Non si piò morire di caldo e lavoro. Questo è quello che hanno detto martedì 7 luglio con le loro mobilitazioni e scioperi i Rider, i facchini, i corrieri che hanno bloccato ben 7 magazzini della SDA a Roma, gli operai di alcune fabbriche dell’Emilia-Romagna, della Toscana, del Veneto e i portuali di Livorno.
Nei prossimi giorni, dopo una breve pausa con un clima più mite, le temperature risaliranno oltre i 35 ° senza che le condizioni nei posti di lavoro siano migliorate.
L’USB Lavoro Privato a tutela della salute dei lavoratori proclama lo stato di agitazione, con contestuale proclamazione di un pacchetto di 16 ore di sciopero cui potranno fare ricorso da oggi 10 luglio le strutture territoriali e aziendali.
Il Governo, le regioni hanno varato dei dispositivi di legge e normativi che introducono dei meccanismi di tutela parziale, come la cassa integrazione, il blocco delle attività lavorative dalle 12.30 alle 16 e altre disposizioni. L’Inail dal canto suo ha inviato una circolare che ribadisce alcuni concetti alla base del D.Lgs. 81/2008, su salute e sicurezza.
In realtà poco è cambiato nelle fabbriche, nei capannoni, sulle banchine, nei campi e per quanti faticano all’aperto o all’interno delle strutture pubbliche come le scuole prive di climatizzatori.
Il diritto alla salute dei lavoratori è sancito dalla Costituzione italiana, agli articoli 2, 32, 35 e 41, oltre che dal D.Lgs. 81/2008. Tuttavia, le morti sul lavoro e quelle causate da malattie professionali dimostrano che, di fronte agli interessi padronali, le leggi da sole non bastano: serve una mobilitazione forte e determinata.
Per questo chiediamo:
- l’attivazione di tavoli di confronto e negoziazione stabili nelle aziende per il monitoraggio e la realizzazione dei piani volti a garantire condizioni climatiche salubri, con il pieno coinvolgimento delle RSU e delle RLS.
- l’incremento delle pause retribuite durante l’orario di lavoro,
- l’integrazione piena della retribuzione nei casi in cui venga adottata la CIGO,
- la fornitura continua di acqua potabile, l’efficientamento degli impianti di refrigerazione dei luoghi di lavoro, adeguata copertura delle postazioni lavorative.
- l’aggiornamento dei DVR e DVRI
- la verifica della congruità con il clima dei DPI e dell’abbigliamento aziendale
- stop alle attività all’aperto e nelle aree “calde” con la temperatura di 35% in su
- la stretta sorveglianza sanitaria a partire dai lavoratori fragili e over 50
L’USB invita le sue strutture ad attenzionare delegati e lavoratori sul diritto alla salute e alla sicurezza con il caldo estremo attraverso assemblee nei luoghi di lavoro, spiegando le ragioni dello stato di agitazione e del pacchetto di 16 ore di sciopero.
Per le aziende soggette alla L. 146/90 e successive modifiche, in presenza di gravi e motivati rischi per la salute, i lavoratori possono astenersi dal lavoro se l’azienda non adotta tutte le misure necessarie a tutelarne l’incolumità psicofisica.
Lo sciopero sarà proclamato dalle strutture territoriali e aziendali dell’USB Lavoro Privato, senza preavviso, nelle aziende in cui non sia garantita la tutela della salute dei lavoratori, come previsto dalle norme vigenti.