciuta di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni. Tutti i contratti nazionali devono assicurare almeno 2mila euro come livello minimo di partenza e in paga base, somma che rappresenta la linea invalicabile per garantire una retribuzione dignitosa e consentire il recupero delle fortissime perdite accumulate dai salari negli ultimi trent’anni.</p>
<p>Non è accettabile che si continui ad allungare l’età pensionabile che va invece riportata a 62 anni: in Italia si lavora troppo e con salari da fame. È insopportabile che milioni di pensionati siano condannati ad una vecchiaia di povertà assoluta.</p>
<p>A pagare devono essere le banche, che hanno incassato extraprofitti e stanno affamando il paese, approvando interventi veri ben diversi dalle iniziative ipocrite inserite nella legge di Bilancio. Le tariffe dei beni e servizi essenziali vanno messe sotto regime controllato.</p>
<p>Invece di comprare e costruire nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica, investendo in personale e strutture sanitare.</p>
<p>Sulla Piattaforma contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni, l’USB lancia un piano di mobilitazione per tutto il mese di novembre e propone ai movimenti sociali e alle realtà indipendenti di costruire una grande mobilitazione nazionale per il sabato 29 novembre. È ora di riprendere la pratica del Blocchiamo tutto, utilizzata efficacemente in difesa del popolo palestinese, contro il genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla, per fermare la corsa al riarmo e costruire un nuovo futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Esecutivo Nazionale Confederale USB</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 01 Oct 2025 20:01:25 +0200</pubDate>
                        <title>Aggredita la Global Sumud Flotilla: 3 ottobre sciopero generale, Israele attacca il diritto internazionale. Ora e il momento di bloccare tutto</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/aggredita-la-global-sumud-flotilla-3-ottobre-sciopero-generale-israele-attacca-il-diritto-internazionale-ora-e-il-momento-di-bloccare-tutto-2006-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Aggredita la Global Sumud Flotilla: 3 ottobre sciopero generale, Israele attacca il diritto internazionale. Ora e il momento di bloccare tutto</p>
<p>La Global Sumud Flotilla è stata abbordata e aggredita in mare aperto dallo Stato genocida di Israele, mentre era impegnata in una missione civile e pacifica per rompere l’assedio alla Striscia di Gaza e consegnare aiuti umanitari alla popolazione stremata.</p>
<p>Una flotta composta da lavoratori, volontari, rappresentanti di movimenti e società civile, in navigazione con un carico di beni di prima necessità, è stata colpita da un atto di guerra contro la pace, contro l’umanità, contro il diritto internazionale. Israele, con questo atto di pirateria, viola apertamente le Convenzioni internazionali e la Carta delle Nazioni Unite, e mette a rischio la vita di cittadini di diversi paesi, impegnati a garantire un canale umanitario permanente verso Gaza.</p>
<p>È un’aggressione che riguarda tutti e tutte noi.</p>
<p>Riguarda il principio stesso della libertà dei popoli, della solidarietà e della giustizia internazionale.</p>
<p>Riguarda il nostro ordine costituzionale, che all’articolo 11 ripudia la guerra e fonda la Repubblica sulla pace e sulla cooperazione tra i popoli.</p>
<p>Quando uno Stato, come Israele, colpisce una missione civile umanitaria riconosciuta e sostenuta da decine di organizzazioni in tutto il mondo, viola la sovranità morale e politica dell’Italia e dell’intera comunità internazionale.</p>
<p>Per questo la risposta non può che essere immediata.</p>
<p>Non è un fatto estero, è un atto che ci chiama direttamente in causa.</p>
<p>È necessario mobilitarsi da subito, in ogni città, in ogni luogo di lavoro, nelle strade e nei porti.</p>
<p>L’USB proclama la mobilitazione immediata e lo sciopero generale per il 3 ottobre.</p>
<p>Da questo momento chiamiamo ogni lavoratore e lavoratrice, ogni cittadino e cittadina, ogni organizzazione democratica e solidale a bloccare tutto: produzione, logistica, trasporti, scuola, servizi, in segno di protesta contro il crimine di guerra commesso da Israele e contro la complicità dei governi occidentali, Italia compresa, che continuano a fornire armi e sostegno politico al regime sionista.</p>
<p>Difendere la Global Sumud Flotilla significa difendere la libertà, la pace, la dignità del lavoro e dei popoli.</p>
<p>Significa dire basta al genocidio in Palestina e pretendere la fine immediata dell’assedio, dell’occupazione, delle forniture militari, del commercio con Israele.</p>
<p>L’Italia deve interrompere ogni collaborazione militare ed economica con lo Stato di Israele, chiudere i porti alle navi che commerciano con esso, sospendere gli accordi industriali e fermare l’economia di guerra.</p>
<p>È tempo di alzare la testa e scegliere da che parte stare:</p>
<p>con chi bombarda i civili o con chi lotta per liberarli?</p>
<p>Noi stiamo con la Flotilla, con Gaza, con il popolo palestinese, con chi costruisce la pace.</p>
<p>Blocchiamo tutto. Il 3 ottobre sarà sciopero generale.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 30 Sep 2025 12:17:52 +0200</pubDate>
                        <title>Usb: sciopero immediato in caso di attacco. Cassa di resistenza contro eventuali azioni di repressione del dissenso Governo Meloni</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/usb-sciopero-immediato-in-caso-di-attacco-cassa-di-resistenza-contro-eventuali-azioni-di-repressione-del-dissenso-governo-meloni-1220-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Se la Flotilla sarà attaccata dall'esercito israeliano, l'intenzione già pubblicamente annunciata dall'Unione Sindacale di Base è lanciare uno sciopero generale in deroga alle disposizioni sul preavviso minimo, sulla base dell'art. 2, comma 7, della Legge n. 146 del 1990 che stabilisce tale possibilità solo per scioperi &quot;per la difesa dell'ordine costituzionale o per protesta contro gravi eventi lesivi dell'incolumità e della sicurezza dei lavoratori&quot;.</p>
