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Pensioni

TFS TFR la consulta rinvia a gennaio 2027: il costo delle guerre

Nazionale,

Si sta facendo un gran parlare, da parte di alcune sigle sindacali, dell’ordinanza 25/2026 della Corte costituzionale, come di un provvedimento risolutivo dell’annosa questione del riconoscimento del TFS/TFR dei dipendenti pubblici.

Tuttavia, leggendo con attenzione l’ordinanza, l’unica cosa certa non è il pronunciamento di incostituzionalità delle norme vigenti, ma un nuovo “invito” al Governo di mettere mano alle attuali norme di legge e il rinvio ad una nuova seduta della Corte al 14 gennaio 2027.

Quindi nessuna euforia, ed anzi dalle considerazioni riportate nel testo della sentenza sorge la necessità di una più forte opposizione all’attuale situazione normativa risalente alla crisi finanziaria del 2010, sanzionata dai provvedimenti dell’allora Governo Monti / Fornero.

Una situazione di crisi, dovuta alla speculazione finanziaria, che fu affrontata con tagli e pesanti riforme all’intero sistema pensionistico e con l’intervento sul TFS/TFR dei dipendenti pubblici, che da allora sono diventati strutturali in modo del tutto inaccettabile.

La cosa più chiara espressa nel testo dell’ordinanza sono le considerazioni dell’avvocatura dell’INPS, analoghe a quelle del 2010, anche se questa volta la causa scatenante è la guerra:

“L’Istituto sottolinea, quindi, come il perdurare della crisi geopolitica «occasionata dai conflitti in essere tra Russia e Ucraina, per un verso, e tra Israele e Palestina», per l’altro, nonché delle «violente turbolenze» nel commercio internazionale generate dalle politiche sui dazi deliberate dagli Stati Uniti d’America abbiano peggiorato il contesto socioeconomico di riferimento, la cui valutazione è indispensabile al fine di verificare la legittimità costituzionale delle norme in scrutinio, posto che tali fattori impediscono l’adozione di misure espansive della spesa pubblica, se non a prezzo della riduzione dei livelli essenziali delle prestazioni erogate agli assicurati e ai pensionati, con effetto distorsivo sull’equilibrio del sistema di sicurezza sociale.”

È chiaro quindi che i costi della situazione internazionale di guerra, aggravata dal recente attacco degli USA e di Israele all’IRAN, con pesantissime ricadute sui bilanci energetici e finanziari di tutto il mondo, vengono ancora una volta, nel nostro paese, poste a carico dei dipendenti pubblici e privati, senza intaccare minimamente i profitti finanziari di guerra.

La confisca del TFS/TFR è una vera e propria appropriazione indebita visto che, come giustamente sostenuto dai ricorrenti: “tale credito matura ed entra a far parte del patrimonio del titolare dal momento in cui si realizzano i presupposti per il collocamento a riposo”, in quanto retribuzione differita e non come altri sostengono riconoscimento economico di natura previdenziale. Una valutazione confermata dal fatto che per rendere possibile l’utilizzo del TFS ai fini previdenziali CGIL, CISL, UIL decisero la trasformazione del TFS, salario differito (indennità di liquidazione/buonuscita) in TFR utile anche al conferimento ai Fondi pensione di natura previdenziale, anche se ora lamentano il differimento del pagamento. In ultimo, ma non ultimo, la recente ordinanza continua a parlare di TFS/TFR relativamente solo ai dipendenti collocati a riposo per raggiunti limiti di età o per vecchiaia, discriminando ancora una volta chi va in pensione anticipata, ovvero con i 42 e 10 mesi di anzianità contributiva (41 per le donne) che da 2027 subirà lo stesso allungamento dovuto alla speranza di vita relativa alla pensione di vecchiaia, ma non potrà neanche beneficiare della misera riduzione a nove mesi invece che dodici, per l’erogazione della prima trance della liquidazione. Le guerre hanno un costo e a pagarlo sono dipendenti pubblici, privati e pensionati, è ora di dire basta, ABBASSATE LE ARMI ALZATE SALARI E PENSIONI

 

USB pensionati FdS