Icona Facebook Icona Twitter Icona Instagram Icona Telegram Icona Youtube Icona Rss

Industria

Acciaierie d’Italia: non ci vengano a raccontare che la strategia nazionale dell’acciaio si costruisce ora, dentro l’emergenza

Nazionale,

Al tavolo di oggi a Palazzo Chigi abbiamo posto una questione preliminare: il futuro della siderurgia riguarda la sovranità strategica del paese e non può continuare ad essere affidato a emergenze, gare e ricerca del prossimo soggetto privato.

Troviamo francamente paradossale che oggi, dopo che il pronunciamento della Corte d’Appello di Milano ha ulteriormente accelerato la crisi, il Governo venga a illustrarci la futura strategia dell’acciaio green, fondata su forni elettrici e DRI.

Questa strategia avrebbe dovuto esistere già ieri, quando c’erano il tempo e le condizioni per costruirla. Non è stata fatta allora, mentre si inseguivano soluzioni industriali che si sono poi rivelate inconsistenti, e non può essere improvvisata oggi dentro l’emergenza, peraltro in un quadro nel quale abbiamo ascoltato solo timidi accenni agli strumenti necessari per tutelare l’occupazione.

USB al tavolo è partita proprio da questo: se davvero si prospetta il superamento dell’attuale ciclo produttivo, il Governo deve innanzitutto dire cosa intende fare per le migliaia di lavoratori coinvolti.

Servono strumenti straordinari per una situazione straordinaria. USB rivendica da tempo un reddito di transizione capace di garantire salario e continuità a tutto il perimetro occupazionale: Acciaierie d’Italia in AS, Ilva in AS e appalto. Rivendichiamo inoltre il riconoscimento del lavoro usurante e misure incentivanti adeguate per accompagnare la transizione.

Allo stesso modo, la prospettata sospensione delle procedure che interessano oltre 2.500 lavoratori dell’indotto fino alla decisione della Corte d’Appello è del tutto insufficiente. Nessun lavoratore può essere lasciato esposto a licenziamenti o iniziative unilaterali durante questa fase. Il Governo deve assumersi la responsabilità di garantire l’intero perimetro occupazionale.

Rimane poi il problema di fondo: continuiamo ad aspettare il prossimo “cavaliere bianco” privato — ieri Baku, oggi Jindal o la cordata italiana — per capire solo dopo quale debba essere la politica industriale del Paese e quali strumenti mettere in campo per impedire che esploda un’emergenza sociale in un territorio già martoriato.

Per USB deve avvenire esattamente il contrario: prima si decide quanta siderurgia serve all’Italia, quali produzioni mantenere, quali investimenti realizzare e soprattutto come garantire che in questa trasformazione non ci sia un solo lavoratore, diretto o indiretto che la subisca.

È per questo che abbiamo nuovamente rivendicato con chiarezza la nazionalizzazione di Acciaierie d’Italia. L’apertura del Governo a una possibile partecipazione pubblica non basta: se lo Stato finanzia la transizione, sostiene gli investimenti e si fa carico delle conseguenze sociali della crisi, deve anche avere il coraggio di governare direttamente un settore strategico.

Dopo anni di rinvii e soluzioni fallite, la pazienza è finita. Servono rapidamente risposte definitive su futuro industriale, occupazione, strumenti di tutela e ruolo dello Stato. In assenza di risposte concrete, USB si muoverà di conseguenza.

USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell’Industria Nazionale