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Rider: cos’altro ci serve? Subordiniamoli! Il parere dei PM nuovamente a sostegno della subordinazione

Nazionale,

Il parere con cui la Procura di Milano chiede di respingere l’istanza di revoca del controllo giudiziario su Foodinho segna un passaggio che va ben oltre il singolo procedimento: il tentativo di rendere accettabile attraverso qualche aggiustamento un modello fondato sul falso lavoro autonomo, sul cottimo e sul controllo algoritmico mostra ormai tutti i suoi limiti.

La Procura arriva a chiedere che venga fatta cessare quella che definisce una vera e propria “situazione di illegalità”, indicando tra le condizioni necessarie il riconoscimento del tempo effettivamente lavorato, la corretta qualificazione contrattuale, il rispetto della sicurezza e la trasparenza dell’algoritmo.

Anche la propaganda costruita da Glovo attorno ai presunti 14 euro lordi all’ora viene definitivamente smontata: dalle analisi tecniche emerge che, oltre il tempo di attesa, che non è stato mai retribuito nonostante le sentenze che lo indicano come orario di lavoro, anche il 30% del tempo di consegna non viene pagato. Non lo scopriamo oggi: lo hanno denunciato i rider nelle mobilitazioni organizzate da SLANG-USB e lo abbiamo portato dentro lo stesso procedimento attraverso la memoria depositata dall’avv. Giulia Druetta per i lavoratori persone offese, mostrando come, anche dopo l’annunciato aumento, i compensi continuassero a essere insufficienti quando rapportati al tempo reale di disponibilità.

Il punto politico decisivo è però un altro: la Procura afferma apertamente che gli elementi raccolti depongono per la subordinazione o comunque per l’applicazione delle tutele del lavoro subordinato, perché è la piattaforma a organizzare la prestazione, assegnare gli ordini, determinare unilateralmente il compenso, controllare il lavoratore e stabilire persino quale parte del suo tempo abbia valore economico.

È esattamente la questione che SLANG-USB pone da anni e che abbiamo ribadito anche al convegno che abbiamo tenuto al CNEL dello scorso luglio: non è più possibile affidare esclusivamente alla magistratura il compito di ricostruire, causa dopo causa, la natura reale di questi rapporti. Quando il potere datoriale viene esercitato attraverso l’algoritmo anziché attraverso un responsabile in carne e ossa, non per questo smette di essere potere direttivo e organizzativo.

Per noi da questa constatazione discende una conseguenza altrettanto chiara: l’unico inquadramento contrattuale coerente con la natura reale del lavoro dei rider è quello subordinato, con applicazione del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione. Non servono nuovi contratti costruiti intorno alle esigenze delle piattaforme, né forme ibride che mantengano il rischio d’impresa sulle spalle dei lavoratori: il settore di riferimento esiste già e dispone degli strumenti contrattuali necessari per garantire salario, orario, contribuzione, sicurezza e diritti sindacali.

Alla luce di quanto sta emergendo, appare quindi superato e politicamente delegittimato anche l’attuale tavolo sulla contrattualizzazione del settore, costruito espungendo di fatto la subordinazione dal confronto e lasciando fuori proprio USB, una delle organizzazioni maggiormente presenti tra i rider e protagonista delle principali mobilitazioni e vertenze del settore. Non si può continuare a discutere soltanto di come regolamentare il lavoro autonomo mentre Procure e Tribunali descrivono un rapporto nel quale organizzazione, controllo e determinazione del prezzo restano nelle mani dell’impresa.

Lo stesso vale per la sicurezza. Il parere richiama espressamente anche la recente sentenza del Tribunale di Torino, che ha imposto a Glovo precise misure di tutela della salute e della sicurezza. È un risultato concreto dell’organizzazione dei lavoratori e, insieme, l’ennesima dimostrazione di quanto diritti elementari continuino a dover essere conquistati nelle aule giudiziarie.

Questa vicenda dovrà pesare anche nelle nuove consultazioni delle parti sociali a settembre sullo schema di recepimento della Direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme. Nelle osservazioni presentate USB ha indicato precisamente questa direzione: la presunzione di subordinazione deve essere capace di riconoscere il potere datoriale nella sua forma contemporanea, considerando l’inserimento nell’organizzazione produttiva della piattaforma, la dipendenza dai processi standardizzati e la determinazione unilaterale del compenso.

Il parere della Procura rende quindi ancora più urgente una scelta politica. Non possiamo continuare a delegare ai giudici il compito di riconoscere ciò che ormai emerge con chiarezza dall’intero settore.

Serve riaprire il confronto sulla contrattualizzazione dei rider mettendo finalmente al centro subordinazione e applicazione del CCNL Logistica, salario per tutto il tempo di lavoro, contribuzione piena, sicurezza e controllo sindacale sull’algoritmo.

Il controllo giudiziario su Foodinho non può essere revocato sulla base di qualche correzione formale. Ma soprattutto non può essere il controllo giudiziario a sostituire indefinitamente ciò che Governo e Ministero del Lavoro devono assumersi la responsabilità di fare: riconoscere che dietro l’algoritmo c’è un datore di lavoro e che chi lavora alle sue dipendenze deve avere un contratto subordinato e il CCNL Logistica.