01 giugno 2020, ultimo aggiornamento alle 06:23
Insieme siamo imbattibili.

I ricavi miliardari del Gruppo FS e il rastrellamento delle ferie di chi lavora giorno e notte ai tempi del COVID19

Nazionale, 03/04/2020 15:03

È di questi giorni l'orgoglioso annuncio dell'AD Gianfranco Battisti di un utile  per il 2019 di 584 milioni di euro; il miglior bilancio, dice, nella storia del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane (FSI). Vorremmo rallegrarci con lui per questo risultato, ma i nostri conti hanno ben altri fattori e il prodotto cambia notevolmente: in peggio.

La storia del Gruppo FSI, cioè la privatizzazione delle furono Ferrovie dello Stato, per le/i ferroviere/i ha significato aumento dell'orario e dei carichi di lavoro, banalizzazione delle professionalità, blocco decennale degli incrementi stipendiali, diminuzione della sicurezza sul lavoro, inasprimento della repressione disciplinare; e per tutta la collettività del Paese la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Questi sono solo i fattori dell'operazione privatizzazione delle ferrovie italiane, dal punto di vista di chi lavora giorno e notte sui treni, sui binari, nelle stazioni, nelle (poche rimaste) biglietterie, negli uffici, perché lo svolgimento del calcolo evidenzierebbe l'esplicitarsi di sofferenze quotidiane e di perdita di diritti acquisiti, che ricadono negativamente anche sull'utenza del trasporto ferroviario stesso.

 

In questi terribili giorni di crisi sanitaria e economica, il suddetto pomposo annuncio dell'amministratore delegato delle ferrovie italiane suona assai stonato; perché alle/i ferroviere/i viene chiesto (anche attraverso accordi con i sindacati collaborativisti di settore) di cedere le proprie giornate di ferie arretrate per far fronte al calo della produzione del servizio; una richiesta che viene detta preliminare al percorso di confluenza nel Fondo di Solidarietà interno, che a sua volta è cospicuamente finanziato da tutte/i le/i dipendenti delle società del Gruppo FSI.

USB ritiene, in generale, che (come indicato nei vigenti decreti legge in tempo di crisi sanitaria/economica) fronteggiare la riduzione delle attività produttive facendo ricorso a spettanze contrattuali di lavoratrici e lavoratori come i giorni di ferie, sia una pretesa indecente e inaccettabile, perché l'emergenza sanitaria di questi giorni, e le sue relative conseguenze economiche, mettono in luce i gravi danni strutturali, prodotti in decenni di politiche privatistiche, al sistema sanitario e allo stato sociale italiani; a tutto danno del bene comune della popolazione e a tutto grande vantaggio di pochi potentati economici del Paese.

 

Lo stesso vale per le società del Gruppo FSI le/i cui dipendenti, soprattutto dell'esercizio, sono da anni sottoposti a orari di lavoro stressanti, spesso in straordinario, per far fronte a croniche carenze di personale che limitano la durata e la fruizione dei riposi giornalieri, settimanali e annuali, e che inoltre subiscono l'assurda prassi aziendale di vedersi scalati i primi dieci giorni di ferie richiesti dal monte dell'anno corrente, anziché invece poter usufruire degli eventuali residui dell'anno precedente: una prassi che vorrebbe compensare gli obblighi di legge mentre nasconde i limiti di un'organizzazione del lavoro non rispettosa dei diritti e della salute di lavoratrici e lavoratori.

 

Per quanto sopra USB nei giorni scorsi ha già inviato una lettera all'AD del Gruppo FSI diffidando le società dal procedere all'assurda richiesta di programmazione delle ferie cosiddette rosse, e nei prossimi giorni ribadirà tale diffida alla luce del reiterarsi di tali richieste, riservandosi ogni opportuna iniziativa sindacale e legale a tutela dei diritti e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.

 

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