18 settembre 2021, ultimo aggiornamento alle 19:32
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RSA Lombardia, non solo Golgi-Redaelli: alla Fondazione Busi di Cremona un infermiere per 170 ospiti. Moratti continua a tacere

Nazionale, 26/07/2021 10:45

O i delegati USB che lavorano nelle RSA lombarde portano sfiga oppure c’è un sistema (fatto da politici, sindacati, istituzioni e ispettori) che non vede o non vuole vedere. Altrimenti, diventa difficile spiegare come mai l’ennesima denuncia su ciò che avviene nelle RSA arrivi ancora una volta esclusivamente dall’USB.

Stavolta si tratta della Fondazione Busi di Cremona, dove la situazione è evidentemente pesante per il personale e grave per gli ospiti. I problemi sono sempre gli stessi: personale insufficiente e spremuto all’osso, mancanza di controlli da parte di chi dovrebbe vigilare, requisiti di accreditamento bassissimi che non consentono un livello di assistenza neppure alla soglia bassa della decenza.

Per queste ragioni, raccogliendo gli allarmi lanciati e documentati dalle lavoratrici della fondazione, l’USB ha scritto all’assessora Moratti, agli organismi di vigilanza dell’ATS, alla Commissione regionale III, una denuncia che parte – come già successo per i reparti appaltati dell’ASP Golgi-Redaelli - da una serie di domande:

Pensiate sia possibile che un solo operatore si debba occupare durante il turno notturno 22:00/06:00 degli ospiti di un intero piano? (1 operatore x75 ospiti su un piano, 1 operatore x 65 ospiti su un altro piano e 1 solo operatore su un terzo piano con 30 ospiti suddivisi in due nuclei specialistici per persone affette da disturbi comportamentali e patologie neurodegenerative).

 Vi pare possibile dovere provvedere in piena solitudine al cambio di tutti gli ospiti “leggeri”, relativa mobilizzazione passiva degli stessi e successivamente, con i colleghi di altri pian, provvedere al cambio degli ospiti non collaboranti/stato vegetativo/demenza senile ecc. lasciando così sguarniti altri settori e al contempo svolgendo altre disposizioni routinarie o assegnate dai vari coordinatori?

Occorre segnalare che nel suddetto turno è presente un solo Infermiere professionale per ben 170 ospiti: campanelli che suonano tutta notte, ospiti trascurati, operatore sfinito e nella oggettiva difficoltà di dovere decidere le priorità correndo da un reparto all’altro a prescindere da quello di assegnazione.

Rimane chiaro che i rischi per i lavoratori e per gli ospiti sono elevatissimi. Durante il giorno, chiedere agli ospiti cosa vogliono mangiare, distribuire il cibo, imboccarli, idratarli, sparecchiare, pulire i comodini, rimettere a letto tutti.

A proposito di rimettere a letto: ultranovantenni totalmente dipendenti da altri per qualunque tipo di attività, per disposizioni organizzative non devono essere rimessi a letto dopo pranzo per non movimentarli 2 volte a causa delle carenze di organico. Secondo alcuni possono fare il riposino direttamente in bascula, dalle 10,30 alle 15,00 e oltre, spesso sempre con lo stesso pannolone, con tutte le potenziali ricadute negative da mancata mobilizzazione. Possiamo ancora parlare di eccellenza sanitaria e socio-assistenziale?

Domande che descrivono perfettamente lo stato in cui versa il sistema socio-assistenziale in Lombardia e del quale nessuno sembra accorgersi, se non i delegati dell’USB.

Come nel caso dell’ASP Golgi-Redaelli, anche in questo caso, sono arrivate subito le smentite e le minacce di azioni legali nei confronti di chi ha portato alla luce una situazione che nulla ha a che vedere con l’assistenza e che antepone il profitto e le scelte economiche alla salute e al Diritto alla Salute.

D’altronde, nulla può davvero più stupire, nella regione che ha fatto della sanità un ambito di profitto, nel quale gli amministratori pubblici ai massimi livelli - da Formigoni, a Mantovani a Rizzo a molti altri – si sono mossi con la logica del comitato di affari, portando il livello delle prestazioni sanitarie dei privati al 50% del totale, precarizzando e privatizzando il possibile e dando il via libera, in modo incontrollato, al sistema degli appalti anche dentro il sistema sanitario-socio-assistenziale, lasciando che la salute di tutti, e degli anziani in questo caso specifico, venga gestita secondo la medesima logica dei depositi dei pacchi di Amazon.

Nell’attesa degli sviluppi, anche in questa vicenda l’USB non smetterà di fare tutte le battaglie che hanno come obiettivo la tutela del diritto alla salute di tutti.

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