Negli scorsi giorni molti giornali hanno raccontato come una “svolta” la decisione di Glovo di aumentare dal 1° giugno il compenso minimo per consegna da 2,50 a 3 euro e di modificare il coefficiente utilizzato dall’algoritmo per il calcolo delle tariffe. Ma la realtà è molto diversa dalla propaganda aziendale: Glovo non introdurrà alcuna paga oraria, non verrà pagato il tempo di lavoro effettivo né quello trascorso in strada in attesa degli ordini che nel sistema di free login rimane tra i più elevati.
Continuerà invece a esistere il sistema del cottimo algoritmico: sarà ancora l’algoritmo a decidere quanto “vale” una consegna sulla base di tempi medi stimati dalla piattaforma. In pratica, il compenso verrà semplicemente calcolato con un coefficiente più alto: circa 23 centesimi al minuto invece degli attuali 16. Tutto il tempo di attesa resterà invece non retribuito. Siamo di fronte all’ennesima operazione di facciata con cui Glovo tenta di ripulire la propria immagine pubblica e di uscire dal controllo giudiziario senza mettere realmente in discussione il modello di sfruttamento costruito in questi anni.
È grave che gran parte dell’informazione abbia rilanciato la narrazione aziendale parlando impropriamente di “14 euro l’ora”, come se esistesse una retribuzione oraria garantita. Non è così. Non esiste alcuna paga oraria, contributi, alcun contratto subordinato, né vera rappresentanza sindacale.
Ancora più grave è che mentre si prova a raccontare all’opinione pubblica che “il problema è risolto”, starebbero proseguendo interlocuzioni e trattative sulla contrattualizzazione dei rider senza il coinvolgimento di USB, una delle principali organizzazioni sindacali realmente attive e rappresentative nel settore.
È quindi inaccettabile che ai tavoli di confronto non siano presenti le organizzazioni che hanno costruito sul campo le rivendicazioni reali con i rider e che ogni giorno, da anni, ne rappresentano condizioni, bisogni e conflitti. La rappresentanza non può essere decisa nelle stanze chiuse o misurata soltanto attraverso equilibri formali: deve basarsi sul consenso reale espresso dalle lavoratrici e dai lavoratori del settore.
Per questo USB pretende l'immediata convocazione ai tavoli di confronto e che il governo Meloni intervenga riconoscendo senza ambiguità la natura subordinata del lavoro dei rider. Non accetteremo accordi costruiti senza chi rappresenta realmente i lavoratori. Dopo anni di incidenti, sfruttamento, ricatti algoritmici e morti sul lavoro, i rider non hanno bisogno di operazioni mediatiche o di aumenti simbolici utili soltanto a migliorare l’immagine delle piattaforme. Hanno bisogno di un salario orario garantito, diritti, contributi, sicurezza e il riconoscimento del lavoro subordinato all'interno del CCNL Logistica.
Slang USB
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