USB Calabria esprime pieno sostegno agli agricoltori e alle agricoltrici della Piana degli Scrisi, all'Associazione Contadini Maierato, ai comitati, alle associazioni e a tutte le realtà che si stanno opponendo al progetto "Pizzo Vinci", e si schiera senza riserve al loro fianco. Lo chiamano agrivoltaico, ma quello che arriva tra Pizzo e Maierato sono 61.608 pannelli per 45 MW di potenza, un sistema di accumulo a batterie, oltre 73 ettari occupati direttamente e un'area complessiva che sfiora i cento ettari, tutti seminativi, con opere connesse che si allungano su Sant'Onofrio e Filogaso e con il vincolo preordinato all'esproprio già previsto a carico di 213 proprietari lungo il tracciato del cavidotto. Tutto questo in una fetta di territorio che già vede la presenza di 4 aree a forte concentramento di pannelli fotovoltaici e altri progetti, già approvati, saranno realizzati a breve. Il proponente è la Fri-El Spa, gruppo con sede amministrativa a Bolzano e sede principale a Roma, per un investimento dichiarato di circa 45 milioni di euro.
Il conto vero, quello che nelle brochure aziendali non si trova mai, dice che al territorio restano qualche decina di posti nei mesi di cantiere, in appalto e subappalto, e poi una manutenzione ordinaria fatta da qualche unità lavorativa, mentre spariscono cento ettari di seminativo, le giornate agricole che quei campi generano ogni anno, la superficie che tiene in piedi titoli, contributi e capacità produttiva delle aziende, quasi tutte a gestione familiare, e la filiera del grano Rosìa, varietà iscritta nel Registro regionale della biodiversità e riconosciuta dal Ministero dell'Agricoltura come risorsa genetica da conservare. Insieme al grano se ne vanno la Via Popilia, la Via dei Francesi, il Casale e la fontana degli Scrisi, Rocca Angitola, il paesaggio dell'Oasi del Lago Angitola. Chiamare sviluppo la sostituzione di lavoro agricolo stabile con un campo di specchi telecomandato da altrove richiede una faccia tosta che in Calabria abbiamo imparato a riconoscere da lontano. Tutto questo per garantire profitti milionari alla compagnia energetica e ai proprietari della superficie della Piana degli Scrisi, i componenti della famiglia De Riso, ereditieri residenti fuori dalla regione, che hanno buon gioco nel non rinnovare i contratti a famiglie di agricoltori che lavorano in locazione da decenni senza riguardo alle conseguenze sociali e ambientali della loro decisione, come erano soliti fare i grandi proprietari terrieri dei secoli scorsi.
Ci dicono che la Calabria deve “fare la sua parte”. I dati Terna sul 2024 raccontano che la richiesta elettrica regionale è stata di 6.125,9 GWh e i consumi finali di 5.050,4 GWh, a fronte di una produzione destinata al consumo di 13.024,5 GWh e di un export netto verso le altre regioni di 6.898,6 GWh, con il 70,8% della produzione lorda regionale ancora generato dal termoelettrico tradizionale a gas. Produciamo più del doppio di quello che consumiamo e nessuno ha mai chiesto alla Calabria di spegnere le centrali fossili. Alla Calabria si chiedono il suolo agricolo, il paesaggio, i cavidotti e gli espropri. I megawatt viaggiano verso nord, i profitti verso le sedi legali di aziende e proprietari terrieri, il consumo di suolo e le bollette restano qui, in una regione dove 143.400 famiglie, il 17,4% dei nuclei familiari, vivono in povertà energetica. Dalla centrale a carbone di Saline Joniche, fermata da nove anni di lotta popolare, al rigassificatore di Gioia Tauro che torna puntuale a ogni stagione dal 2005, dagli elettrodotti ai crinali coperti di pale, cambia la tecnologia e resta la funzione assegnata: terra di transito e di prelievo. È lo stesso schema del Ponte sullo Stretto, opera decisa altrove, presentata come destino, accompagnata da espropri e da promesse occupazionali che nessuno verifica mai a consuntivo. Chi ieri diceva che opporsi al Ponte significava essere contro il progresso oggi dice che opporsi al fotovoltaico su terra fertile significa essere contro l'ambiente. La lingua è la stessa e i decisori pure.
Chiediamo con forza alla Regione Calabria e agli enti competenti di esprimere parere negativo archiviando l'iter autorizzativo, di ritirare il vincolo preordinato all'esproprio, di disporre verifiche tecniche indipendenti sulla reale natura dell'impianto con pubblicazione integrale degli atti, di avviare una moratoria regionale sui grandi impianti a terra su suolo agricolo produttivo e un piano del solare a consumo di suolo zero su tetti, capannoni e parcheggi della grande distribuzione. Chiediamo inoltre che una quota della produzione regionale sia destinata a comunità energetiche pubbliche e a una tariffa sociale per famiglie a basso reddito, disoccupati e pensionati, e che su ogni opera energetica autorizzata in Calabria valgano applicazione piena dei CCNL, divieto di catene di subappalto e assunzioni trasparenti su bacino territoriale. Ai sindaci e ai consigli comunali di Pizzo, Maierato, Sant'Onofrio e Filogaso chiediamo di pronunciarsi formalmente, senza lasciare che l'iter faccia il suo corso nel silenzio.
Sosteniamo la raccolta firme nei comuni interessati, le assemblee pubbliche e ogni forma di mobilitazione che le comunità della Piana decideranno di darsi. Il grano Rosìa cresce dove c'è suolo vivo e gente che lo semina. Sotto 61.608 pannelli non cresce, e sotto una servitù non è mai cresciuto nulla per chi resta.
USB Calabria