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it.wikipedia.org/wiki/Acciaierie_di_Taranto
La decisione della Corte d'Appello di Milano conferma la gravità della situazione ambientale e sanitaria dello stabilimento di Taranto e impone interventi immediati. La tutela della salute e dell'ambiente non può essere messa in discussione e le prescrizioni della magistratura devono trovare piena attuazione.
Sarebbe però un gravissimo errore utilizzare questa sentenza come alibi per accompagnare la chiusura definitiva della siderurgia italiana. La responsabilità di questa situazione è il risultato di decenni di scelte industriali fallimentari e dell'incapacità di imporre ai soggetti privati gli investimenti necessari per garantire sicurezza, ambiente e continuità produttiva.
La sentenza conferma che non è più il tempo di rinvii o di soluzioni tampone. Serve una scelta politica chiara e coraggiosa: la nazionalizzazione di Acciaierie d'Italia è oggi l'unico strumento in grado di garantire la messa in sicurezza degli impianti, le bonifiche, la decarbonizzazione e la continuità produttiva.
È una scelta che altri Paesi europei hanno già compiuto per tutelare asset strategici e occupazione. Il recente intervento del Governo britannico su British Steel dimostra che, quando sono in gioco migliaia di posti di lavoro e una produzione strategica, lo Stato può e deve assumersi la responsabilità di intervenire.
La nazionalizzazione deve servire innanzitutto a tutelare i lavoratori. Deve garantire l'occupazione, impedire che il costo della transizione ricada ancora una volta su lavoratrici e lavoratori e assicurare gli investimenti necessari per la messa in sicurezza degli impianti e la decarbonizzazione.
Oggi, però, la priorità è una sola: nessun lavoratore deve essere lasciato indietro.
È necessario costruire immediatamente un sistema di tutele straordinarie che coinvolga tutti i lavoratori interessati dalla crisi: i dipendenti di Acciaierie d'Italia, quelli di Ilva in Amministrazione Straordinaria, i lavoratori degli appalti, dell'indotto e tutte le aziende della filiera che rischiano di pagare il prezzo di questa vicenda.
Gli strumenti ordinari non sono più sufficienti. È il momento di aprire un confronto nazionale per introdurre misure nuove, a partire dall'istituzione di un Reddito di Transizione, capace di garantire continuità economica e dignità ai lavoratori durante il percorso di messa in sicurezza, bonifica e riconversione industriale.
Allo stesso tempo chiediamo l'apertura immediata di un confronto per il riconoscimento del lavoro siderurgico come lavoro usurante, restituendo dignità a migliaia di lavoratrici e lavoratori che per decenni hanno operato in uno dei comparti più gravosi e rischiosi dell'industria italiana.
La crisi dell'ex Ilva non può essere affrontata contrapponendo salute e lavoro. L'Italia ha bisogno di una politica industriale che tenga insieme ambiente, occupazione e produzione strategica. Per USB questa strada passa da un forte intervento pubblico, dalla piena tutela del lavoro e da una transizione che non scarichi il proprio costo su chi, per anni, ha già pagato il prezzo delle scelte sbagliate della politica e dei privati.
USB Lavoro Privato – Categoria Operaia dell'Industria Nazionale
Franco Rizzo
Sasha Colautti