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Bus, Cofferati agli assessori «La sicurezza è affare mio»

Bologna, 10/08/2007 08:41
9 agosto 2007 - Il Resto del Carlino Palazzo d'Accursio: «Nessuna preclusione sulle cabine chiuse» di Marina Amaduzzi

Bologna - «Nessuna preclusione alle cabine chiuse sugli autobus». A mettere lo stop a due suoi assessori non è il sindaco in persona, in vacanza in montagna, ma il suo staff. Sono comunque parole ispirate dal primo cittadino, che ancora una volta corregge le dichiarazioni di membri della sua giunta. Nel caso specifico, era stato l'assessore alla Salute Giuseppe Paruolo a dire che la cabina a difesa degli autisti non è una buona idea, «non abbiamo bisogno di blindature che rendano ancora più difficilmente vivibile la situazione», concetto condiviso anche dal collega alla Mobilità Maurizio Zamboni. Ieri sul suo blog Paruolo ha corretto la sua posizione, era «un parere personale ed in senso generale». Precisa che «spesso in tema di sicurezza si possono ottenere risultati migliori utilizzando tecnologie "leggere" come sensori e dispositivi di controllo che non "pesanti" come blindature e cancelli» e assicura che «la prossima volta starò zitto». Resta il fatto che a Palazzo d'Accursio si pensa che «il tema della sicurezza è in capo al sindaco, non agli assessori».

Dunque spetterà a Sergio Cofferati dare il proprio contributo (il Comune è socio di maggioranza in Atc) sul tema della sicurezza sugli autobus, dopo i numerosi episodi di aggressione, segnalati dai sindacati da oltre un anno e mezzo. Comune e Provincia la pensano alla stessa maniera: lo sciopero, minacciato dai sindacati per inizio settembre, «è in questo momento uno strumento inopportuno», dichiara il vicepresidente della Provincia con delega ai Trasporti Giacomo Venturi. Appare «una misura esagerata», ribadisce lo staff del sindaco, «perché l'amministrazione è consapevole che il problema esiste e se ne dovrà parlare tutti insieme, sindacati, azienda e azionisti ». Commenti non graditi al segretario della Cisl Alessandro Alberani, «nessuna istituzione può permettersi di dire cosa deve fare il sindacato».

Al rientro dalla ferie saranno valutate tutte le proposte per rendere più sicuri gli autisti. E le cabine di protezione «non vengono escluse a priori », si precisa a Palazzo d'Accursio, perché «usate in tutta Europa, per esempio a Londra, e non si vede perché non debbano essere usate qui». Bisogna «mettere in campo risorse e investimenti», incalza Venturi, e le cabine, così come le telecamere, sono «strumenti tecnologici in dotazione che possono limitare il problema». Non solo: secondo il numero due di Palazzo Malvezzi occorre «una forte azione di comunicazione nei confronti della cittadinanza, perché c'è un problema culturale in città», a cui vanno sommati anche «interventi di formazione per gli autisti ».

La correzione di Cofferati rallegra i sindacati, che ieri hanno spedito ad Atc la lettera che avvia la procedura di raffreddamento che prevede come prima azione la convocazione da parte dell'azienda di un incontro. «Speriamo che sia quella l'occasione per un tavolo allargato a tutti i soggetti interessati — dichiara Maurizio Lunghi della Filt-Cgil — se invece delle chiacchiere emergono dei fatti concreti potremmo decidere di non scioperare». Ugualmente risoluto Michele Liberatore delle Rdb: «La sicurezza è un problema imperante, siamo disposti a valutare ogni tipo di proposta, purché si faccia qualcosa con investimenti veri da parte di Comune e Provincia ». Intanto An ricorda il proprio pacchetto di proposte: telecamere a circuito chiuso, arruolamento di nuovi verificatori, piena operatività su tutti i mezzi del sistema che consente di avvertire la centrale operativa, e quindi le forze dell'ordine. Un pacchetto che resta «sempre valido», assicura il consigliere comunale Galeazzo Bignami.

 

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