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Rider // Iniziative

Rider, Subordinazione e Rappresentanza: quale futuro per il lavoro tramite piattaforma? 20 Luglio ore 14 convegno al Cnel, Viale Lubin 2, Roma

Roma,

L'ultimo Decreto Lavoro del Governo Meloni è intervenuto anche sul settore del lavoro tramite piattaforme digitali e, in particolare, sul lavoro dei rider. Un intervento che arriva in una fase cruciale per il settore del food-delivery: mentre la Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario nei confronti di Glovo e Deliveroo nell'ambito di indagini relative a sfruttamento e caporalato digitale, l'Italia è chiamata a recepire entro il 2 dicembre 2026 la Direttiva UE 2024/2831 sul lavoro di piattaforma. 

Eppure, nonostante la centralità del momento, il decreto non ha affrontato il nodo fondamentale che attraversa da anni il settore: il riconoscimento della natura subordinata del lavoro svolto dai rider.

Le mobilitazioni che hanno attraversato il settore negli ultimi anni e che hanno trovato nuova forza dalla primavera del 2026 hanno posto nuovamente con chiarezza una rivendicazione centrale: il riconoscimento dei rider come lavoratori subordinati, con piena applicazione del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione e la loro equiparazione ai driver della logistica dell'ultimo miglio. La questione della subordinazione non rappresenta un mero problema di qualificazione giuridica, ma il punto decisivo da cui dipendono salario, orario di lavoro, strumenti necessari allo svolgimento dell'attività lavorativa, contribuzione previdenziale, sicurezza e diritti sindacali.

Se il Decreto 1 maggio intendeva rappresentare un primo recepimento della Direttiva europea, il risultato è insufficiente: il richiamo alla presunzione di subordinazione e alla trasparenza degli algoritmi non ha introdotto, infatti, elementi sostanzialmente innovativi rispetto al quadro normativo esistente e non ha modificato concretamente le condizioni materiali di vita e di lavoro dei rider. Dall'altro lato il Decreto ha cercato, invece, di ricondurre il caporalato digitale alle sole pratiche di scambio degli account che coinvolgono in larga parte lavoratori immigrati privi di un permesso di soggiorno stabile, spostando cioè il problema sugli effetti del fenomeno e sulla condizione individuale dei lavoratori, mentre resta invariato il nodo centrale della regolarizzazione e dell’accesso al lavoro, che costituisce la principale leva per incidere realmente sulla ricattabilità che alimenta il caporalato digitale.

In questo scenario emerge con forza un'ulteriore questione: quella della rappresentanza sindacale.

Mentre si discute del futuro inquadramento dei rider e del recepimento della direttiva europea, sono già attivi tavoli di confronto e interlocuzioni con alcune parti sociali che stanno contribuendo a definire il futuro assetto del settore. Eppure, organizzazioni sindacali come USB, che da anni rappresentano concretamente migliaia di rider attraverso vertenze, manifestazioni, assemblee sindacali e attività di organizzazione sul territorio nazionale, risultano escluse da questi percorsi. 

Si pone quindi una questione democratica e sindacale che riguarda l'intero mondo del lavoro: chi decide chi rappresenta i lavoratori? Sulla base di quali criteri viene riconosciuta la rappresentanza? Com’è possibile discutere del futuro dei rider senza coinvolgere le organizzazioni sindacali che hanno costruito assieme a loro sul campo le rivendicazioni e le hanno rappresentate attraverso vertenze, mobilitazioni e percorsi di conflitto?

Dall’altra parte, l’andamento - prevedibile - dello stesso tavolo, aperto con l’esclusiva presenza delle parti private, già mostra platealmente i propri limiti: il tema della subordinazione, che fino a pochi mesi fa rappresentava il nodo centrale del dibattito pubblico e istituzionale sul lavoro tramite piattaforma, è stato progressivamente espunto dall'agenda della trattativa. Al suo posto si discute esclusivamente di possibili forme di regolazione del lavoro autonomo, assumendo come punto di partenza proprio quel modello organizzativo che è stato messo radicalmente in discussione dalle inchieste della Procura della Repubblica di Milano.

Per questo come USB crediamo che il recepimento della direttiva europea non riguardi soltanto una modifica normativa, ma anche il ruolo che lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali hanno nella sua definizione e che il ruolo delle Istituzioni in questa fase sia cruciale nel farsi garanti di una transizione verso la subordinazione, che restituisca dignità alle decine di migliaia di rider che lavorano nel settore e che vincoli queste multinazionali al rispetto degli obblighi che hanno anche nei confronti dello Stato.

Interventi 

Saluti del Presidente del CNEL Renato Brunetta

Paola Palmieri – Consigliere al CNEL per USB

DR Paolo Storari – PM Procura di Milano

Giulia Druetta – Avvocata Giuslavorista

Elena Lott e Lorenzo Montanari – Coordinamento Nazionale USB Slang

Luigi Di Cataldo – Docente Università di Brescia

Camilla Macciani – USB Migranti

Francesco Staccioli – Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato

 

Unione Sindacale di Base