Ma non era…donna, madre, etc etc…
La decisione del Governo di eliminare la figura della Consigliera di Parità rappresenta un grave passo indietro nella tutela dei diritti nei luoghi di lavoro. Non si tratta di una semplice riorganizzazione amministrativa, ma di una scelta politica precisa: ridurre gli strumenti di contrasto alle discriminazioni e indebolire le possibilità di difesa per le lavoratrici e i lavoratori.
In un Paese in cui le disuguaglianze di genere nel lavoro sono ancora profonde e strutturali, smantellare uno dei pochi presidi istituzionali dedicati alla parità significa scegliere di voltarsi dall’altra parte di fronte a una realtà fatta di discriminazioni, ricatti occupazionali, molestie e violenze.
USB e Rete Iside, attraverso gli sportelli contro la violenza, le molestie e le discriminazioni nei luoghi di lavoro attivi in diverse sedi USB, raccolgono quotidianamente segnalazioni e denunce che raccontano una situazione molto distante dalla narrazione rassicurante delle istituzioni. Lavoratrici penalizzate dopo una maternità, demansionamenti, contratti non rinnovati, molestie utilizzate come strumento di ricatto, disparità salariali e di carriera sono esperienze tutt’altro che marginali.
A questo si aggiunge una pratica sempre più diffusa nelle aziende: la costruzione di accordi di secondo livello e sistemi di calcolo dei premi di produzione che, dietro una presunta neutralità, finiscono per produrre effetti fortemente discriminatori. Meccanismi legati alla presenza continuativa, agli straordinari o a parametri costruiti senza alcuna attenzione alle condizioni reali delle lavoratrici e dei lavoratori penalizzano sistematicamente chi usufruisce di maternità, allattamento, congedi, permessi per la cura o chi subisce condizioni di lavoro più precarie.
In questo contesto la figura della Consigliera di Parità rappresentava uno strumento, anche se spesso depotenziato e privo di risorse adeguate. La risposta del Governo, invece di rafforzarlo, è cancellarlo.
È una scelta che parla chiaro: meno tutele, meno strumenti di intervento, meno possibilità di contrastare discriminazioni che nei luoghi di lavoro continuano a essere una realtà quotidiana.
USB e Rete Iside continueranno a sostenere e accompagnare le lavoratrici e i lavoratori che denunciano violenze, discriminazioni e molestie, rafforzando la rete degli sportelli e promuovendo iniziative di mobilitazione e denuncia pubblica.
Smantellare i presidi di parità non cancella le discriminazioni:
le rende solo più facili da praticare e più difficili da denunciare.
Unione Sindacale di Base
Rete Iside – Sportelli contro la violenza, le discriminazioni e le molestie nei luoghi di lavoro