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Comunicati Stampa

Forum Euromediterraneo dell'Acqua è la vetrina di chi specula su un diritto essenziale

Roma,

Dal 29 settembre al 2 ottobre a Roma, presso La Nuvola, si tiene il Forum Euromediterraneo dell'Acqua: oltre 100 conferenze, 5.000 partecipanti, 40 delegazioni straniere, banche, multiutility e governi riuniti a discutere di "risorse idriche". Tra i protagonisti, ACEA — la multiutility partecipata dal Comune di Roma che gestisce il servizio idrico in Lazio, Puglia, Basilicata e Sicilia — e le grandi imprese che sulla finanziarizzazione dell'acqua costruiscono i propri profitti. Una kermesse che rivolta a costruire alibi a chi su un bene fondamentale per l’umanità costruisce i propri profitti.

Due fatti che il Forum non dirà.

Primo: la crisi idrica e i cambiamenti climatici non sono ipotesi da convegno, ma un processo che danneggia la salute e va contrastato, senza esitazione e soprattutto senza dinamiche speculative. A Viterbo e in oltre 90 comuni del Lazio — per quasi un milione di persone — l'acqua del rubinetto supera da anni i limiti di legge per i valori dell'arsenico, tanto da determinare per l'Italia un deferimento alla Corte di Giustizia UE e una condanna del TAR Lazio per danno biologico ai cittadini esposti.

Uno studio ISDE su oltre 165.000 residenti ha documentato l'aumento del rischio di patologie gravi legato a questa esposizione. Tanto che l’incidenza delle neoplasie (tumori) sulla popolazione della provincia di Viterbo risulta tra le più alte d’Italia. A dimostrazione che mentre nei saloni di rappresentanza si discute di governance dell'acqua, in periferia si continua a bere acqua che avvelena.

Secondo: la privatizzazione non riduce le bollette, le aumenta. Le perdite di reti idriche sfiorano in media il 42% a livello nazionale — un dato che i cittadini pagano due volte: nel servizio, peggiorato e nella bollette maggiorate così da garantire profitti immutati a queste società. Nei piccoli comuni poi, dove la logica finanziaria prevarica ancor di più la garanzia di servizio pubblico, il paradosso è lampante: meno manutenzione, meno qualità, più costi. Tutto questo in aperta violazione del risultato del referendum del 2011, quando oltre 28 milioni di cittadini si espressero per l'acqua pubblica — un mandato popolare tradito in modo bipartisan da tutte le forze di governo che si sono avvicendate.

Ma c'è un terzo elemento, ancora più grave, la presenza di Mekorot.

L’invito alla compagnia idrica israeliana, legata da accordi commerciali ad ACEA è inaccettabile. Non parliamo di un operatore come gli altri, ma dello strumento con cui il governo israeliano nega l'accesso all'acqua alla popolazione palestinese nei territori occupati, usando una risorsa che dovrebbe essere fruibile e garantita a tutti, per utilizzarla viceversa come arma di occupazione e genocidio.

Chi utilizza un bene essenziale come strumento di oppressione e morte non può sedersi a nessun tavolo. Chi commette crimini come quelli che si stanno compiendo in Palestina, va’ processato, non invitato a convention di nessun tipo.

Per tutto questo il 29 settembre alle ore 16.30 saremo in piazzale degli Archivi (EUR). Non accettiamo che l'acqua — bene comune, diritto internazionale — sia merce di scambio tra multiutility, fondi finanziari e un'azienda complice dell'occupazione e del genocidio in Palestina. Non accettiamo che si parli di "sicurezza idrica" mentre si tace su arsenico, tumori e bollette raddoppiate per i cittadini.

Appuntamento alle ore 16:30 per contestare il Forum OneWater e la sua "Finanza Blu". Sull'acqua non si specula, non deve esser privatizzata e non possiamo tacere quando viene usata come arma di guerra.

L’acqua si difende, non si vende.

 

A.Ba.Co. (Associazione di Base dei Consumatori) – Lazio