Appena 33 milioni stanziati dal governo Meloni per far fronte all’emergenza provocata dal ciclone Harry, un terzo di quelli stanziati da Musumeci per tutte e tre le Regioni del Sud colpite, nel totale una somma risibile rispetto ai 741milioni di euro di danni stimati dalla Protezione Civile.
Dopo anni di attacco selvaggio al territorio questa l’elemosina spacciata per intervento straordinario: basti pensare alla situazione di Niscemi, che rischia di franare dopo un processo geologico di erosione del terreno che va avanti da trent’anni.
Un luogo simbolo per cui evidentemente contano di più gli interessi degli americani e del MUOS, con buona pace della popolazione abbandonata sempre più a stessa e sempre più costretta all’emigrazione.
La risposta del governo Meloni è quella di ignorare i fatti, così come per giorni si sono sottaciuti gli effetti devastanti del passaggio del ciclone Harry per nascondere le inefficienze del governo centrale e di quello regionale, incapaci di affrontare un fenomeno climatico eccezionale di cui parlavano da giorni Protezione Civile e meteorologi.
Il capitalismo selvaggio e la mangiatoia degli appalti, che mettono il profitto prima dei bisogni di un territorio e dei suoi cittadini, hanno trasformato il territorio siciliano in un giacimento da cui entrare ricchezza, per poi essere protagonista vorace di una ricostruzione che replica le stesse dinamiche che hanno agevolato la devastazione.
Mentre si discute di alta velocità e ponti faraonici e si esaltano le infrastrutture militari come volano per l’economia, le case vengono inghiottite dal fango, le strade crollano, le comunicazioni ferroviarie vengono interrotte, le strade, già di per sé dissestate, chiuse per chissà quanto tempo.
Qualcuno ha perso qualcosa in questi giorni: tutti le nostre meravigliose coste, alcuni la propria casa, altri la propria macchina, molti il proprio lavoro, vista l’espansione della turistificazione in Sicilia.
Dopo anni di mancata messa in sicurezza, cementificazione selvaggia, privatizzazione delle coste oggi la risposta sono ancora una volta l’emergenza e lo stato di eccezione e non l’analisi delle cause strutturali e la messa in discussione di un modello vorace che devasta i territori ed erode spazi che dovrebbe tutelare.
Si cura il graffio della pelle ignorando l’infezione nelle ossa della terra e del mare.
Si inizi a partire dalle priorità: che non sono le armi, non sono la guerra, non sono le grandi opere inutili. I fondi stanziati per l’industria militare e il Ponte vengano destinati per quello che realmente serve ai territori. Una minima riparazione per terre come la Sicilia, considerate colonia dal Governo Centrale e bacino di voti a orologeria.
USB Sicilia