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Inps

Inps, fondo credito e welfare dei dipendenti pubblici. Nostri i soldi, loro le decisioni di come spenderli

Roma,

Il 12 maggio, presso la direzione generale dell’Inps in via Ciro il Grande si è tenuto un incontro convocato dal CIV dell’INPS (il consiglio di indirizzo e vigilanza dell’istituto), sulla situazione relativa al Fondo Credito e Welfare finanziato con i contributi di tutti i dipendenti pubblici e dei pensionati ex dipendenti, gestito autonomamente dalla Direzione centrale Credito, welfare e Strutture sociali dell’INPS.

Ricordiamo che i dipendenti pubblici versano in forma obbligatoria un contributo pari allo 0,35% della loro retribuzione, mentre i pensionati versano in forma volontaria un contributo pari allo 0,15% del trattamento pensionistico.

L’incontro, oltre ad offrire un resoconto sulla situazione finanziaria del Fondo di circa 490 milioni di euro l’anno oltre una media di 90 milioni derivanti dagli interessi di prestiti e mutui, ha avuto un carattere interlocutorio in vista della predisposizione da parte del CIV di una specifica delibera in merito alla gestione del Fondo Credito.

Il problema principale del Fondo è sempre stato uno: chi decide come utilizzare i soldi dei dipendenti pubblici accantonati attraverso la trattenuta in busta paga? Com’è possibile che i dipendenti pubblici non possono avere parola sull’uso delle loro risorse e decida l’Inps in modo del tutto autonomo?

Un problema che la USB, ma già la RdB, aveva denunciato fin dallo scippo di 4,5 miliardi di euro nel 2003, con la cartolarizzazione dei crediti messa in atto al tempo dal ministro dell’economia On. Tremonti e che la USB ha ricordato durante la riunione.

Oggi il patrimonio netto del Fondo, si aggira intorno ai 10 miliardi e tuttavia gran parte delle risorse non sono destinate a soddisfare la richiesta di interventi avanzate dai dipendenti pubblici e dai pensionati, mentre l’utilizzo si ferma all’80% delle disponibilità annuali.

In un momento in cui i nostri salari perdono potere d’acquisto a causa dell’inflazione e dei contratti di categoria inadeguati, bisognerebbe aumentare la dotazione finanziaria per welfare e accesso al credito. Invece si sceglie di patrimonializzare il Fondo penalizzando i dipendenti pubblici che alimentano il Fondo stesso.

Nel nostro intervento abbiamo sottolineato anche l’importanza ed il valore, per centinaia di milioni, del patrimonio immobiliare del Fondo, le cosiddette strutture sociali, che giace inutilizzato e che rischia di cadere definitivamente in rovina. Abbiamo anche ricordato la nostra proposta di destinare una quota parte delle risorse per sostenere i neoassunti, costretti a rinunciare all’incarico dopo aver vinto il concorso, a causa dell’elevatissimo importo degli affitti, soprattutto nei grandi centri urbani.

Accogliamo con grande favore la proposta avanzata dal presidente del CIV Dott. Ghiselli per la costituzione di un “Comitato di gestione” che dovrebbe vedere la presenza delle organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti pubblici e pensionati, oggi non coinvolte nelle decisioni. Nel frattempo, chiediamo di programmare una serie di incontri con le strutture dell’INPS, sia per fornire i report sulle risorse sia per l’assunzione preventiva delle decisioni

 

Roma 13 maggio 2026                                                                                 USB Pubblico Impiego