Negli ultimi mesi, dentro e attorno alle scuole italiane, circolano volantini e contenuti social che rilanciano la parola d'ordine "remigrazione", il progetto neofascista di espulsione di massa di persone straniere o di origine straniera, indipendentemente dal fatto che siano cittadine italiane, nate in Italia o inserite da anni nel tessuto sociale e produttivo del nostro Paese.
Complimenti per la fantasia! Rispolverare la purezza della razza nel 2026 e chiamarla "rimpatrio volontario" richiede un certo talento nel maneggiare l'uso dell'eufemismo.
Partiamo da un punto fermo. Espellere in blocco esseri umani in base all'origine etnica, oltre ad essere un progetto irrealizzabile sotto molto punti di vista, in primo luogo economico, non è una proposta politica legittima da mettere ai voti: è la negazione dei principi fondativi della Costituzione. Se un partito lo scrive su un volantino distribuito davanti a una scuola, non esprime un'opinione forte, promuove qualcosa che la storia ha già processato.
Ma andiamo ai numeri, che piacciono meno della propaganda. Secondo il Ministero dell'Istruzione, nell'A.S. 2022/2023 gli alunni con cittadinanza non italiana sono 914.860, l'11,2% della popolazione scolastica, con punte del 18,4% in Emilia-Romagna. Il 65,4% è nato in Italia. Sono le seconde generazioni: italiani per lingua, scuola, amicizie, squadra del cuore, ma non per un pezzo di carta che la destra si guarda bene dal voler cambiare, perché senza lo straniero da additare il teatrino non funziona.
Proviamo a prendere sul serio il piano. Da un giorno all'altro, un alunno su nove sparisce dalle aule, in alcuni territori quasi uno su cinque. Gli organici di docenti e personale ATA sono calcolati sugli iscritti: meno alunni, meno classi, meno cattedre, meno posti da collaboratore scolastico e segreteria. Nei territori già colpiti dal calo demografico l'effetto sarebbe un'ondata di accorpamenti e plessi chiusi. Il grande piano per "salvare il lavoro italiano" si tradurrebbe in migliaia di lavoratori italiani della scuola disoccupati. Applausi per i remigratori!
Il trucco funziona solo se nessuno fa due conti: si indica il bambino straniero come causa degli affitti alle stelle, dei salari fermi, della sanità smontata, così la rabbia sociale non arriva mai a chi quelle scelte le ha fatte davvero. Chi oggi strilla contro la "sostituzione etnica" non ha mai proposto un euro in più per l'organico delle scuole o l'italiano L2, strumenti concreti per colmare il divario di ritardo scolastico tra italiani e stranieri, oggi al 7,9% contro il 26,4%. È più facile scrivere "remigrazione" su un adesivo che finanziare un docente di sostegno.
Continueremo a portare nelle scuole italiane le nostre posizioni al posto di slogan, e Costituzione al posto di propaganda. Difendere il diritto allo studio degli studenti stranieri e di seconda generazione significa difendere il posto di lavoro di chi nella scuola ci lavora ogni giorno, i principi su cui questa Repubblica è nata dopo aver sconfitto il fascismo, e il futuro di una scuola pubblica statale da rifinanziare, non da svuotare per un incubo già visto.
Significa battersi contro barbarie che la Storia ha già conosciuto, contro proposte razziste che tornano in voga in un'Occidente in crisi, la cui strada è stata spianata da politiche militariste e securitarie dai passati governi di centrodestra e centrosinistra (do you remember Minniti?), continuate da questo Governo, cui Valditara pure si fa alfiere, strizzando l'occhio a proposte inaccettabili. Ma la scuola siamo noi.
Quanto affermiamo si collega profondamente al nostro progetto sindacale di organizzazione dei lavoratori migranti. Non è più propaganda, è razzismo fascista violento. Per questo mercoledì 24 settembre, alle 18:30, USB terrà un'assemblea nazionale online rivolta a tutte le lavoratrici e i lavoratori stranieri in Italia, per costruire un percorso sindacale organizzato che rivendichi non solo il diritto di cittadinanza, ma tutti i diritti lavorativi che oggi vengono negati a chi lavora in questo paese senza avere le stesse tutele di chi ci è nato.
E qui sta il filo che tiene insieme la scuola e il lavoro. Chi oggi parla di remigrazione nei volantini davanti ai cancelli scolastici è lo stesso soggetto politico che nei magazzini, nei cantieri, nei campi e nelle case di riposo tiene i lavoratori stranieri ricattabili, senza contratto regolare, senza voce, spesso senza nemmeno un permesso di soggiorno che non dipenda dal datore di lavoro. Non è un caso: come abbiamo già evidenziato, oltre il 40% dei lavoratori in settori come logistica, assistenza alle persone, bracciantato, edilizia, riders e turismo sono lavoratori stranieri. Il razzismo, a scuola come sul lavoro, non è mai solo un fatto culturale, è uno strumento che serve a dividere chi lavora, a tenere bassi i salari di tutti e a rendere più ricattabile chi non ha la cittadinanza. Per questo USB non si limita a denunciare le due facce della stessa propaganda, ma costruisce insieme ai lavoratori stranieri, cittadini o meno, un percorso sindacale comune. Perché la classe che lavora non ha etnia, e chi prova a dividerla lo fa sempre per farla pagare, tutta, allo stesso padrone.
Vale per la scuola. Vale per il lavoro.
USB Scuola
OSA - Opposizione Studentesca d'Alternativa