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Solidarietà

Solidarietà a Francesca Albanese, contro la macchina del fango dei complici del sionismo

Nazionale,

La campagna contro Francesca Albanese rappresenta un passaggio grave nel tentativo di colpire chi esercita un mandato indipendente delle Nazioni Unite.
Le sue parole sono pubbliche e verificabili. Eppure vengono isolate, ricomposte, reinterpretate per costruire un’accusa che non regge a una lettura integrale del suo intervento. Non siamo di fronte a un confronto nel merito del diritto internazionale, ma ad una macchina del fango ignobile.
L’accusa di antisemitismo viene evocata come etichetta automatica contro chi denuncia le responsabilità del governo israeliano.
È uno schema che serve a spostare il terreno della discussione: dalla valutazione giuridica dei fatti alla scomunica morale di chi li denuncia.
USB afferma con chiarezza che quanto sta avvenendo a Gaza configura un genocidio.
Le azioni del governo di Benjamin Netanyahu, sostenute militarmente e politicamente da potenze occidentali, stanno producendo distruzione sistematica, annientamento della popolazione civile e cancellazione materiale di un popolo dalla propria terra. Questo è il nodo politico e giuridico che si tenta di oscurare colpendo chi lo nomina.
Qui non è in discussione un’opinione personale, ma l’autonomia di un mandato ONU. Se un Relatore Speciale può essere messo sotto attacco per aver esercitato il proprio ruolo di monitoraggio e denuncia, il segnale che si manda è chiaro: chi richiama al rispetto del diritto deve farlo entro limiti dettati dagli equilibri geopolitici, non dalla legalità internazionale.
USB respinge questa operazione.
Difendere Francesca Albanese significa difendere l’indipendenza degli strumenti internazionali di tutela dei diritti umani e il diritto di chiamare le cose con il loro nome.
Chiedere le sue dimissioni sulla base di ricostruzioni false e manipolate non rafforza la credibilità delle istituzioni internazionali. La indebolisce.
USB esprime piena solidarietà a Francesca Albanese e ribadisce che la denuncia del genocidio in corso non può essere messa a tacere attraverso campagne di delegittimazione.