19 novembre 2019, ultimo aggiornamento alle 01:17
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I Vigili del Fuoco lanciano l'SOS

Alessandria, 12/06/2002 00:00
A volte i soccorritori rischiano di dover essere soccorsi (intervista a Giovanni Maccarino del coordinamento RdB pubblico impiego vigili del fuoco

Sono passati alcuni mesi dalla lunga intervista con il Caposquadra Maccarino, rappresentante RdB del Coordinamento Vigili del Fuoco Italiani, in cui erano denunciati molti problemi e alcune gravi situazioni che rischiavano di minare l’operatività e l’efficienza del corpo nella nostra provincia, oltre che su scala nazionale. Entro la fine di giugno è previsto uno sciopero di categoria, notizia che fornisce già una prima risposta alla domanda che ci eravamo posti all’epoca dell’intervista, Cambierà qualcosa nei prossimi mesi ?Dopo aver concordato un appuntamento ritorno alla caserma di Via Piave, per un nuovo colloquio. È tardo pomeriggio, poco prima della fine del normale orario di lavoro, un momento tranquillo quindi, in cui poter parlare con calma. Trovo il mio referente, è già nel grande cortile, ed entriamo subito nel vivo della discussione.Mi dice che in effetti qualcosa è cambiato dal nostro ultimo incontro, ora in Provincia sono in meno, tanto che hanno dovuto annullare un corso sulla Sicurezza, normativa 626, per mancanza di personale, vincolato ai turni dalla scomparsa di 8 elementi su 213 vigili operativi della Provincia. Questo salasso è definito temporaneo, l’aeroporto di Alberga dovrebbe assorbirli solo per il periodo estivo, e in fondo si tratta di un riavvicinamento a casa, che dovrebbe riuscire gradito al personale. Ottimo in linea teorica, peccato che l’ordine di trasferimento sia arrivato alle 17, con scadenza di partenza alle ore 12 del giorno dopo, stravolgendo completamente turni, ferie, permessi e malattie, e che raramente questi trasferimenti "temporanei" rendono il personale trasferito. La grave carenza di organico, ormai endemica, sta facendo ventilare l’ipotesi di chiudere qualche stazione periferica, e questo nel periodo estivo, con l’aumento di chiamate e interventi che solitamente comporta. La copertura garantita del territorio è minima, aggravata anche dalla voce mezzi, che esamineremo a parte, e dalle emergenze in altre regioni o province che prosciugano il già magro serbatoio disponibile. La recente emergenza di Biella, dovuta al maltempo, ha portato alla corda la disponibilità di squadre in tutta la provincia, per fortuna non si sono verificate situazioni di grave emergenza, evitando di dover decidere in quale emergenza intervenire, dal momento che non era possibile coprire nulla oltre l’attività ordinaria. Di alcuni giorni fa è la notizia del recupero della salma del vigile del fuoco affogato a Torino, mi viene riferito che era in servizio da più di 24 ore.Mentre parliamo, dirigendoci verso le rimesse dei mezzi, giunge una chiamata, e un’autopompa esce, con la sua squadra di cinque uomini a bordo, lasciando a disposizione solo un’altra squadra, ma per fortuna è un’ora morta, non ci dovrebbero essere chiamate gravi. Il Caposquadra mi dice che il concorso ordinario per l’immissione in ruolo permanente di 150 nuovi vigili del fuoco è fermo a tempo indeterminato, e il già scarno numero di nuovi vigili previsto dal concorso probabilmente non coprirà neanche i vigili ritirati dal servizio.Paradossalmente, in caso di un intervento molto protratto nel tempo, non dispongono nemmeno delle attrezzature necessarie per assicurare un pasto caldo e riposo agli uomini impegnati.I buchi vengono riempiti a seconda della necessità con le liste dei discontinui, che vengono richiamati in servizio a cadenze irregolari, per un massimo di 160 giorni all’anno, mortificando a tutti gli effetti la categoria con un precariato inaccettabile. Molto utilizzati sono anche i giovani di leva, che vengono raffermati su richiesta per un