Con stupore abbiamo letto la soddisfazione del presidente dell’Aran per aver aperto il 3 dicembre scorso il primo tavolo per il settore Funzioni centrali, considerando un elemento positivo contrattare per la prima volta il periodo 2025-2027 all’inizio del triennio di riferimento e non a fine percorso. Altro elemento di soddisfazione era dato dallo stanziamento nel Bilancio 2026 dello Stato delle risorse finanziarie destinate al rinnovo dei contratti collettivi di lavoro di questo triennio per il personale delle amministrazioni pubbliche.
Secondo USB non serve al personale dell’Università avere i rinnovi dei CCNL tempestivi e falsamente “efficienti” se poi di fatto sono soltanto la copia dei precedenti con aumenti contrattuali già predefiniti in base a una inflazione “programmata”.
Stime inflattive che, di fatto, stanno già saltando a causa di una nuova crisi finanziaria dovuta alle recenti tensioni internazionali e allo scoppio di diversi fronti di guerra che potrebbero espandersi ai paesi europei.
Vendono illusioni e stanno prendendo in giro i lavoratori e le lavoratrici: i cosiddetti “aumenti contrattuali” rischiano concretamente di essere al di sotto dell’inflazione e, in ogni caso, non consentiranno di recuperare quanto perso nei precedenti rinnovi e nel triennio 2022/2024 (il 12% del potere di acquisto degli stipendi a fronte di una inflazione reale del 18% stimata al 2024).
Da una parte, il Governo ha già definito e blindato il perimetro entro cui muoversi, dall'altra parte non ha posto limiti e perimetri per le risorse da destinare al riarmo ed è possibile andare anche in deroga al patto di stabilità. È una contrapposizione che il Sindacato non può accettare!
L'obiettivo prioritario del rinnovo contrattuale è la tutela delle retribuzioni del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dell'università e il recupero del potere d'acquisto dei salari.
Queste le proposte di USB per il rinnovo del contratto:
- Stanziamento di risorse adeguate al rinnovo del CCNL 2025–2027
- Abolizione del tetto del fondo accessorio
- Finanziamento delle indennità organizzative degli atenei con fondi diversi dal fondo accessorio
- “Premialità” per tutti, non solo per una parte del personale tecnico amministrativo e bibliotecario, sulla base della performance collettiva
- Aumento del buono pasto adeguandolo all’inflazione, con riconoscimento anche in smart-working
- Proroga delle modalità di avanzamento di carriera, in deroga ai titoli di studio
- Semplificazione delle procedure per l’attribuzione dei differenziali economici
- Garanzia delle risorse per il welfare attingendo a fondi di bilancio
- Riduzione dell’orario di lavoro settimanale a 35 ore a parità di stipendio
- Rafforzamento delle relazioni sindacali, riportando alla contrattazione le materie sottratte
Al di là di come andranno le trattative al tavolo ARAN, le conseguenze delle scelte politiche di questo Governo per il nostro comparto, come più in generale per l’intero mondo del lavoro in Italia, si confermano ancora una volta pesantissime: congelamento salariale e caduta del potere d’acquisto, inibizione dei percorsi di crescita professionale, incremento dei carichi di lavoro, introduzione di modelli di razionalizzazione e organizzazione del lavoro sempre più “tecnologizzati”, allungamento del tempo di lavoro, diffusione della precarietà, reiterazione di un sistema di relazioni sindacali che relega le rappresentanze del lavoro in una condizione di piatta subalternità.
Il tutto con il chiaro obbiettivo di ridurre sempre più l’efficienza delle Università. Perché Atenei inefficienti possono essere chiusi e il diritto all’istruzione pubblica può essere limitato.
IL Governo non ha alcuna intenzione di introdurre azioni che possano riparare a questo stato di cose. Anzi, unitamente alla forte precarizzazione e al continuo definanziamento degli atenei, le proposte di aumenti percentuali ridicoli esasperano queste situazioni.
Come USB Università chiediamo e pretendiamo per il personale dell’Università aumenti salariali veri e chiama i lavoratori e le lavoratrici alla mobilitazione contro le politiche antisociali e antidemocratiche del Governo.
Basta con i sacrifici imposti in nome del profitto e della guerra!
MANIFESTAZIONE NAZIONALE
14 marzo a Roma, ore 14:00, P.zza della Repubblica
USB PI - Università