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Porti // Iniziative

No al traffico di armi e materiale bellico dal porto di Ravenna! Assemblea pubblica Martedì 22 settembre – ore 18.00 - sala Ragazzini largo Firenze

Ravenna,

L'Avvocatura dello Stato, difendendo l'Agenzia delle Dogane davanti al Consiglio di Stato, ha scritto nero su bianco ciò che da anni denunciamo: il porto di Ravenna ha una "rilevanza militare" tale da giustificare il segreto sui traffici d'armi che vi transitano. La motivazione addotta è che saremmo dentro una guerra mondiale "a pezzi" e "ibrida", e che rendere pubblici anche solo i dati quantitativi sul materiale bellico movimentato metterebbe a rischio la sicurezza nazionale.

La battaglia legale è quella intrapresa dalla giornalista Linda Maggiori insieme all'avvocato Andrea Maestri, dopo che l'Agenzia delle Dogane le aveva negato l'accesso civico ai dati sul transito di materiali d'armamento. Il TAR dell'Emilia-Romagna, lo scorso luglio, aveva riconosciuto il diritto di conoscere almeno le quantità di armi movimentate. Di fronte a questa sentenza, invece di rispettarla, lo Stato ha scelto di fare ricorso e di invocare il segreto militare su un porto commerciale. Il paradosso è evidente: cercando di nascondere la verità, l'Avvocatura dello Stato ha acceso su Ravenna i riflettori come mai prima. Da oggi nessuno può più far finta di non sapere che dal porto passano armi, verso i territori di guerra del Medioriente, in un contesto — quello della guerra generalizzata e dei mercati bellici internazionali — dove la trasparenza non è un dettaglio burocratico ma deve essere invece una garanzia costituzionale.

La legge 185 del 1990 vieta l'esportazione di materiale d'armamento verso paesi in stato di conflitto o responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. È una legge dello Stato italiano, non un auspicio. Se i dati sul traffico d'armi dal porto di Ravenna vengono coperti da segreto, diventa impossibile per chiunque — cittadini, giornalisti, lavoratori portuali — verificare che questa legge venga rispettata. Il segreto non protegge la sicurezza nazionale: protegge chi vuole continuare a commerciare armi senza controlli, con qualunque destinazione.

Il 22 settembre ricorre l'anniversario del primo sciopero dello scorso anno per la Palestina: una data che scegliamo per convocare una nuova assemblea pubblica, un anno dopo, con la consapevolezza che quella battaglia è più che mai attuale. Non a caso, a chiedere trasparenza sono anche le lavoratrici e i lavoratori dell'Agenzia delle Dogane, che tramite USB sostengono il ricorso di Linda Maggiori dichiarando di non voler lavorare per la guerra. È lo stesso diritto all'obiezione di coscienza sul lavoro che rivendichiamo: nessuno dovrebbe essere costretto a prestare la propria opera per produrre, trasportare o movimentare materiale bellico. Un ruolo di primo piano in questa battaglia lo hanno avuto e lo hanno tuttora i lavoratori portuali, che con i loro scioperi hanno già contribuito a bloccare navi cariche di armi in diversi scali italiani: il prossimo 30 ottobre è fissata una nuova giornata di sciopero internazionale dei porti contro il traffico di armi, a cui guardiamo con la consapevolezza che senza chi lavora nei porti questa battaglia non si vince.

Per questo USB convoca un'assemblea pubblica cittadina aperta a tutta la città: lavoratrici e lavoratori, studenti, realtà sindacali, comitati, associazioni antimilitariste e pacifiste, tutte le realtà del territorio che in questi anni si sono mobilitate contro la guerra e il traffico d'armi dal porto di Ravenna. Un appello lo rivolgiamo direttamente ai portuali ravennati, che già hanno scioperato contro il traffico d'armi e per il riconoscimento del lavoro usurante: le due battaglie, quella contro la guerra e quella per la dignità del lavoro nei nostri porti, sono la stessa battaglia. Ravenna è un porto civile. Vogliamo che lo resti.

Assemblea pubblica Martedì 22 settembre – ore 18.00 - sala Ragazzini largo Firenze - Ravenna