USB Pensionati respinge con forza la proposta del presidente dell’INPS Gabriele Fava, il quale invece di difendere il ruolo pubblico dell’Istituto da lui diretto, propone di istituire un “libretto pensionistico” per i neonati, che a guardare bene non è altro che una nuova/vecchia versione di una polizza assicurativa sulla vita, che nulla ha a che fare con il diritto a pensione, se non un ulteriore passo verso il suo smantellamento e privatizzazione.
Sembra una proposta innovativa, ma dietro la retorica dell’aiuto ai giovani si nasconde un’idea profondamente sbagliata: trasformare la previdenza da diritto sociale collettivo in un problema da scaricare sull’individuo e sulle singole famiglie e, soprattutto, in una nuova gigantesca fonte di profitti per banche, fondi pensione privati e contrattuali e compagnie di assicurazione.
L’idea è semplice: vieni al mondo e, mentre sei ancora nella culla, cominci già a pagare per la tua “pensione”. Lo Stato verserebbe una quota iniziale, poi toccherebbe alle famiglie alimentare il salvadanaio “previdenziale” attraverso versamenti nel corso degli anni.
Ma una domanda è inevitabile: perché si deve introdurre un nuovo prelievo contributivo per finanziare la pensione futura di un bambino?
In un Paese nel quale sei milioni di persone vivono in povertà, milioni di lavoratori vivono con salari insufficienti a garantire la quotidianità e il lavoro precario è una condizione strutturale, chiedere ulteriori sacrifici economici significa costruire una previdenza sempre più diseguale: chi può permettersi una qualche quota di risparmio da versare in questo “nuovo/vecchio” strumento e chi non può permetterselo, lasciando invariato il problema relativo al sistema pensionistico fondato solo su un modello individualista/assicurativo.
E qui emerge il vero obiettivo della proposta.
Se il “libretto” sarà affidato ai fondi pensione aperti, agli operatori privati e ai fondi negoziali, come già chiedono il presidente di Assoprevidenza Segio Corbello (Sole 24 ore del 24 agosto) e Daniela Fumarola segretaria nazionale della CISL di governo, a guadagnarci saranno innanzitutto banche e assicurazioni trasformando sessant’anni di risparmio previdenziale in un enorme mercato finanziario.
La previdenza dei nostri figli non può diventare un ulteriore terreno di conquista della finanza, più di quanto non lo sia già oggi.
La questione vera è un’altra: il lavoro. Perché a lavoro povero corrisponde una pensione povera. A lavoro precario corrisponde una pensione precaria. A salari bassi corrispondono contributi bassi e, domani, assegni pensionistici insufficienti, come più volte affermato anche dal sottosegretario On. Durigon, salvo fornire poi ricette sbagliate. Se davvero vogliamo garantire ai giovani una pensione dignitosa, dobbiamo garantire loro posti di lavoro a tempo indeterminato, qualificati, stabili e adeguatamente retribuiti. È lì che devono essere indirizzate le risorse pubbliche. Non nei bilanci delle assicurazioni e nei patrimoni dei fondi pensione privati o contrattuali. Vogliono la trasformazione dei bambini in clienti finanziari, ancora prima di imparare le tabelline e di entrare nel mondo del lavoro.
Serve ripensare radicalmente il sistema pensionistico. La pensione deve essere un diritto garantito collettivamente, legata alle dinamiche reali dei salari e al vero costo della vita, non a indicatori che non restituiscono adeguatamente la perdita del potere d’acquisto dei pensionati attuali e futuri.
Serve pensare ad un diverso sistema che si faccia carico dei vuoti contributivi relativi ai periodi di disoccupazione, sostituzione tecnologica (IA) e di precarietà destinati a tradursi in pensioni da fame.
Serve difendere e rafforzare il sistema previdenziale pubblico a ripartizione, azzerando le riforme Dini e Monti, senza inventare nuovi/vecchi strumenti per continuare a smantellarlo e indebolirlo per aprire nuovi spazi alla capitalizzazione del mercato.
La pensione non è un investimento individuale, è un diritto che deve essere garantito dallo Stato, come recita la nostra costituzione.
La previdenza non si privatizza.
Il futuro non si vende.
La pensione è un diritto, non un affare.
Roma 26 agosto 2026 USB Pensionati