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Metalmeccanici // Contratti

Metalmeccanici: ma 93% de che? La finta democrazia dei numeri che approva un contratto che arretra ovunque

Nazionale,

È stato annunciato che l’ipotesi di rinnovo del CCNL Federmeccanica-Assistal è stata approvata con il 93,13% dei voti favorevoli. Un dato presentato come plebiscitario. Ma la realtà dei numeri racconta altro.

Il CCNL Federmeccanica-Assistal copre oltre 1,5 milioni di lavoratrici e lavoratori. Secondo i dati diffusi da Fim, Fiom e Uilm, hanno votato in 464.287, di cui 427.898 favorevoli. Significa che ha partecipato al voto circa il 30% della platea contrattuale e che i sì rappresentano meno del 30% dell’intero universo coperto dal contratto.

Il 93% è la percentuale dei votanti, non dei metalmeccanici. La consultazione può essere formalmente valida, ma non può essere raccontata come mandato plebiscitario dell’insieme della categoria.

Nel merito, questo rinnovo segna un arretramento su tutti i punti fondamentali.

Non si recupera il 18% di potere d’acquisto perso negli ultimi anni. L’aumento previsto – 205 euro lordi in quattro anni – è diluito nel tempo e non rappresenta salario fresco. È un incremento che non colma l’erosione inflattiva reale e che lascia i lavoratori ben lontani da una paga base dignitosa.

Non si è parlato di riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. In una fase di trasformazione tecnologica e aumento della produttività, la redistribuzione del tempo di lavoro avrebbe dovuto essere centrale. Non lo è stata.

Non è stato eliminato il meccanismo del superminimo riassorbibile. Questo significa che migliaia di lavoratori continueranno a vedere gli aumenti contrattuali assorbiti da voci già presenti in busta paga, senza alcun reale incremento netto. Si firma un aumento che, per molti, non si tradurrà in un euro in più.

Zero euro per la vacanza contrattuale. Conferma del meccanismo IPCA che non aggancia il salario all’inflazione reale. Maggiore flessibilità per le imprese in materia di orario, straordinari e gestione dei PAR. Nessun rafforzamento sostanziale del potere delle RSU e degli RLS in materia di sicurezza, nonostante il numero drammatico di infortuni e morti sul lavoro.

Questo contratto non redistribuisce ricchezza. Non tutela realmente il salario. Non riduce l’orario. Non supera i meccanismi che neutralizzano gli aumenti. Non rafforza il potere dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

La questione non è solo economica. È democratica.

Una percentuale del 93% sui votanti non può essere utilizzata per legittimare un arretramento complessivo della condizione salariale e normativa della categoria. La rappresentanza reale si misura sull’intera platea contrattuale e sulla capacità di migliorare concretamente la vita dei lavoratori.

Per noi la direzione è opposta: recupero integrale del potere d’acquisto perso, aumento reale e non assorbibile, paga base dignitosa, meccanismo automatico legato all’inflazione reale, riduzione dell’orario a parità di salario.

Il resto è propaganda numerica.