L’assemblea di sabato vuole essere un primo momento pubblico di confronto e organizzazione collettiva dedicato a una categoria che svolge un lavoro essenziale per la tenuta sociale dei territori ma che continua a operare in condizioni di forte precarietà, bassi salari e scarsa tutela.
Il lavoro educativo rappresenta uno dei pilastri invisibili del welfare locale: si lavora nelle scuole, nei servizi per la disabilità, nei progetti territoriali, nei percorsi di inclusione sociale. Eppure, a fronte di responsabilità altissime e competenze professionali sempre più richieste, le condizioni contrattuali restano tra le più fragili del sistema dei servizi.
È inaccettabile che chi garantisce quotidianamente inclusione, supporto e diritti alle persone più fragili debba lavorare senza tutele adeguate e senza stabilità economica.
Troppo spesso il sistema degli appalti e delle cooperative sociali si regge su un equilibrio inaccettabile: servizi indispensabili garantiti da lavoratrici e lavoratori sottopagati.
Alle lavoratrici e ai lavoratori viene chiesto ogni giorno di supplire con la propria disponibilità personale e con il proprio senso di responsabilità sociale alle carenze strutturali del sistema. Un meccanismo che negli anni ha prodotto un vero e proprio ricatto emotivo, dove la qualità della relazione educativa viene utilizzata per giustificare salari bassi, precarietà e assenza di diritti.
Tra le principali criticità riscontrate emergono:
- livelli retributivi troppo bassi;
- l’assenza di continuità salariale durante i periodi di sospensione dei servizi;
- l’utilizzo della banca ore come strumento di gestione unilaterale da parte delle cooperative;
- carichi di lavoro elevati e crescente esposizione a situazioni di stress e conflitto.
Per queste ragioni rivendichiamo con chiarezza la necessità di internalizzare i servizi educativi, l’abolizione della banca ore e la piena continuità salariale per tutte le educatrici e tutti gli educatori.
Internalizzare i servizi significa restituire dignità al lavoro educativo, stabilità ai lavoratori e qualità ai servizi per l’utenza. Significa uscire dalla logica dell’appalto al massimo ribasso che negli anni ha impoverito lavoratrici, lavoratori e territori.
È il momento di incontrarci, confrontarci e costruire insieme un percorso collettivo di rivendicazione.
Aderente
alla FSM