In questi giorni i mari del sud Italia, colpiti dall’uragano Harry, stanno restituendo sulle coste decine persone morte, probabilmente in naufragi delle centinaia di imbarcazioni che dall’Africa tentano di raggiungere l’Europa in cerca di miglior fortuna.
Sono ormai alcuni anni che la “civiltà europea” la culla della democrazia e dei diritti umani, ha optato per una crudele inversione di tendenza: partecipazione e complicità nel genocidio del popolo palestinese, partecipazione attiva nel conflitto Russia-Ucraina, inasprimento delle leggi emanate contro l’immigrazione.
Si stima la perdita di circa 1000 vite umane nel Mediterraneo a causa dell’uragano, per il ministero degli interni la fredda statistica parla di diminuzione degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2025. Grazie…
Ma di fronte a queste enormi tragedie, il Governo Meloni in buona compagnia dell’Unione Europea continua nella sua politica di chiusura nei confronti dei migranti, al tempo stesso, però, registriamo la crescente richiesta di regolarizzazione degli immigrati oggi anche da parte di settori del mondo imprenditoriale. Un corto circuito che si amplierà sempre più nel futuro, da una parte la propaganda politica xenofoba del Governo che vara provvedimenti restringenti, dall’altra la realtà del mondo del lavoro in Italia che in settori importanti dell’economia italiana, richiede l’aumento della presenza di lavoratori stranieri. Dall’agricoltura, all’edilizia, dalla logistica al badantato, dai servizi alla persona ai servizi di ristorazione, la presenza di lavoratori stranieri è sempre più necessaria: vanno regolarizzati, rispettati e contrattualizzati secondo il diritto del lavoro.
Contro questa politica disumana, che invece chiude gli occhi verso lo sfruttamento, il lavoro nero, le condizioni di disagio della popolazione impoverite dalle scelte governative e dalla economia di guerra,
È sempre più forte la necessità di organizzazione dei lavoratori.
L’esempio dei lavoratori rider, che organizzati con l’USB stanno mettendo in discussione le modalità lavorative delle multinazionali, è l’esempio da seguire per dare dignità e riconoscimento alle centinaia di migliaia di persone immigrate che in Italia contribuiscono all’economia del paese.