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Rassegna Stampa Giornale di Calabria

Lamezia Terme, 18/04/2007 19:48
18.03.07

Assistenza sanitaria domiciliare: polemiche a Lamezia

 

LAMEZIA TERME - Il direttore generale dell’assessorato regionale alla Sanità ha chiesto alla direttrice generale dell’Azienda sanitaria di Lamezia Terme la revoca del servizio di assistenza domiciliare affidato alla cooperativa Privata Assistenza. Anche alla Regione, dunque, non hanno compreso la decisione della dg lametina di voler smantellare un servizio già esistente, per affidarlo ad una cooperativa che non aveva nessuna esperienza nella gestione del servizio dell’assistenza domiciliare". È quanto si afferma in una nota dell’esecutivo regionale pubblico impiego del sindacato RdB/Cub. "Il grido di allarme che avevamo lanciato nei giorni scorsi - prosegue il sindacato - contro la politica di esternalizzazione e privatizzazione selvaggia, spesso senza regole, posta in essere dalla direttrice generale dell’Azienda sanitaria di Lamezia, era, dunque, ben fondato. Avevamo invocato l’intervento dell’assessore regionale in questa vicenda e, per fortuna, questo intervento c’è stato. Ne siamo felici, anche se questo ovviamente non basta, tanti e tali sono le cose da migliorare nella sanità lametina e calabrese più in generale. Siamo convinti, e questo abbiamo provato a dire alla Direttrice generale che non ha voluto ascoltarci, che anziché essere pervasi dallo spirito della privatizzazione a tutti i costi, la dirigenza debba dare risposte agli ammalati, assicurando un buon livello dell’assistenza, anche attraverso una migliore utilizzazione delle professionalità già esistenti nella struttura e, ove necessario, attraverso una riqualificazione che faccia aumentare gli standard qualitativi". "Chiediamo quindi - conclude la nota del sindacato autonomo - che venga ritirato il bando che esternalizza il servizio della redazione delle buste paga; che il servizio dei parcheggi sia affidato bandendo una gara e non attraverso affidamento diretto. Assieme a tutto ciò riteniamo, soprattutto, che si debba investire meno sull’immagine e molto più sulla sostanza, evitando, come è successo, che ad alcuni degenti non possa essere misurata la febbre per mancanza di termometri o che salti una terapia perché la farmacia dell’ospedale non dispone in quel momento del medicinale necessario".

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