<p>Il ministro Salvini ha già annunciato lo scontro su questo punto a suon di sanzioni e precettazioni.</p>
<p>Dobbiamo bloccare nuovamente il paese se torceranno anche un solo capello agli attivisti della global sumud flotilla e per questo dobbiamo arrivare attrezzati e non lasciarci intimidire dal governo Meloni. Per questo abbiamo lanciato una campagna di sottoscrizione popolare a cui vi chiediamo di aderire:<strong>&nbsp;<a href="https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza</a></strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 26 Sep 2025 15:23:07 +0200</pubDate>
                        <title>Cassa di resistenza dei lavoratori in lotta contro il massacro a Gaza: USB e Calp lanciano la raccolta </title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/cassadiresistenza-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La Cassa di Resistenza e di lotta è l’arma collettiva delle lavoratrici e dei lavoratori che non accettano di essere complici del massacro del popolo palestinese.</p>
<p>La raccolta:&nbsp;<a href="https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.gofundme.com/f/cassa-di-resistenza-dei-lavoratori-contro-il-massacro-a-gaza</a>&nbsp;</p>
<p>È il fondo che sostiene chi paga sulla propria pelle la scelta di dire NO al genocidio:</p><ul> 	<li>i portuali che fermano le navi cariche di armi per Israele;</li> 	<li>gli operai e i lavoratori che scioperano contro la complicità del governo italiano;</li> 	<li>chi subisce precettazioni, multe e ritorsioni per aver difeso la giustizia.</li> </ul><p>Ogni euro raccolto serve a supportarli negli scioperi, nei blocchi dei porti, nei boicottaggi delle merci israeliane; per le spese di trasporto in occasione degli scioperi e delle manifestazioni nazionali; per le eventuali sanzioni della &quot;Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali&quot;.</p>
<p><strong>PERCHE' È NATA</strong></p>
<p>Mentre a Gaza si consuma un genocidio sotto gli occhi del mondo, lo Stato italiano arma la mano degli assassini.</p>
<p>Chi carica armi per Israele viene protetto.</p>
<p>Chi rifiuta e intralcia il traffico di armi verso Israele, viene multato e licenziato.</p>
<p>Chi organizza blocchi e boicottaggi viene perseguito.</p>
<p>La repressione è dura, ma la nostra risposta deve esserlo di più.</p>
<p>La solidarietà di classe è l’unica forza capace di spezzare l’isolamento e sostenere chi lotta.</p>
<p><strong>COME È FINANZIATA</strong></p>
<p>La Cassa vive grazie alla forza collettiva:</p><ul> 	<li>contributi delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i settori, iscritti e non iscritti a USB;</li> 	<li>donazioni di cittadini, movimenti, associazioni;</li> 	<li>il contributo di chi non può scioperare — pensionati, lavoratori autonomi, liberi professionisti, disoccupati — che possono aderire agli SCIOPERI GENERALI versando un importo pari alla retribuzione operaia media.</li> </ul><p><strong>COME FUNZIONA</strong></p>
<p>La gestione dei fondi è nelle mani di un gruppo operativo nazionale, composto da 3 lavoratori del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova e dell'Esecutivo nazionale confederale USB.</p>
<p>Per ottenere il sostegno:</p><ul> 	<li>Costituire un Comitato di Resistenza nel luogo di lavoro o territorio.</li> 	<li>Documentare azioni di lotta (blocchi, scioperi, boicottaggi).</li> 	<li>Dimostrare le sanzioni economiche subite.</li> 	<li>Presentare richiesta motivata al gruppo di lavoro nazionale.</li> </ul><p><strong>LA RESISTENZA NON SI REPRIME</strong></p>
<p>I soldi raccolti andranno solo a chi subisce ritorsioni per aver scelto di stare dalla parte giusta della storia: contro il genocidio e al fianco del popolo palestinese.</p>
<p>La Cassa è trasparente e militante: ogni contributo sarà rendicontato e ogni sostegno comunicato pubblicamente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un euro di ciascuno diventa forza di tutti. La solidarietà non si chiede: si pratica.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>CASSA DI RESISTENZA – LAVORATORI CONTRO IL GENOCIDIO A GAZA</p>
<p>USB – Unione Sindacale di Base</p>
<p>06 59 640 004</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                    <item>
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                        <pubDate>Thu, 15 May 2025 17:35:56 +0200</pubDate>
                        <title>20 - 21 giugno: il governo Meloni e l&#039;Unione Europea non meritano tregua, i materiali scaricabili </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/20-22-giugno-il-governo-meloni-e-lunione-europea-non-meritano-tregua-i-materiali-scaricabili-2202-2.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L'Unione Sindacale di Base chiama tutti i lavoratori e le lavoratrici ad un grande e combattivo Sciopero Generale e a Manifestare per abbassare le armi, alzare i salari.</p>
<p>- venerdì 20 giugno SCIOPERO GENERALE&nbsp;<br /> - sabato 21 giugno in CORTEO nazionale a Roma assieme a tutte le forze, sindacali, sociali e politiche che condividano questo appello.</p>
<p>Stiamo vivendo un periodo della storia che non avremmo mai voluto affrontare.<br /> La guerra entra ogni giorno nelle nostre case e ci porta le immagini di vere e proprie stragi quotidiane in Palestina ad opera del governo terrorista di Israele; non si affrontano i nodi reali per il raggiungimento di una pace vera nel conflitto Russia-Ucraina/NATO e l’Unione Europea continua ad operare per il proseguimento del conflitto; il governo Meloni – Tajani - Salvini, allineato con l’Unione Europea e compiacente con le richieste di Trump, stanzia miliardi su miliardi per partecipare al riarmo europeo e al progetto della difesa comune<br /> I fondi per queste avventure guerrafondaie vengono rastrellati riducendo ulteriormente la spesa pubblica per lo stato sociale, a partire dalla sanità, per i salari, l’occupazione, le pensioni che oggi già sono a livelli inaccettabili.</p>
