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CONTRATTI VELOCI, SALARI FERMI: LA VERITÀ SUGLI ENTI LOCALI ALTRO CHE PEREQUAZIONE SALARIALE.

Roma,

CONTRATTI VELOCI, SALARI FERMI: LA VERITÀ SUGLI ENTI LOCALI

ALTRO CHE PEREQUAZIONE SALARIALE.

A due mesi dalla firma del CCNL Funzioni Locali 2022-2024, che ha sancito una perdita del potere d’acquisto dei salari di circa il 10%, sono già avviate — come annunciato dal Ministro della P.A. Paolo Zangrillo — le trattative all’Aran per il rinnovo 2025-2027.

Questa rapidità nel voler rinnovare i contratti non deve trarre in inganno i lavoratori: il Governo ha già da anni predeterminato e stanziato le risorse per gli aumenti contrattuali fino al 2030, agganciandole al tasso di inflazione programmata (pari al 5,4% per il triennio 2025-2027). Tale indice, per definizione, non tiene conto dell’inflazione reale.

Lo scoppio della guerra in Medio Oriente e la conseguente impennata dei prezzi dei carburanti sono solo gli ultimi esempi di eventi che stanno spingendo verso l’alto il costo di beni e servizi per le famiglie e che i rinnovi contrattuali prospettati non saranno in grado di coprire.

Continuiamo ancora oggi a pagare gli effetti degli accordi del luglio 1993, quando — per diretta responsabilità di CGIL, CISL e UIL — si sancì l’impossibilità dell’indicizzazione automatica dei salari (scala mobile), agganciando gli aumenti esclusivamente all’inflazione programmata, ovvero predeterminata.

Se il Ministro parla di un risultato “straordinario”, come potrebbe non farlo un esponente di un Governo che, sul tema dei salari dei lavoratori italiani, non ha fornito alcuna risposta concreta?

Non è da meno la posizione delle organizzazioni sindacali presenti al tavolo di trattativa, che approvano — tutte — gli “aumenti” proposti, con timide eccezioni da parte di UIL FPL e CGIL FP in merito a una clausola di salvaguardia che, in teoria, consentirebbe di riaprire il confronto qualora l’inflazione erodesse in modo significativo i salari. In che mondo vivano i rappresentanti di queste organizzazioni sindacali, viene spontaneo chiedersi.

Alla luce anche del fallimento del decreto-legge 25/2025 PA, che avrebbe dovuto consentire agli Enti Locali di superare i limiti di spesa sul salario accessorio, appare evidente anche l’insufficienza del cosiddetto Fondo di perequazione salariale, creato per sostenere il solo salario accesorio, finanziato con appena 50 milioni per il 2027 e 100 milioni a decorrere dal 2028. Briciole.

L’emergenza salariale ben si collega all’allarme lanciato negli ultimi giorni dal rapporto sul personale dei Comuni italiani per il 2026, elaborato da Ifel – Area Studi e Statistiche Territoriali sui dati relativi al 2024. Il report, pur registrando un aumento delle assunzioni, evidenzia come queste non siano sufficienti a compensare le uscite per pensionamenti e il crescente numero di dimissioni volontarie, determinate da salari bassi e scarse prospettive di carriera nel settore.

Il quadro prospettico è particolarmente preoccupante: nei prossimi anni, a fronte di un’età media del personale intorno ai 50 anni, si stima la perdita di quasi la metà degli addetti attualmente in servizio, con pesanti ricadute sulla capacità amministrativa degli enti e sulla qualità dei servizi ai cittadini.

USB PI Funzioni Locali lo ribadisce: servono risorse strutturali aggiuntive per un vero fondo di perequazione salariale, un salario minimo di almeno 2.000 euro netti, accompagnati dal superamento dell’area operatori (ex A), il ripristino di un meccanismo automatico di recupero salariale e l’eliminazione dei vincoli sul salario accessorio.

Roma 30/04/2026

Usb Pubblico Impiego Funzioni Locali