altro anno, con uno stipendio base del 50% rispetto ai vigili "titolari".Con amarezza mi riferisce che anche le professionalità acquisite vengono mortificate da questa situazione, a Torino vi è uno dei pochi nuclei elicotteristi del corpo, e anch’esso rischia la chiusura, e la dispersione del personale, addestrato con fatica alle tecniche di soccorso aereo. Al Comando Centrale di Alessandria vi è uno dei pochissimi istruttori nazionali abilitati alle tecniche di soccorso speleo fluviali, che per la cronica carenza di organico non riesce a tenere corsi e formare nuovi specialisti, mentre per il mezzo anfibio in dotazione, necessario per il monitoraggio e il controllo del fiume, vi è un solo autista abilitato, che non può certo essere murato in cabina, rendendo di fatto inutilizzabile il mezzo nei turni di riposo dell’autista, che ovviamente continua anche a uscire con le normali pompe.Mi riferisce che le scorte nei magazzini sono tali da non permettere un equipaggiamento completo in caso di richiamo, oltre a mancare la dotazione standard completa per i vigili in sevizio.Siamo nel frattempo arrivati davanti alle rimesse, davanti all’unico carro gru del corpo in provincia, vecchio e da poco rimodernato con la modica spesa di circa 40.000 €, e mi vengono fatte notare i cunei di legno con cui vengono fermate le ruote in parcheggio, dal momento che i freni di stazionamento non funzionano, e i pezzi non sono più in produzione da tempo. Poco oltre, sotto una tettoia due vetuste campagnole, fuoristrada che fuori dalla strada non riescono proprio a marciare, attendono vicino ad una moderna barca in alluminio da soccorso fluviale, che dovrebbero trainare all’occorrenza. La barca è decisamente moderna, un prodotto privato dall’ottimo funzionamento, che può portare cinque persone, cioè una squadra al completo che non potrebbe raccogliere nessuno, o una squadra ridotta di quattro persone, una alla guida, una che bada ai detriti e al governo della barca quando staziona per il recupero, e due vigili per issare a bordo, uno per volta, mi raccomando, i malcapitati che necessitano soccorso. In alternativa si potrebbero ignorare detriti portati dalla corrente, confidando nella robustezza dello scafo, lasciare a terra il quarto uomo e salvare ben due vittime a tempo. In caso di incendi boschivi, di competenza della Forestale, ma affidati praticamente sempre al corpo dei vigili, mi viene mostrato un vecchio fuoristrada con un serbatoio idrico da 4.000 litri, pochi minuti di erogazione, che deve essere sempre seguito da un’autopompa per le ricariche, autopompa che non può giungere dove giunge il fuoristrada. Altro punto dolente è il centralino, dotato di tre linee, e non ancora connesso in rete digitale, capace quindi di gestire una multi conferenza in caso d’emergenza che coinvolga più servizi e ricevere contemporaneamente più chiamate in caso di bisogno. In chiusura, mi viene raccontata la storia del mitico elmo che dovrebbe rimpiazzare l’attuale casco. In gestazione fin dal 1986, sembra che verrà finalmente prodotto, anche in seguito a figuracce non da poco, segnalate dai sindacati di categoria, dagli operativi, da alcuni giornali e dalla televisione. Forse 4000 elmi saranno distribuiti, su di un totale di 24000 vigili operativi, peccato che l’elmo continui a incontrare parere negativo sulle prestazioni da parte del personale che dovrebbe usarlo. Modelli in uso da anni presso altri corpi, come il modello francese, sono stati giudicati inadatti. Evidentemente i cugini d’oltralpe mandano i loro pompieri allo sbaraglio con nuovi mezzi non sicuri e adeguati, e piuttosto che usarli, è meglio continuare ad utilizzare un casco che si sfascia in diretta televisiva e ha più di venti anni di vita. In compenso stanno arrivando le prime divise da parata, finora sfoggiate in occasione di funerali e per la parata del 2 giugno.

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