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Scuola Docenti ATA Studenti

RIFORMA BIENNIO ISTITUTI TECNICI. IL GOVERNO VUOLE SCUOLE DI AVVIAMENTO AL LAVORO (SFRUTTATO!)

Nazionale,

Nel più totale silenzio dei media e della politica, il governo Meloni sta procedendo a tappe forzate verso la definizione di un Decreto Legge che riforma totalmente l’istruzione secondaria negli istituti tecnici.  Dopo la proposta di sperimentazione sul 4 + 2, sonoramente respinta nella maggioranza degli istituti coinvolti e poi imposta direttamente come “ordinamentale” dal ministro Valditara, arriva la riforma complessiva del ciclo dei 5 anni. 
La revisione prevede un taglio draconiano di ore (e quindi di cattedre) nelle materie scientifiche del biennio (chimica, fisica, scienze e geografia), che vedranno dimezzato il monte orario a vantaggio, fin da subito, delle discipline professionalizzanti che fino erano concentrate triennio. Il nuovo ordinamento prevede l’accorpamento delle materie scientifiche in una disciplina unica in cui il docente dovrà dividersi tra cenni di fisica, chimica e scienze con un monte ore dimezzato. La riforma prevede inoltre tagli alle materie letterarie nel triennio.

Crediamo che questa riforma sia un atto autoritario del governo, imposto in tempi rapidissimi (l’avvio è previsto per settembre 2026) e senza alcun confronto. A oggi mancano ancora il monte ore ufficiale e la revisione delle classi di concorso; il tutto a breve distanza dalle procedure di mobilità alle quali i numerosi docenti perdenti posto saranno obbligati. Ma la questione del taglio di ore e di cattedre è ancora più complessa, in quanto si obbligheranno docenti all’insegnamento di discipline di nuova definizione senza alcuna formazione preliminare. Evidentemente l’enfasi sulla necessità della formazione in questo caso non risulta così importante, come lo è quando si obbligano i nuovi docenti a pagare migliaia di euro a enti privati per accreditarsi e iscriversi nelle graduatorie di supplenza. 

Appare evidente che i due percorsi di riforma (4 + 2 e riforma dei piani di studio) viaggino su binari paralleli: la riforma 4 + 2, così come concepita e imposta, ha carattere sperimentale e rivela già criticità, a partire dalla quantità di ore scolastiche settimanali per gli studenti che dovranno affrontare questo percorso; il nuovo assetto orario e l’accorpamento delle discipline, quindi, si mostrano come il primo passo per un taglio complessivo del monte ore e il definitivo passaggio al sistema quadriennale.

Il problema del taglio delle cattedre si interseca comunque con il piano didattico. Questa riforma trasforma ulteriormente gli istituti tecnici in percorsi di puro avviamento al lavoro, eliminando la possibilità di insegnare quelle conoscenze di base che una scuola anche vagamente democratica dovrebbe offrire a tutti. 
Questo processo ora è in carico al governo in carica, ma è stato elaborato in anni di governo di ogni colore.  Anche il silenzio-assenso della politica e dei sindacati complici, in tal senso, parla chiaro. Il fatto che l’istruzione debba preparare intere generazioni sempre più impoverite dal punto di vista delle competenze e delle conoscenze di base è un qualcosa che non preoccupa più di tanto.

USB Scuola chiama quindi tutto il mondo dell’istruzione a una riflessione complessiva sui diritti dei lavoratori e sul modello di istruzione che viene continuamente riproposto e peggiorato. Nei prossimi giorni partiremo con una campagna di informazione e di resistenza contro queste politiche in tutti i luoghi di lavoro e di studio, coinvolgendo anche gli studenti e le studentesse, che sono le vittime principali di queste politiche.