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Industria // Lavoro privato

Acciaierie d’Italia, il Governo propone una resa di Stato. Per USB servono Nnazionalizzazione e tutele straordinarie per tutti i lavoratori

Roma,

 

Il tavolo convocato oggi dal Governo sul futuro di Acciaierie d’Italia si è aperto con l’annuncio di una resa politica e industriale. Di fronte al decreto della Corte d’Appello di Milano, che impone la sospensione entro 90 giorni delle attività dell’area a caldo di Taranto, il Governo ha dichiarato di voler riperimetrare la gara sugli impianti a freddo e sulle attività che potranno continuare. Una prospettiva presentata senza indicare cosa si produrrà, con quali volumi, con quali investimenti e soprattutto con quanti lavoratori.

Questa non è una soluzione industriale. È la gestione amministrativa della progressiva dismissione del gruppo.
Il problema non è quanto deciso dalla magistratura. Siamo di fronte alla sesta pronuncia consecutiva e al risultato di quattordici anni di errori, rinvii, deroghe e scelte sbagliate compiute dalla politica e dai diversi Governi che si sono succeduti.
La magistratura non può diventare l’ennesimo alibi dietro il quale nascondere l’assenza di una strategia per l’acciaio, per Taranto e per l’intero sistema industriale nazionale.
Il Governo ha affermato di avere avuto pronta, fino a ieri, una soluzione industriale. Oggi sostiene invece che tutto sarebbe stato cancellato dalla decisione della Corte d’Appello. Una ricostruzione che non convince e che conferma l’assoluta fragilità del percorso seguito fino a questo momento.
Da mesi vengono prospettate soluzioni tra loro contraddittorie, mentre si continua a trattare con soggetti privati che hanno già dichiarato di non voler investire risorse proprie. Nel frattempo, sui lavoratori diretti, sugli addetti degli appalti e sui dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria vengono scaricati tutti i costi degli errori commessi dallo Stato e dalla politica.
La riperimetrazione della gara sull’area a freddo, senza un progetto produttivo definito, rischia di rappresentare soltanto un ulteriore passaggio verso lo spezzettamento del gruppo e la cancellazione della produzione primaria di acciaio in Italia.

Per USB resta necessaria una scelta chiara: la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia.

Il Governo sostiene che la proprietà pubblica non avrebbe modificato gli effetti del provvedimento giudiziario. La questione posta da USB è un’altra: la nazionalizzazione serve per assumere il controllo delle decisioni industriali, programmare gli interventi ambientali, garantire gli investimenti, difendere la produzione nazionale di acciaio e tutelare l’occupazione.
È quanto è stato fatto nel Regno Unito di fronte al rischio di fermata di British Steel e alla possibile perdita della capacità nazionale di produrre acciaio. Quando è in discussione un settore strategico, uno Stato interviene direttamente e non si limita ad attendere le decisioni dei privati.
Acciaierie d’Italia dispone già di lavoratori, tecnici e professionalità in grado di garantire la gestione e la ripartenza degli impianti. Manca una decisione politica all’altezza della situazione.
Accanto alla nazionalizzazione, è necessario aprire immediatamente un confronto su strumenti straordinari di tutela per tutti i lavoratori, senza distinzioni tra diretti, appalti e Ilva in amministrazione straordinaria. Servono garanzie occupazionali, continuità salariale e strumenti nuovi, capaci di accompagnare una vera transizione industriale e ambientale senza scaricarne i costi sulle persone.
Qualora il Governo abbia invece deciso di chiudere l’area a caldo e rinunciare alla produzione di acciaio a Taranto, deve dirlo apertamente e assumersi la responsabilità politica, industriale e sociale di questa scelta. In quel caso, Taranto e i lavoratori dovranno ricevere compensazioni straordinarie e garanzie reali, non nuovi ammortizzatori sociali destinati ad accompagnare la perdita dei posti di lavoro.
Dopo gli interventi delle organizzazioni sindacali, il Governo ha proposto l’avvio immediato di un tavolo tecnico per definire un “piano straordinario”, coinvolgendo i ministeri interessati, le organizzazioni sindacali, la Regione Puglia e il Comune di Taranto.
La proposta di aprire una discussione tecnica trova USB favorevole. È necessario verificare nel merito tutte le ricadute del provvedimento giudiziario, le prospettive industriali, gli investimenti possibili e gli strumenti straordinari necessari per tutelare l’intero perimetro occupazionale.
Questa disponibilità non comporta però alcun arretramento. Per USB la nazionalizzazione resta lo strumento principale per garantire il controllo pubblico delle scelte industriali, la continuità della produzione siderurgica, gli investimenti ambientali e la salvaguardia di tutti i lavoratori.
Il piano straordinario non può ridursi alla ricerca di nuovi investitori privati, alla riconversione delle aree liberate o alla gestione delle conseguenze della fermata. Deve prevedere un ruolo diretto dello Stato e affrontare immediatamente il tema delle garanzie occupazionali e salariali per i lavoratori diretti, degli appalti e di Ilva in amministrazione straordinaria.
USB parteciperà al confronto tecnico, ma con un presupposto politico preciso: nessuna soluzione potrà essere considerata credibile se rinuncia alla produzione di acciaio, spezza il gruppo o scarica ancora una volta sui lavoratori il costo delle scelte compiute dalla politica.

Per USB la tregua è finita. Non sono più accettabili scuse legate alla magistratura, all’Europa o alle decisioni degli enti locali.

Il Governo deve avere il coraggio di compiere la scelta necessaria per salvaguardare produzione e occupazione: nazionalizzare la fabbrica, garantire tutti i lavoratori e costruire un vero piano pubblico per l’acciaio in Italia.

USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale