Siamo archeologhe e archeologi organizzati in Slang-USB e scriviamo questo appello per invitare la nostra categoria a mobilitarsi in vista dello sciopero generale del 30 ottobre.
In queste settimane abbiamo accolto con orgoglio le immagini dei nostri colleghi francesi e portoghesi di SGPA–CGT Archéologie e STARQ – Sindicato dos Trabalhadores de Arqueologia, scesi nelle piazze contro guerra e carovita al fianco di studenti, cittadini e altri lavoratori del comparto pubblico e privato.
Malgrado le difficoltà insite nell'organizzazione del lavoro (molti/e di noi sono Partite IVA) che ci escludono formalmente dall'esercizio del diritto di sciopero, noi non vogliamo e non possiamo essere da meno.
Non possiamo ignorare le condizioni in cui lavorano molti/e di noi, altamente formati eppure costretti a forme coatte di lavoro autonomo prive di tutele e ammortizzatori (malattia, ferie, TRF, disoccupazione, ecc.), spesso con compensi a ribasso imposti unilateralmente e pagamenti a cottimo; oppure impiegati in cantiere con il CCNL Multiservizi o altri contratti inadeguati. Chi di noi opera in esterno è esposto alle temperature elevate in estate e a quelle rigide in inverno senza la possibilità di fermarsi, pena il mancato incasso della giornata di lavoro. Chi di noi opera nei servizi museali e affini, spesso soffre sotto-inquadramento professionale, salari bassi ed è esposto alla precarietà degli appalti.
Non possiamo ignorare il mancato rispetto di adeguate misure di sicurezza su molti cantieri edilizi e stradali in cui prestiamo servizio, ma anche su scavi archeologici universitari dove operano studenti e studentesse, in diversi siti e musei dove lavorano colleghi e colleghe.
Non possiamo ignorare questioni sociali come il caro carburante, i rincari delle bollette e il costo degli affitti, che rendono sempre più insostenibili le nostre spese quotidiane e professionali.
Non possiamo ignorare la cronica mancanza di risorse destinate alla cultura, alla conoscenza, alla tutela, alla valorizzazione del patrimonio pubblico e alla pianificazione territoriale, in un Paese che preferisce erodere sempre più i servizi, le attività di ricerca e l'istruzione in favore di investimenti in armi e nell’industria bellica.
Non possiamo ignorare le distruzioni, le sottrazioni di reperti e le perdite irreparabili subite dal patrimonio culturale internazionale nelle zone di guerra, in uno scenario sempre più dirompente di instabilità e conflitto che, attraverso il traffico di armi, contribuiamo ad alimentare.
Non possiamo ignorare il genocidio in Palestina, che prosegue impunito anche con il supporto ideologico dell'archeologia israeliana, tra confische di terre per fini di ricerca, istituzioni universitarie sorte in territori illegalmente occupati e minacce/pressioni sulla comunità accademica internazionale, come accaduto nell'ambito dell'European Association of Archaeology (che invitiamo fortemente a boicottare, in solidarietà con il movimento Archaeologists Against Apartheid).
L'archeologia è ancora percepita da molti/e come una disciplina elitaria, relegata dentro la propria torre d'avorio. O tuttalpiù come un'affascinante trasposizione cinematografica.
Noi dalla torre vogliamo uscire. Anzi, vogliamo vederla crollare.
Vogliamo essere presenti e visibili come categoria, con le nostre rivendicazioni e specificità. Ma vogliamo anche essere al fianco del blocco sociale che, in questi giorni, anche in Italia sta dando grande prova di lotta e dignità.
Per queste ragioni, invitiamo i colleghi e le colleghe delle Soprintendenze, dei musei e dei parchi archeologici, i dipendenti e i collaboratori delle società archeologiche e delle imprese edilizie, i ricercatori e le ricercatrici delle università, i docenti, gli studenti e le studentesse delle facoltà di archeologia a sospendere tutte le attività nella giornata di sciopero generale.
Scavi, sorveglianze, ricerche, lezioni, uffici.
Invitiamo anche le altre professioni culturali a fare lo stesso.
Come professionisti/e siamo abituati a lavorare con la storia. Ma la storia è anche quella che siamo chiamati a scrivere oggi, con le nostre scelte individuali e collettive.
Il 30 ottobre scendiamo in piazza.
Blocchiamo tutto!
Archeologhe/i Slang-USB