<p>Il governo si è rifiutato di stanziare fondi sufficienti a rinnovare i contratti pubblici, non garantendo neanche il recupero dell'inflazione; sta assistendo senza alcun intervento né programmazione alla deindustrializzazione definitiva del nostro Paese che sta producendo licenziamenti e picchi elevatissimi di ricorso alla cassa integrazione senza prospettive; subisce senza reagire l'offensiva trumpiana sui dazi che ricadranno pesantemente sui lavoratori e le famiglie, andando ad aumentare ulteriormente il peso del carovita sui salari e gli stipendi.<br /> Non ha fatto alcuna pressione sui padroni per garantire adeguamenti salariali che recuperino le forti perdite del potere d’acquisto, rifiuta il salario minimo e scarica sulle casse pubbliche l’elemosina delle defiscalizzazioni e decontribuzioni. &nbsp;Adesso, con la frettolosa approvazione della legge promossa dalla CISL, accolla ai lavoratori il rischio d’impresa con conseguenze gravissime sui salari e sui rapporti industriali; non interviene per affrontare la drammatica emergenza abitativa, che colpisce ormai anche ampi settori di ceto medio, lasciando che prezzi e canoni degli immobili continuino a crescere senza alcun rapporto con le retribuzioni; continua a colpire la parte più povera della società, a cominciare dai cittadini stranieri, utilizzando il ricatto della precarietà lavorativa e dell’accesso al permesso di soggiorno; prova a mettere il bavaglio al dissenso, introducendo nuovi reati e aumentando le pene per chi agisce il conflitto sociale.</p>
<p><strong>Vogliamo la pace e non la guerra.<br /> Non vogliamo pagare per scelte guerrafondaie che ricadranno inevitabilmente sulla nostra vita.<br /> Non accettiamo più che si muoia di lavoro senza che nessuno paghi e che non si assumano provvedimenti efficaci.<br /> Non possiamo più stare senza contratti e senza aumenti adeguati.<br /> Non vogliamo chiudere gli occhi le orecchie e la bocca di fronte al genocidio in corso in Palestina.</strong></p>
<p>In allegato i materiali scaricabili.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 08 May 2025 17:21:46 +0200</pubDate>
                        <title>Il governo annuncia nuove misure in materia di sicurezza, destinate a non produrre effetti esattamente come le precedenti</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/il-governo-annuncia-nuove-misure-in-materia-di-sicurezza-destinate-a-non-produrre-effetti-esattamente-come-le-precedenti-1724-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Comincia a farsi strada l’idea che le proposte dell’USB debbano essere prese in considerazione.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Senza dare potere ai lavoratori e ai loro rappresentanti non ci sarà mai nessun avanzamento vero in materia di sicurezza sul lavoro. Per questo è fondamentale aumentare l’agibilità degli RLS, sottrarli alla ricattabilità e alle rappresaglie dei padroni, dargli la possibilità di agire le procedure d’urgenza e favorire una loro maggiore formazione.</p>
<p>A questo vanno aggiunti l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro, una profonda riforma del sistema degli appalti, la lotta alla precarietà e il superamento della legge Bossi Fini, che vincola il permesso di soggiorno al contratto di lavoro.</p>
<p>Questi, sinteticamente, i temi rappresentati dall'Usb all'incontro tenutosi oggi a palazzo Chigi alla presenza della Presidente del Consiglio Meloni.</p>
<p>Mentre aumentano anche nel 2024 le morti sul lavoro e le denunce per malattie professionali, da parte del governo sono state annunciati nuovi incentivi per le imprese che investono in sicurezza. In pratica, con i fondi dell’INAIL che appartengono ai lavoratori, si sosterranno quelle imprese che vorranno applicare le normative previste in materia di sicurezza del lavoro!</p>
<p>Nell’incontro al quale erano presenti diversi ministri si è respirato, tuttavia, un clima di apparente disponibilità del governo a considerare le proposte avanzate dalle organizzazioni sindacali, comprese quelle dell’USB. Per la prima volta si è registrata un’attenzione al tema del rafforzamento del ruolo degli RLS; per la prima volta il governo ha risposto di essere disponibile a ridiscutere del sistema degli appalti; e per la prima volta in materia di omicidio sul lavoro c’è stato un atteggiamento di attenzione. L’USB ha sottolineato come sia paradossale che lo stesso governo abbia introdotto di recente ben 14 nuovi reati con il famigerato decreto sicurezza, ma quando si tratta di introdurre l’omicidio sul lavoro diventa improvvisamente garantista e contrario alla penalizzazione dei fenomeni sociali.</p>
<p>È come se i ministri fossero consapevoli che anche queste ulteriori misure – è almeno la terza volta che il governo Meloni interviene sul tema – siano destinate a non sortire alcun effetto sensibile. Ed è come se, a furia di insistere, si andasse consolidando l’idea che gli argomenti dell’USB (omicidio sul lavoro, più potere agli RLS, profonda revisione del sistema degli appalti) prima o poi dovranno essere affrontati. La lotta è ancora molto lunga ma noi non abbiamo deciso di mollare!</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 19 Mar 2025 17:59:24 +0100</pubDate>
                        <title>Per il Salario, contro il riarmo: 5 aprile in Piazza Ss. Apostoli, Roma, ore 14:00 </title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/per-il-salario-contro-il-riarmo-5-aprile-in-piazza-ss-apostoli-roma-ore-2400-2802-2.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre l’OCSE ha appena certificato la riduzione dei salari in Italia dal 2021 di ben il 7,2%, i rinnovi contrattuali prevedono salari abbondantemente sotto il livello dell’inflazione. Per il governo Meloni, per le centrali sindacali Cgil, Cisl e Uil e per le associazioni padronali i salari dei lavoratori devono pertanto continuare a scendere. Con i salari in questi anni sono diminuiti anche i diritti, mentre sono cresciute la ricattabilità e la precarietà del lavoro e si sono abbassate le soglie della sicurezza.</p>
