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Approvato il DDL merito: contrastiamolo in ogni posto di lavoro!

Nazionale,

 

"Con questa legge mettiamo finalmente le persone al centro. Non introduciamo soltanto nuove regole, ma promuoviamo un nuovo approccio culturale che riconosce il merito, premia i risultati e offre reali opportunità di crescita a chi lavora nelle nostre amministrazioni". 

Con queste parole il Ministro per la PA Zangrillo ha commentato l'approvazione definitiva da parte del Senato del DDL merito (AS 1778): cuore del provvedimento un sistema di valutazione ancora più selettivo e predeterminato da un tetto del 30 percento del personale che potrà accedere ai punteggi apicali (all'interno del quale solo un venti percento di eccellenze), e l'accesso alla dirigenza con una procedura interna, bypassando il concorso pubblico, per una quota di funzionari o dipendenti con elevata qualificazione.

Ma sono proprio le parole del Ministro a disvelare la natura propagandista e mistificatoria del provvedimento.

Il nuovo approccio culturale al quale il Ministro fa riferimento, è rappresentato da quell'ottica competitiva che riproduce nell'organizzazione del lavoro una visione del Paese orientata all'individualismo e alla rottura di ogni legame sociale.

Le opportunità di crescita professionale vengono affidate, invece, a logiche arbitrarie: accrescere e differenziare cosi tanto il peso della valutazione (pagata tra l'altro con i soldi di tutto il personale) significa certamente acuire le diseguaglianze, ma anche, in un contesto già caratterizzato da continue erosioni del potere di acquisto delle retribuzioni a causa dell'aumento dei prezzi e di rinnovi contrattuali molto al di sotto dell'inflazione, sancire che 7 lavoratori su 10 di fatto vedranno decurtato il proprio salario.

La vera intenzione del Governo e di questo decreto sta esattamente in ciò che il Ministro non dice e non puó dire: inasprire un dispositivo di controllo e governo del personale, utilizzando la leva della valutazione in tutti gli ambiti lavorativi e di sviluppo della carriera, e ridisegnare una Pa che perda quei caratteri di imparzialitá che dovrebbe caratterizzarla.

La predeterminazione per legge della percentuale (trenta per cento) dei più meritevoli e la creazione di una quota di figure dirigenziali scelte al di fuori dei concorsi pubblici, anche con lo strumento della valutazione, dimostrano esattamente questo.

Usb già nei mesi precedenti aveva avviato una campagna dal titolo "E lo chiamano merito ..." all'interno del quale in un partecipato convegno alla presenza di giuristi e studiosi della materia, analizzammo tutte le ricadute prodotte dalla propaganda sul merito e dalla sua applicazione.

Ora l'opposizione a questo strumento si sposta nei posti di lavoro ove andrà ingaggiata una battaglia Ufficio per Ufficio, per inceppare il meccanismo della valutazione e rilanciare una visione solidale del lavoro e dei rapporti sociali.

Una PA al servizio della cittadinanza non è compatibile con le pagelline!

USB Pubblico Impiego