Icona Facebook Icona Twitter Icona Instagram Icona Telegram Icona Youtube Icona Rss

Portale Pubblico Impiego

BCE: l’inflazione galoppa. E il governo corre a chiudere i contratti pubblici! La FLC CGIL ultima stampella per Valditara e Bernini?

Nazionale,

Con un inequivocabile comunicato del primo pomeriggio di ieri, la Banca Centrale Europea ha cambiato le sue previsioni economiche, orientandole verso un deciso peggioramento. Secondo le nuove stime l’inflazione, defalcata degli aumenti dell’energia, arriverebbe a circa il 4,8% a fine 2027. Una stangata che cominciamo già a percepire e che necessiterebbe, anche per recuperare il taglio del potere di acquisto del 10% del precedente rinnovo contrattuale, di un aumento medio di quasi 400 euro netti al mese.
Oltre a questo, la BCE prevede un rallentamento dell’economia e  una crescita quasi dimezzata che si traduce  già oggi per il Governo Meloni in un aumento del debito e, quindi, nell’esigenza di tagliare servizi e stato sociale. Anche perché gli stipendi pubblici li aveva già tagliati, bloccando ogni recupero, appunto, delle nostre perdite, determinando in anticipo una inflazione nel triennio pre-determinata in poco più del 3%. 
Ê bene chiarire che la previsione al rialzo delle stime della Bce avviene al netto degli effetti della guerra in Medio Oriente: insomma un quadro che inevitabilmente ê destinato a peggiorare e che fará schizzare alle stelle il costo della vita.
In questa condizione la fretta nel
 volere subito chiudere i contratti pubblici non ê certamente dettata dalla preoccupazione per le sorti delle retribuzioni dei lavoratori, ma, al contrario, serve proprio ad anticipare e provare a nascondere la fiammata inflazionistica che sta per abbattersi sul paese.
L'USB, nella precedente tornata contrattuale 2022-2024, si è caratterizzata per aver abbandonato il tavolo di trattativa e per aver scelto di non firmare il CCNL delle Funzioni Centrali. Ci avevano seguito la CGIL FP e la UIL FP non siglando l’ipotesi e a ruota lo stesso era successo nella Sanità, negli Enti Locali e nel compartone Istruzione e Ricerca. Nel frattempo, la UIL si era riunita alla meloniana CISL e agli ammennicoli sindacali e aveva firmato in nome della continuità contrattuale.
L'attuale tornata contrattuale (2025-2027) si era proprio aperta con USB che riproponeva nelle funzioni centrali un modello contrattuale che determinasse un miglioramento della condizione salariale, non il mero mantenimento o arretramento. E al tavolo Aran si sono cominciati a vedere i primi segni della pressione governativa sui sindacati amici. Le risorse necessarie ad un buon contratto non c’erano, ma c'è da aggiungere che , a parte USB, nessuno le ha nemmeno chieste. E più la guerra mordeva e morde i nostri portafogli, più al tavolo si evidenziava la fretta meloniana.
È questo il quadro in cui si è aperta la contrattazione del comparto Istruzione e Ricerca, che è diventato il luogo di una incredibile velocizzazione. L’atto di indirizzo conterrebbe un potente intervento di Valditara (la Bernini è a rimorchio) per chiudere la parte economica al più presto. Le due riunioni calendarizzate a fine marzo ed il primo aprile sembrano codificare una accelerazione nella trattativa. Cisl, UIL, Anief, Gilda e Confsal già con la penna in mano felici di compiacere la Meloni, Valditara e la Bernini.
E la FLC CGIL? 
A questo punto, rileggendo il comunicato FLC dell’11 marzo si apre un evidente contraddizione. L'Europa delle Banche, la BCE, prevede una ulteriore perdita di potere di acquisto se si applicano gli aumenti cristallizzati del governo Meloni. E la FLC ha già dichiarato che, sebbene ‘anche a causa di un CCNL 2022-2024 che non ha garantito il recupero del potere d’acquisto’, è disposta, con i sindacati governativi a ‘procedere con un accordo sulla parte economica’.  La FLC ultima stampella per i ministri Valditara e Bernini già pronti ai tagli alla Scuola, all’Alta Formazione e al tavolo con gli altri?
Mentre si gioca la decisiva battaglia sul NO al referendum ed il mondo della ricerca, dell'università, dell'AFAM, della scuola continua ad essere attraversato da importanti segnali di risveglio, questa possibile chiusura della parte economica con l'appoggio di FLC ha il merito di chiarire ancora una volta da che parte stanno i nemici dei lavoratori e delle lavoratrici.