<p>E mentre le retribuzioni sono in calo, i prezzi delle tariffe dei beni essenziali e degli affitti continuano a salire. Sono milioni quelli che non riescono più a curarsi e il disagio abitativo è in forte aumento. Crescono le disuguaglianze sociali ma anche territoriali.</p>
<p>In un Paese senza futuro, alle prese con una profonda crisi industriale, si scopre che ci sono centinaia di miliardi a disposizione del riarmo, per l’acquisto e la produzione di nuovi armamenti.</p>
<p>L’USB dice no a queste scelte intollerabili e chiama alla mobilitazione. Il 5 aprile alle ore 14 piazza Ss. Apostoli - Roma</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 07 Mar 2025 11:34:00 +0100</pubDate>
                        <title>Il 15 marzo mai in piazza con l’Europa dei bellicisti: non un soldo, non un uomo per la guerra e il riarmo europeo</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/il-15-marzo-mai-in-piazza-con-leuropa-dei-bellicisti-non-un-soldo-non-un-uomo-per-la-guerra-e-il-riarmo-europeo-1159-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Le nubi gonfie di pericoli di guerra che si addensano velocemente sopra le nostre vite ci impongono di prendere posizione contro l’UE con l’elmetto.</p>
<p>Il piano ReArm Europe presentato dalla Von der Leyen, con i suoi 800 miliardi, mette concretamente la guerra tra le soluzioni che l’UE e i governi europei si danno per rispondere alla crisi economica e industriale e alla competizione internazionale. Il pensiero è semplice e spaventoso: l’UE, per affermare il suo ruolo, deve investire sulla guerra, mettere in soffitta i diritti costituzionali, gettare alle ortiche le soluzioni diplomatiche. La pace tra i popoli, al pari degli interessi popolari, è un prodotto in perdita.</p>
<p>L’ USB ha sempre denunciato come l’UE spingesse pericolosamente verso un’escalation bellica, per garantirsi una maggiore penetrazione sui mercati e un maggior peso politico. Era inevitabile che l’allargamento della NATO ad est sfociasse in una guerra fratricida, sanguinosa e crudelmente inutile. &nbsp;In politica internazionale, l’Unione Europea si è contraddistinta scegliendo sempre la parte sbagliata, quella della guerra, delle sanzioni economiche contro i popoli e dell’ingerenza armata anche attraverso forniture di armi, tanto in Ucraina come in Israele. &nbsp;In continuità con la resistenza e con i valori del movimento operaio siamo impegnati per il no alla guerra, per la pace tra Ucraina e Russia, contro il genocidio del popolo palestinese e per il suo diritto alla resistenza.</p>
<p>Siamo un sindacato di lotta e il nostro no alla guerra lo abbiamo praticato bloccando l'accesso delle armi nei porti e negli aeroporti, lo abbiamo portato nelle aziende e insieme a studenti e sinceri pacifisti continuiamo a batterci nelle piazze. &nbsp;</p>
<p>Non ci stupisce che alcuni tra i protagonisti politici e sindacali che hanno collaborato al tracollo economico, all’abbassamento dei salari, alla svendita del patrimonio industriale e alla privatizzazione dei servizi pubblici, chiamino la manifestazione del 15 marzo a difesa delle ambizioni egemoniche dell’Unione Europea.</p>
<p>La manifestazione del 15 marzo pretende di portare tra i lavoratori il veleno della guerra, giustificarne i costi, la perdita di vite umane, le distruzioni, mettendo sul piatto la riconversione militare delle aziende e il rilancio dell'economia attraverso il rafforzamento “politico” dell'UE. &nbsp;</p>
<p>Non convincono neanche gli equilibrismi sul piano di riarmo europeo che attraversano tanto il centro destra quanto il centro sinistra, chi preferisce chiamarlo piano di difesa, chi si barcamena chiedendo di verificare la capienza e gli equilibri con le altre spese, tutti sono platealmente concordi sulla necessità di un forte esercito europeo che dia sostanza alle ambizioni egemoniche dell’UE.</p>
<p>Il patriottismo “europeo” si traduce nel piano di riarmo di 800 miliardi in 4 anni, che comporta un aumento annuo delle spese militari dell'1.5% per ogni paese dell’UE. Questo per l'Italia significa portare le spese militari dai 33 miliardi del 2024 a 70 miliardi l'anno entro 4 anni. Un enorme volume di denaro libero dai vincoli di bilancio, che invece rimangono per la sanità, l'istruzione, la previdenza, per il sociale e per l’intervento pubblico a difesa del tessuto produttivo. Una parte consistente di questi 800 miliardi di euro verranno sottratti al fondo di coesione, quindi a finalità sociali e gli stati europei per riarmarsi potranno utilizzare dei prestiti con la Banca Europea.</p>
<p>Con un paese allo sfascio, con i salari e il potere di acquisto al 18° posto secondo Eurostat, riteniamo che la battaglia per la pace oggi più che mai cammina parallela alla lotta per l’aumento dei salari. La lotta per la pace si contrappone al modello bellicista e reclama l’indirizzo di risorse verso i servizi pubblici, verso una politica industriale pubblica che risponda alle necessità di infrastrutture, alla produzione di beni, strumenti e sistemi di interesse generale. &nbsp;</p>
<p>USB il 5 aprile sarà in piazza a Roma, per il salario e contro il riarmo, e parteciperemo alle manifestazioni di protesta contro l’Europa della guerra il prossimo 15 marzo.</p>
<p>USB Confederazione Nazionale</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 04 Mar 2025 14:53:30 +0100</pubDate>
