Modello Salis: profitti ai privati e lavoro povero per il futuro della cultura dei musei civici di Genova
Da mesi i lavoratori e le lavoratrici della cultura di Genova portano avanti un confronto serrato con l’amministrazione in merito al nuovo partenariato pubblico - privato (anche nominato PPP) che prevede di cristallizzare le esternalizzazioni dei musei civici per un tempo medio- lungo.
Cosa significa veramente ? il comune di Genova vuole mettere in capo al privato gli oneri di manutenzione e investimento sui poli museali, mantenendo la direzione culturale e artistica dei musei e il controllo sul costo della bigliettazione, costo che si è premurata di aumentare dal 01/01/26 prima dell’eventuale attuazione del PPP. In questo modello le entrate andranno direttamente nelle casse del privato (aumentate ad hoc), mentre il comune manterrà la gestione politica.
Da mesi l’USB lavoro privato insieme alla RSU del Comune di Genova è ai tavoli con l’Assessore Montanari per discutere di come si intenda vigilare sulle condizioni di lavoro del futuro PPP e quali vincoli intenda porre in essere il comune come stazione appaltante, con particolare riferimento al CCNL Federculture, riconosciuto come l’unico vero contratto di riferimento del settore.
Dopo sei mesi di promesse e impegni da parte dell’amministrazione si è rivelato l’intoppo che USB denunciava da mesi: il ppp prevede che sia direttamente il progetto del proponente privato ad essere messo a gara, il cui piano economico finanziario è calcolato sul CCNL coop. sociali: un contratto povero, senza adeguate tutele e soprattutto che non è quello di settore.
Al tavolo tecnico che si è tenuto ieri in comune l’ufficio tecnico ha inizialmente finto che la questione non fosse nota, successivamente riletto insieme il verbale del tavolo precedente ha dovuto ammettere l’errore. Il PEF del proponente privato inoltre è stato dichiarato di pubblico interesse, ma quali controlli sono stati fatti sul CCNL? Il pubblico interesse del comune di Genova è quindi quello di cristallizzare l’esternalizzazione dei musei civici per nove anni proponendo come base di gara il CCNL cooperative sociali, tra i più poveri d’Italia, scaricando i costi sui lavoratori?
Questa situazione è semplicemente inaccettabile, devono esserne informati i lavoratori e la cittadinanza.
Il comune ha ribadito, solo dopo una lunga discussione, che valuterà l’inserimento del federculture e di punteggi premiali a chi si presenterà alla gara con quel contratto e garantendo nove euro l’ora di salario minimo.
Come lavoratori e lavoratrici siamo indignati e indignate della mancata assunzione di responsabilità da parte del Comune, che al netto di tante belle parole, sta facendo uscire una proposta, assunta dal proponente privato, calcolata sul ccnl cooperative sociali, con un disciplinare che attribuisce punteggi premiali non vincolanti.
A questo punto le conseguenze di questo progetto divengono chiarissime: il comune ha già aumentato il costo della bigliettazione che nel breve periodo sarà tutta in tasca al privato e ha scelto un progetto, appunto quello del ppp, che per una serie di ragioni legali e burocratiche (che facevamo presenti da mesi come o.s.) avrà una gara con un PEF fondato su uno dei contratti più poveri del paese.
La cultura non è solo direzione culturale ma dovrebbe ridare dignità alla parola lavoro, ad oggi assente al netto dell’assenza di tutele e meccanismi di monitoraggio concreti.
Il 30 ottobre anche come cultura saremo in sciopero generale, contro un modello liberale che ci vuole sempre più poveri e privatizzati, senza differenze da destra a sinistra.
Unione Sindacale di Base