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Alitalia, il rebus dei 400 precari Ispettori del lavoro alla Magliana

Roma, 16/07/2007 13:59
15 luglio 2007 - Corriere della Sera Una mina per la privatizzazione la posizione dei co.co.pro. assunti tre anni fa

ROMA — C'è una mina vagante nella privatizzazione di Alitalia che ora rischia di esplodere. Sono i 400 lavoratori co.co.pro (collaboratori coordinati a progetto) di cui finora nessuno si è occupato in quanto, non essendo tra gli assunti a tempo indeterminato, non figurano in alcun piano di ristrutturazione. Non compaiono,ad esempio, tra i 2.350 esuberi ipotizzati dal concorrente Air One. Ma un'ispezione del ministero del Lavoro, sollecitata dal sindacato Cub, in corso in Alitalia, si avvia molto probabilmente a imporre la loro piena regolarizzazione. Al futuro acquirente.

La situazione, che rischia di far saltare gli equilibri di qualsiasi piano che non ne tenga conto, ha origine tre anni fa, quando i sindacati sostennero il taglio dei costi sottoscrivendo accordi sugli esuberi e facendo scattare per centinaia di lavoratori mobilità e cassa integrazione. Provvedimenti che impedirono, per legge, ad Alitalia di assumere a tempo indeterminato, sia pure a minor costo, nuovo personale considerato necessario. Fu in quel momento che l'azienda cominciò a stipulare centinaia di contratti di collaborazione coordinata a progetto.

Tali lavoratori, tutto personale di terra, furono inseriti per metà in Alitalia e per metà in Az Servizi, sia nell'amministrazione che nell'informatica alla Magliana ma anche nella manutenzione a Fiumicino, uno dei settori più delicati della compagnia dal punto di vista delle garanzie per la sicurezza.

I contratti sono stati rinnovati di anno in anno e i lavoratori sarebbero stati inseriti a pieno nella struttura operativa al punto che sarebbero entrati nelle turnazioni insieme con i cassintegrati. Una situazione che l'azienda non avrebbe risolto neppure quando la Finanziaria ha introdotto una norma che garantiva sgravi contributivi e una sanatoria in caso di regolarizzazione entro il 30 aprile scorso.

Del caso si è occupata la Cub che, agli inizi di marzo, ha inviato una denuncia all'Ispettorato del Lavoro. Due mesi dopo dall'Ufficio provinciale del Lavoro, di Roma lo stesso che si è occupato del caso del

call center Atesia, regolarizzando circa 3 mila precari, sono arrivati gli ispettori che hanno iniziato a intervistare i lavoratori, a partire da quelli del settore informatico e amministrativo. In questi giorni sono in corso i colloqui con gli addetti alla manutenzione, dopodiché l'indagine sarà conclusa.

Il caso è stato oggetto di una sola interpellanza parlamentare del senatore Mauro Bulgarelli (Verdi), ma la Cub aveva sollecitato anche l'attenzione degli altri partiti della sinistra massimalista che pure si erano ampiamente occupati di Atesia: da Rifondazione comunista ai Comunisti italiani.

La situazione potrebbe sbloccarsi a breve con tutto quello che potrebbe conseguirne per il nuovo acquirente, che deve già fare fronte a numerosi esuberi, contestati dai sindacati.

Ma questa non è l'unica eredità della gestione dell'ex amministratore delegato Giancarlo Cimoli. Tra le questioni che chi compra dovrà affrontare c'è il rapporto irrisolto con la società Eds che si era praticamente aggiudicata l'esternalizzazione dell'informatico. Il processo si è interrotto quando il management è stato avvicendato, ma Eds avrebbe ottenuto in cambio dell'impegno non onorato, cospicue consulenze che ora gravano sui costi.

 

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