                        <title>USB Pubblico Impiego: Ministro Zangrillo, basta con il mantra del merito! Servono investimenti per rilanciare la funzione pubblica</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/usb-pubblico-impiego-ministro-zangrillo-basta-con-il-mantra-del-merito-servono-investimenti-per-rilanciare-la-funzione-pubblica-1455-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il fallimento del negoziato nel comparto sanità e negli enti locali, dopo la conclusione del peggior contratto possibile nelle funzioni centrali e in mancanza di stanziamenti veri, al Ministro Zangrillo non resta che la propaganda condita di quel merito i cui effetti distorsivi le lavoratrici e i lavoratori hanno già iniziato a sperimentare in questi anni.</p>
<p>Le cose non stanno come dice il Ministro.</p>
<p>Iniziamo dai numeri:</p><ul> 	<li>&nbsp;nel 2022-2024 gli aumenti sono stati del 5,78% e non del 6,5% con una perdita del potere d’acquisto di oltre il 10%;</li> 	<li>per il 2025-2027 sono stanziate risorse per il 5,5% e non il 7,5%.&nbsp; Vedremo quanto sarà l’inflazione, ma a giudicare dalle prime bollette difficilmente non si avrà un’ulteriore diminuzione del salario reale.</li> </ul><p>Le risorse nel Paese ci sono: lo dimostra la volontà di aumentare ancora le spese militari. Invece di spendere più soldi in armi, noi diciamo di investire nei servizi pubblici e nei salari di chi li eroga.</p>
<p>Vale poi la pena ricordare al Ministro che più di un terzo degli aumenti erogati ai dipendenti pubblici torna allo Stato in termini di fiscalità generale.</p>
<p>Il merito e la valutazione vengono costantemente evocati da 2008 per nascondere l’assenza di investimenti nella PA, base essenziale per il rilancio della funzione pubblica, insieme ad assunzioni che vadano oltre il turn over e ad un sistema di carriere trasparente e ancorato a criteri oggettivi, di certo non all’arbitrio del dirigente di turno.</p>
<p>Questi temi, che da sempre caratterizzano la nostra azione sindacale, saranno al centro di un convegno che Usb sta organizzando nelle prossime settimane: un momento di confronto vero per rilanciare il ruolo e la funzione sociale della Pa.</p>
<p>USB Pubblico Impiego</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 16 Jan 2025 15:51:51 +0100</pubDate>
                        <title>Il Tar dà ragione a USB: Salvini non poteva precettare lo sciopero del 13 dicembre</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/il-tar-da-ragione-a-usb-salvini-non-poteva-precettare-lo-sciopero-del-13-dicembre-1557-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo che a dicembre si era già espresso sospendendo l’ordinanza con la quale Salvini intendeva depotenziare lo sciopero del 13 dicembre, ora il Tar del Lazio ha pronunciato una sentenza di annullamento della stessa ordinanza, dichiarandone la illegittimità. Con la stessa ordinanza il Tar ha condannato il ministro a pagare le spese legali.</p>
<p>A rendere illegittimo l’intervento di Salvini è stata, in sostanza, l’assenza di fattori straordinari che potessero giustificare l’azione del Ministro, soprattutto in considerazione del giudizio di regolarità dello sciopero espresso dalla Commissione di garanzia. Il potere di precettazione del Ministro può essere esercitato su segnalazione della Commissione “ovvero quando ricorrano condizioni di urgenza e necessità”, recita la sentenza, ma sono proprio queste condizioni a non essersi presentate lo scorso 13 dicembre.</p>
<p>Va ricordato che già nel dicembre del 2023 Salvini aveva precettato uno sciopero nel settore del solo trasporto locale e che in quell’occasione il Tar non aveva riconosciuto la sospensiva. Quando poi il 28 marzo del 2024 aveva riconosciuto l’illegittimità dell’intervento del Ministro, la sentenza era risultata priva di effetti concreti, poiché lo sciopero era stato comunque depotenziato.</p>
<p>È evidente che Salvini sia alla disperata ricerca di visibilità, anche se ultimamente con sempre meno successo. Invece di affrontare i mali strutturali del sistema dei trasporti, sempre più evidenti peraltro, si è lanciato in una crociata contro il diritto di sciopero per ingraziarsi i desiderata delle associazioni padronali. Poiché il lupo perde il pelo ma non il vizio, sicuramente tornerà alla carica, anche perché con i pessimi contratti che si apprestano a firmare tanto nel Tpl come nelle Ferrovie, le ragioni delle proteste aumenteranno.</p>
<p>Sulla sua strada troverà però con ancora più determinazione la nostra organizzazione, che ha già dimostrato di poterlo contrastare efficacemente, senza lasciarsi intimidire dall’azione di un ministro che è andato molto oltre il potere di cui dispone.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 12 Dec 2024 14:47:30 +0100</pubDate>
                        <title>Usb: il TAR del Lazio sospende l’ordinanza di Salvini domani sciopero generale di 24 ore </title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/usb-il-tar-del-lazio-sospende-lordinanza-di-salvini-domani-sciopero-generale-di-24-ore-1456-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il TAR del Lazio accoglie la richiesta di USB di sospendere l’ordinanza di precettazione di Salvini! Domani lo sciopero è generale, regolare e legittimo e durerà 24 ore anche nei trasporti. Per una volta vincono i lavoratori e vince la democrazia.</p>
<p>È quindi smentita l’arroganza del ministro Salvini.</p>
<p>Domani sarà una bella giornata per la democrazia.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 11 Dec 2024 12:12:03 +0100</pubDate>
                        <title>13 dicembre: tutte le buone ragioni per scioperare contro il Governo della guerra e del carovita</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/13-dicembre-tutte-le-buone-ragioni-per-scioperare-contro-il-governo-della-guerra-e-del-carovita-1313-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Sono tante le ragioni che hanno portato l’USB a indire lo sciopero generale e generalizzato del prossimo 13 dicembre: uno sciopero di tutte le categorie pubbliche e private, con manifestazioni a Roma e Milano.</p>
