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Università // Ricerca // Pubblico impiego

FFO 2026: BERNINI, MA QUALE CRESCITA? IL TUO PAREGGIO È IN NEGATIVO! Da settembre nelle università di tutto il paese: servono almeno 20 miliardi per università e ricerca!

Roma,

È di questi giorni la notizia dello stanziamento del Fondo di Finanziamento Ordinario per gli atenei del 2026 da parte del MUR: la cifra è di 9,415 miliardi di euro, in cui quest'anno confluiscono oltre la quota base e la quota premiale anche l'intervento perequativo, i piani straordinari e gli aumenti stipendiali. La Ministra Bernini parla di aumenti e investimenti per l'università pubblica, i giornali si riempiono di titoli entusiastici ma la realtà è ben diversa.

In primis è da considerarsi la grave condizione di sotto finanziamento del nostro sistema accademico, costretto ad anni di tagli e austerità da parte dei governi di tutti i colori, che hanno determinato lo svilupparsi di processi di privatizzazione e aziendalizzazione. Le cifre di cui oggi si parla sono assolutamente incapaci di intervenire in questa condizione. Ma andiamo oltre: nel merito, la Ministra Bernini ha sul suo conto il taglio di circa mezzo miliardo di euro al FFO 2024, che ha determinato un peggioramento concreto delle condizioni di studenti, docenti, ricercatori e lavoratori dell'università. In poche parole, con questo taglio la Bernini ha privato gli atenei pubblici dell'aumento previsto per quell'anno dal patto di bilancio 2022. Gli stanziamenti degli anni successivi sono stati poi spacciati come grandi vittorie da parte del ministero ma, nella realtà, le cifre degli ultimi anni sono in linea rispetto alle previsioni di spesa fissate nel patto di stabilità del 2022, senza andare a recuperare il taglio del 2024. Insomma, ora che ci si avvicina verso la scadenza del mandato di governo, il bilancio della Bernini è in negativo! La propaganda di governo trova un'ulteriore difficoltà di fronte a una questione molto chiara: la fine dei fondi PNRR, terminati a giugno, che negli ultimi anni, attraverso investimenti vincolati alle necessità strategiche UE, avevano costituito una delle principali fonti di finanziamento per gli atenei. Insomma, altro che crescita: si riconferma l'endemico problema del sotto finanziamento dell'università pubblica che ne mette in discussione la sua sostenibilità e il suo sostentamento. Una condizione di cui per altro il Ministero è consapevole, come dimostrato dallo stanziamento dei 50 milioni di qualche settimana fa, che nemmeno riuscirà a coprire i costi dettati dall'inflazione. In termini percentuali, il Fondo di Finanziamento Ordinario per l'università del 2026 costituisce appena lo 0,4% PIL, facendo del nostro paese uno dei fanalini di coda in UE di spesa per l'istruzione terziaria.

Se le parole della Bernini quindi parlano di maggiori opportunità per studenti, ricercatori e docenti, la realtà con cui abbiamo a che fare è radicalmente diversa e chi vive l'università ogni giorno lo sa bene. Gli studenti si trovano a fronteggiare sempre più spesso aumenti nella tassazione universitaria, il diritto allo studio non viene garantito, le borse di studio sono poche e insufficienti, le residenze universitarie, quando vengono costruite, sono sempre più in mano ai privati che speculano sul diritto all'abitare, la qualità della didattica è sempre più compromessa, con interi corsi e laboratori che saltano per mancanza di risorse;  il personale TAB, costantemente dimenticato dalla ministra, vive sempre più con difficoltà la carenza di organico, l'esternalizzazione, le condizioni contrattuali, le inefficienze dimostrate dal comparto unico con la scuola e i salari che hanno perso oltre il 10% del potere di acquisto; i ricercatori, in questi anni, hanno visto un progressivo peggioramento della loro possibilità di fare ricerca, attraverso un incremento della precarietà e il taglio di fondi per la ricerca libera e di base.

Il sistema universitario in questo paese versa in una condizione preoccupante, che a più riprese ha destato allarmi tra gli stessi che questo sistema lo hanno costruito. Una condizione che negli ultimi anni si è imposta anche all'attenzione del dibattito pubblico grazie allo mobilitazioni che in questi anni hanno saputo rompere il silenzio intorno alla condizione e alla funzione dell'università italiana. Il disegno che questa classe dirigente sembra avere in testa è molto chiaro: come ha affermato Graziosi, l'università non deve avere alcuna funzione di emancipazione sociale, bensì deve costituire un sistema integrato con il mercato e la filiera produttiva per garantire lo sviluppo e la crescita del nostro paese all'interno della galassia UE, soprattutto in quei settori, come il militare e l'energetico, in cui siamo maggiormente arretrati. Questa direzione traspare dalle stesse parole della ministra, che si auspica investimenti sempre più mirati per lo sviluppo dell'attrattività e dell'internazionalizzazione dei poli della conoscenza. La ripartizione del FFO, con una quota premiale sempre più consistente calcolata sui criteri aziendalistici anvuriani, conferma questa volontà politica che, negli anni, ha determinato la formazione di pochi poli di eccellenza, molto competitivi, spesso situati nel Nord produttivo, a scapito dei poli di serie B, situati nel Sud, ridotti a meri esamifici. Un sistema di ripartizione volto a piegare l'università alle esigenze strategiche, politiche ed economiche della nostra classe dirigente che la Ministra Bernini non ha in alcun modo modificato ma, anzi, rafforzato attraverso un aumento del controllo sull'ANVUR.

Cara Ministra, non caschiamo di fronte all'ennesima bugia e, come abbiamo fatto negli atenei e nelle piazze di questo paese in questi anni, ribadiamo che serve un piano di finanziamento pubblico di almeno 20 miliardi per le università e un cambiamento di paradigma di questo modello universitario che sappia porre al centro la funzione di ascensore sociale e emancipazione individuale e collettiva che questo dovrebbe avere. 

Come Cambiare Rotta e USB già da settembre saremo nelle università per continuare a costruire conflitto e organizzazione tra i settori accademici che non accettano più di restare a guardare la nostra classe dirigente mentre ci condanna a un futuro fatto di precarietà e sfruttamento.

Cambiare Rotta - Unione Sindacale di Base