01 marzo 2021, ultimo aggiornamento alle 06:04
Insieme siamo imbattibili.

CCNL Metalmeccanici: una trattativa lontana dalla realtà e le proposte USB per diritti, aumenti veri e riduzione dell’orario

Nazionale, 30/09/2020 15:36

Il rinnovo del CCNL dei Metalmeccanici, scaduto a dicembre 2019, è oggetto di una discussione esclusiva tra Fim, Fiom, Uilm e Federmeccanica-Assistal, nella quale sono le associazioni datoriali a dettare tempi, argomenti e sostanza della trattativa, nel solco del Patto per la Fabbrica.

Sono poche le notizie che trapelano dai tavoli del rinnovo contrattuale: comunicati fumosi, volutamente generici, nessuna assemblea e coinvolgimento del milione e mezzo di  lavoratori del settore.

Crediamo sia necessario, partendo dal rinnovo del CCNL, denunciare la crescita del divario sociale, la condizione di lavoratori poveri e ricattabili, sempre più estesa anche tra i metalmeccanici. Dal 2001 a oggi il salario diretto dei lavoratori, quello in busta paga, è crollato del 3,5 %, circa 1059 € l’anno del potere di acquisto (dati Fondazione Di Vittorio).

Questa parabola vede la responsabilità diretta di Cgil, Cisl e Uil che hanno sottoscritto contratti come quello metalmeccanico del 2016. Quel contratto infatti, non ha portato aumenti di salario, piuttosto ha introdotto la truffa dei buoni spesa e con Cometa, Meta Salute ha rafforzato gli interessi privati su previdenza e salute dei lavoratori, che in cambio ricevono un pessimo servizio.

Nella piattaforma USB inviata a Federmeccanica, chiediamo 180 € di aumento mensile, mentre Fim Fiom e Uilm hanno sparato il + 8%. Tuttavia in questi giorni le categorie di Cgil, Cisl e Uil hanno rinnovato il CCNL Chimici, riferimento per l’Industria, a 63 € lordi.

Confindustria dopo avere praticato per anni una politica industriale parassitaria, priva di un piano coerente con gli interessi generali del Paese - come dimostra lo sfacelo del tessuto industriale e delle infrastrutture - anziché dichiarare fallimento alza la voce attacca i salari e dopo avere tenuto aperte le aziende dei distretti industriali infestati dal Covid-19, oggi chiede libertà di licenziare e vuole per sé i miliardi del Recovery Fund, provenienti tra l’altro dalla tassazione pubblica prodotta per buona parte dai lavoratori e non certo dagli evasori.

Rivendichiamo il diritto all’emancipazione sociale, aumenti veri, riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, più diritti e sicurezza. Nei prossimi comunicati torneremo sui principali argomenti e al tempo stesso invitiamo i lavoratori a far sentire la propria voce. 

Roma 30 -9-2020

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