<p>Perché è importante aderire? Nei rinnovi contrattuali sono previsti salari che vanno ben al di sotto della soglia dell’inflazione, determinando una perdita di potere d’acquisto inimmaginabile fino a qualche anno fa, mentre i 3 euro previsti per l’aumento delle pensioni minime sono uno schiaffo in faccia a pensionate e pensionati. Gli affitti sono sempre più alti, mentre i salari sempre più bassi e di case popolari non se ne costruiscono più.</p>
<p>Precariato, appalti, turni massacranti: in Italia si vive per lavorare! I sindacati confederali, invece, continuano a firmare accordi al ribasso, a discapito di lavoratrici e lavoratori.</p>
<p>Il Governo Meloni ci porta alla guerra: continua a spendere sugli armamenti, mentre taglia i servizi. Non vogliamo essere complici della logica della guerra.</p>
<p>Basta privatizzazione dei servizi pubblici, basta autonomia differenziata, basta attacchi al diritto di sciopero e, soprattutto, basta stragi di lavoratrici e lavoratori.</p>
<p>Per tutti questi motivi è necessario scioperare il 13 dicembre.</p>
<p>Appuntamenti:</p>
<p>Roma ore 9:30 - Piazzale Tiburtino</p>
<p>Milano ore 10:00 - Porta Venezia</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 02 Dec 2024 15:26:19 +0100</pubDate>
                        <title>13 dicembre sciopero generale e generalizzato: i materiali scaricabili</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/13-dicembre-sciopero-generale-e-generalizzato-i-materiali-scaricabili-1540.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Scarica i materiali verso lo sciopero generale e generalizzato del 13 dicembre: manifestazioni a Roma e Milano. <strong>In aggiornamento.</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 06 Nov 2024 17:20:39 +0100</pubDate>
                        <title>Vergogna: siglato un contratto delle Funzioni Centrali a perdere</title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/vergogna-siglato-un-contratto-delle-funzioni-centrali-a-perdere-1722-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Oggi si è consumata una delle peggiori pagine della storia della contrattazione. Non era mai accaduto: un contratto, quello delle Funzioni Centrali, siglato da una maggioranza sindacale appena appena sufficiente, solo il 53%, che certifica la perdita secca del 10% del potere d’acquisto dei salari.&nbsp;</p>
<p>Nessun aumento, neanche l’adeguamento al costo della vita: un contratto a perdere.</p>
<p>Nulla può giustificare un arretramento così consistente sul piano salariale, neanche i pochi miglioramenti, tutti a costo zero, introdotti più per rendere la firma “giustificabile” che per andare incontro alle reali esigenze di lavoratori e lavoratrici.&nbsp; L’introduzione della settimana su 4 giorni, il buono pasto per chi lavora in smart o le due ore in più di permesso per visite, terapie agli over 60, sul piatto della bilancia pesano poco o niente a fronte di “aumenti” salariali totalmente insufficienti, della mancata rivalutazione dei buoni pasto, del mancato rifinanziamento della norma di prima applicazione, della mancata dovuta attenzione ai neoassunti.</p>
<p>In sostanza, della mancanza di risposte.</p>
<p>Chi ha firmato questo contratto si assume la responsabilità storica&nbsp; di aver accettato una contrattazione svilita in partenza dalla mancanza di risorse e nello stesso tempo di aver scelto chiaramente da che parte stare: dalla parte&nbsp; di un Governo che taglia risorse allo stato sociale ma aumenta quelle per gli armamenti, che aumenta le pensioni minime di “ben” tre euro ma non tocca i profitti prodotti dalla speculazione,&nbsp; che reintroduce il blocco del turn-over nella Pubblica Amministrazione ed&nbsp; ipoteca il rinnovo dei prossimi contratti prefissando un tetto massimo di inflazione entro il quale contenere gli aumenti. Ipotecando in questo modo il futuro dei dipendenti pubblici.</p>
<p>Una scelta sicuramente non dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno bisogno di ben altro rispetto ai pochi, pochissimi miglioramenti normativi previsti dal contratto, ottenuti in cambio dell’appoggio dato al Governo dai firmatari che sicuramente saranno ricompensati per tanta fedeltà.</p>
<p>Nessuno si illuda: la vicenda contrattuale non si fermerà qui. Con questa firma si apre una nuova fase &nbsp; e noi siamo pronti a lottare, a continuare a fare la nostra parte, ma dalla parte giusta, quella dei lavoratori e delle lavoratrici. Di sicuro non ci rallegra il fatto che qualcuno toccherà con mano quanto sia antidemocratica una norma contrattuale che prevede l’esclusione dai tavoli di chi non firma contratti vergognosi come questo.</p>
<p>Ribaltiamo la maggioranza nelle assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici!</p>
<p>Vi terremo aggiornati, in tempo reale, su eventuali aggiornamenti.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 14 Oct 2024 14:52:08 +0200</pubDate>
                        <title>19 ottobre, mobilitazione in tutte le città contro il DDL 1660: la lista delle piazze </title>
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		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/19-ottobre-mobilitazione-in-tutte-le-citta-contro-il-ddl-1660-la-lista-delle-piazze-in-aggiornamento-1455-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Hanno deciso di mettere tutte le risorse per l’industria bellica e la difesa, mentre il paese subisce una pesante deindustrializzazione e la povertà si allarga. Hanno la sfacciataggine di raccontare che la prossima manovra Finanziaria non prevede sacrifici, ma fingono di non sapere che mentre i prezzi sono aumentati i salari sono rimasti fermi. I servizi pubblici sono allo stremo e il lavoro è sempre più precario. Gli affitti delle case sono alle stelle e gli appartamenti vuoti si trasformano in B&amp;B, mentre cresce l’uso degli sfratti. Sul lavoro si muore e il governo si preoccupa di mettere in protezione i padroni.</p>
<p>E poi arriva il ddl 1660, per impedire le proteste e intimidire il conflitto. Mentre si oppongono all’introduzione del reato di omicidio sul lavoro istituiscono una lunga serie di nuovi reati, alzano le pene e assicurano alle forze di polizia nuove tutele. La nostra libertà viene confiscata, il diritto al dissenso viene recintato e reso il più innocuo possibile. Con questo ddl anche un semplice sit-in in mezzo alla strada diventa reato e le lotte dei lavoratori per bloccare la produzione e la circolazione delle merci possono tramutarsi in anni di carcere. Per i lavoratori immigrati, anche in possesso della cittadinanza, si introduce la possibilità del ritiro della stessa e si istituisce un’altra odiosa serie di discriminazioni. Per i movimenti che si battono per il diritto alla casa si mettono in campo misure che mirano a neutralizzare la loro azione e criminalizzare gli attivisti.</p>
<p>Nella lotta contro questo disegno di legge, sottoscritto da una lunga serie di ministri del governo Meloni, si uniscono le tante facce della situazione che stiamo vivendo, dalla guerra alle scelte economiche fino alla repressione del dissenso.</p>
<p>Costruiamo la mobilitazione nazionale con manifestazioni in tutte le città il prossimo 19 ottobre.</p>
<p><strong>L’elenco delle piazze</strong></p>
<p><strong>Torino:</strong> Piazza Castello, ore 15:30</p>
<p><strong>Milano</strong>: Porta Venezia, ore 15:30</p>
<p><strong>Cremona:</strong> 18/10 assemblea pubblica, ore 17:30 - 19/10 presidio Prefettura Corso Vittorio Emanuele II dalle 10:00 alle 12:00 - aperitivo a sostegno lavoratori Pro Sus di fronte ai cancelli della fabbrica, ore 18:00</p>
<p><strong>Vicenza:</strong>&nbsp;FIS di Montecchio Maggiore, dalle 13:00 alle 14:30&nbsp;</p>
<p><strong>Genova:</strong> Piazza San Lorenzo, ore 15:30</p>
<p><strong>Trieste:</strong> Piazza Unità D’Italia, ore 10:30</p>
<p><strong>Bologna:</strong> Piazza del Nettuno, ore 16:00</p>
<p><strong>Massa: </strong>Piazzetta di Via Bastione, ore 17:30&nbsp;</p>
<p><strong>Firenze:</strong> Via Cavour 1, ore 10:30</p>
<p><strong>Pisa</strong>: 17/10 dibattito presso Logge di Banchi ore 17:30 - 19/10 Piazza Mazzini, ore 11:00</p>
<p><strong>Livorno</strong>: Piazza Cavour, ore 9:00</p>
<p><strong>Ascoli Piceno:</strong> Prefettura, ore 10:30</p>
<p><strong>Ancona:</strong> Pizza Cavour, ore 10:00</p>
<p><strong>Fermo</strong>: Piazza del Popolo, ore 11:00</p>
<p><strong>Pescara: </strong>Piazza Muzii, ore 17:30</p>
<p><strong>Roma:</strong> Piazza Esquilino, ore 14:00</p>
<p><strong>Napoli:</strong> Piazza Garibaldi, ore 15:00</p>
<p><strong>Salerno:</strong> Piazza Vittorio Veneto, ore 17:00</p>
<p><strong>Potenza:</strong> Piazza Mario Pagano, ore 18:00</p>
<p><strong>Bari:</strong> Piazza Libertà, ore 10:00</p>
<p><strong>Cosenza:</strong> Piazza XI settembre, ore 18:00</p>
<p><strong>Catanzaro:</strong> Casa del Popolo Thomas Sankara, ore 17:00</p>
<p><strong>Palermo:</strong> Stazione Centrale, ore 17:00</p>
<p><strong>Cagliari: </strong> Via Sant’ Alenixedda (Teatro Lirico) corteo ore 16.00 con arrivo a Piazza Yenne</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 10 Oct 2024 11:08:53 +0200</pubDate>
                        <title>Crisi automotive: Stellantis spinge il paese verso il baratro mentre Meloni sta a guardare. Iniziativa USB Sabato 12 ottobre a Termoli </title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/crisi-automotive-stellantis-spinge-il-paese-verso-il-baratro-mentre-meloni-sta-a-guardare-iniziativa-usb-sabato-12-ottobre-a-termoli-1111-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Rivedi l'incontro sul nostro canale Youtube:&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=nUXOLRj2Sj4" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=nUXOLRj2Sj4</a></p>
<p>La produzione totale stimata per quest’anno si ferma a 300mila veicoli. Una cifra ridicola, che riporta il nostro paese ai livelli del lontano 1957. In quel periodo così lontano vedeva la luce la Fiat “500” simbolo del rilancio, del boom economico che sarebbe avvenuto da lì a poco: un periodo decisamente diverso rispetto quello che i lavoratori e le lavoratrici di questo paese vivono oggi.</p>
<p>Gli stabilimenti fermi, che lavorano perlopiù a singhiozzo con operaie e operai impegnati pochi giorni al mese ciascuno, sono il simbolo di una crisi drammatica: riguarda Stellantis ma sta colpendo anche tutto l’indotto della componentistica e dei servizi collegati.</p>
<p>Un crollo produttivo pari al 40%, che oggi mette in discussione decine di migliaia di posti di lavoro. Da Mirafiori a Melfi, passando per Pomigliano, Termoli e Atessa.</p>
<p>Oggi, gli stessi sindacati che hanno abdicato alla politica fallimentare degli Elkann, che hanno accompagnato il modello “Marchionne”, proclamano uniti uno sciopero generale del settore.</p>
<p>Dopo aver accompagnato per 15 anni i padroni dell’auto italiana, oggi devono spiegare ai lavoratori che è arrivato il momento di rialzare la testa. Hanno favorito regole sulla rappresentanza barbariche, costretto i lavoratori a contratti con i minimi salariali più bassi del contratto nazionale, turni di lavoro massacranti e una deregolamentazione totale sui diritti. Dal piano Fabbrica Italia, fino alla fusione tra FCA e PSA per dare vita Stellantis hanno condiviso il modello delle “fabbriche cacciavite”, a basso valore aggiunto: al posto di investimenti per ricerca, tecnologie e aumento delle competenze doveva esserci solo il massacro dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori per aumentare produttività e fare efficienza.</p>
<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>La transizione verso l’elettrico sembra un obiettivo quasi irrealistico: politiche industriali nazionali solo abbozzate o assenti, piano energetico e infrastrutturale solo annunciato ma mai realizzato.</p>
<p>Per decenni i vari governi hanno assecondato ogni decisione aziendale, erogando miliardi di denaro pubblico in favore di incentivi e piani industriali che hanno portato l’industria italiana verso il baratro. Questo Governo non è da meno: assiste impotente al realizzarsi di una serie di record negativi che oggi mettono immediatamente a rischio 70.000 posti di lavoro. Non è affatto un caso che si scelga oggi di concentrare l'attenzione su interventi legislativi come il Ddl 1660: ci si prepara a colpire gli spazi democratici di chi il proprio posto di lavoro dovrà difenderlo protestando.</p>
<p>La crisi dell’auto non è domani: è ora, e bisogna intervenire subito. USB rivendica da tempo la necessità di un intervento pubblico nell’economia, in particolare in questo settore. La transizione energetica ed ecologica, assieme a quella digitale, possono essere affrontate solo con interventi legislativi mirati, la garanzia di investimenti e la definizione di ammortizzatori sociali speciali per la transizione, che garantiscano l’integrazione dei salari al 100%.</p>
<p>Parleremo sabato 12 ottobre di questo e non solo, chiamando la politica ad ascoltare le nostre analisi, le critiche e le nostre richieste.&nbsp; Lo faremo da Termoli, che abbiamo scelto come luogo simbolo della drammatizzazione in atto sul settore: la fabbrica molisana, ridotta oramai all’osso nelle produzioni e che attende penosamente risposte sulla realizzazione della Gigafactory, è per noi il punto di partenza di questa importantissima discussione.</p>
<p>Sabato 12 ottobre, ore 10:00, Termoli (CB), via Argentina 4, Sala parrocchiale del Sacro Cuore</p>
<p>All’incontro parteciperanno:</p><ul> 	<li>Sasha Colautti, USB Nazionale Industria</li> 	<li>On. Daniela Tporta, Demutata Movimento 5 Stelle</li> 	<li>Giorgio Cremaschi, sindacalista</li> 	<li>Roberto Gravina, consigliere regionale Movimento 5 Stelle</li> 	<li>Massimo Romano, Consigliere regionale Molise Costruire Democrazia</li> 	<li>Giuliano Granato, Potere al Popolo</li> 	<li>Dirigenti nazionali e terrioriali USB</li> </ul><p>&nbsp;</p>
<p>USB Industria &nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 07 Oct 2024 15:01:41 +0200</pubDate>
                        <title>USB invita a partecipare alle votazioni online del concorso fotografico Obiettivo lavoroINsicurezza organizzato da Rete Iside</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://www.usb.it/leggi-notizia/usb-invita-a-partecipare-alle-votazioni-online-del-concorso-fotografico-obiettivo-lavoroinsicurezza-organizzato-da-rete-iside-1503-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Da tempo, ormai, la USB intrattiene un rapporto strettissimo sul piano salute e sicurezza sul lavoro con Rete Iside, associazione di promozione sociale con la quale abbiamo condiviso anche la campagna per l’inserimento nel codice penale del reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro.</p>
<p>Rete Iside, per il secondo anno, ha lanciato un contest fotografico su salute e sicurezza sul lavoro, intitolato Obiettivo lavoroINsicurezza: aperto a tutti, accettando quindi sia foto professionali che amatoriali, il concorso si propone di utilizzare la fotografia come mezzo d’inchiesta e denuncia sulle condizioni che migliaia di lavoratrici e lavoratori si trovano di fronte ogni giorno.</p>
<p>La giuria è composta da Tano D’amico, fotografo militante e d’inchiesta, Cinzia Dalla Porta, presidentessa di Rete Iside e Piero Santonastaso, giornalista. Oltre alle foto selezionate dalla giuria, una delle foto, quest’anno, sarà scelta tramite una votazione online sul sito di Rete Iside a questo link:&nbsp;<a href="https://www.reteiside.org/progetti/partecipazione/vedi-le-foto-del-concorso-obiettivo-lavoroinsicurezza-e-vota-online" target="_blank" rel="noreferrer">https://www.reteiside.org/progetti/partecipazione/vedi-le-foto-del-concorso-obiettivo-lavoroinsicurezza-e-vota-online</a></p>
<p>La votazione sarà attiva dal 7 al 21 ottobre, invitiamo tutte e tutti a partecipare e seguire le attività di Rete Iside.</p>
<p>Vogliamo diffondere, insieme, la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 01 Oct 2024 15:43:27 +0200</pubDate>
                        <title>Palestina e Libano: Israele incendia il medio oriente, la guerra è sempre contro i lavoratori</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>L’ingresso sul territorio Libanese delle truppe dell’esercito genocida di Israele rappresenta una pericolosa escalation della situazione in medio oriente. Dopo gli assassinii mirati prima in Palestina, Iran e Siria poi recentemente e a più riprese nel Libano, la decisione di far entrare le truppe in territorio Libanese fornisce benzina sul fuoco alla possibilità concreta di un conflitto che coinvolga molti altri Paesi fino all’eventualità che chi possiede armi nucleari finisca per utilizzarle.</p>
<p>Ci troviamo di fronte ad una fase nuova e inedita in cui un Paese, Israele, può permettersi impunemente di mettere a rischio la pace mondiale senza tenere conto delle richieste della comunità internazionale per la fine dell’aggressione in Palestina e le diffide a proseguire con le continue provocazioni in Libano.</p>
<p>In tutto questo c’è la complicità dei governi occidentali, USA, UE, Italia compresa, che non muovono un dito per fermare la guerra se non timidi appelli destinati a cadere nel vuoto mentre in concreto forniscono armi e sostegno politico.</p>
<p>Intanto le spese per sostenere militarmente l’Ucraina nel confronto aperto con la Russia stanno ormai inghiottendo miliardi di euro a livello di Unione Europea e del nostro Paese, divorando e drenando così risorse che dovrebbero essere destinate allo stato sociale, alla sanità, alle pensioni, ai salari e ai contratti.</p>
<p>USB, esprimendo non solo estrema preoccupazione ma sdegno, rabbia e dolore per le migliaia di vittime di un conflitto a cui si nega soluzione, invita tutti i lavoratori a mobilitarsi partecipando convintamente alle mobilitazioni e alle manifestazioni a sostegno del popolo Palestinese e del Popolo libanese, e di condanna della complicità del governo italiano e dell’Unione Europea, che si terranno in tutto il Paese.</p>
<p><strong>Unione Sindacale di Base&nbsp;</strong></p>]]></content:encoded>
			
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