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Editoriali

Il 22 e 23 marzo votiamo NO: fermiamo il governo di guerra, carovita e repressione

Nazionale,

La guerra va avanti e le dichiarazioni della Meloni sul fatto che l’Italia non vi partecipa non rassicurano: la complicità con Netanyahu e con Trump è stata confermata troppe volte per non guardare con diffidenza agli atteggiamenti di questo governo.

Intanto, sappiamo ormai che questa guerra non è destinata a concludersi rapidamente e che gli effetti sulle nostre condizioni di vita sono destinati a farsi sentire. Gli interventi decisi ieri dal Consiglio dei ministri sono una goccia nel mare che sta arrivando e che è destinato a produrre una fiammata sui prezzi di tutti i generi di prima necessità, che si ripercuoterà sul potere d’acquisto delle nostre retribuzioni. Rifiutarsi di intervenire con meccanismi automatici di adeguamento di salari e pensioni all’aumento del costo della vita significa una cosa sola: alla perdita subita in questi anni a causa del Covid prima e della guerra in Ucraina dopo, dovremo sommare una nuova perdita. Una discesa verso l’impoverimento generale, mentre i profitti delle banche e delle imprese continuano a registrare sempre nuovi record.

Tutti i calcoli previsionali effettuati dal governo sulla situazione economica sono destinati ad essere rivisti, a cominciare dalla spesa prevista per i contratti pubblici. Essi si basano su una inflazione sottostimata e che ormai tutti sanno sarà molto più alta. Vogliamo farci sorprendere un’altra volta? O è arrivato finalmente il momento di abolire l’IPCA depurata dei costi energetici provenienti dall’estero e di intervenire su salari e pensioni, evitando di continuare la discesa verso il basso?

Intanto domenica e lunedì si voterà per il referendum sulla giustizia. Il risultato, al di là delle chiacchiere della campagna elettorale, risulterà una approvazione o una bocciatura per le scelte di questo governo. Se vogliamo dire a questo governo che deve difendere veramente il potere d’acquisto delle nostre retribuzioni, se vogliamo dirgli che l’Italia è indisponibile a imbarcarsi in qualsivoglia avventura militare, se vogliamo dirgli che non vogliamo continuare ad alimentare la carneficina in Ucraina con i nostri soldi, se vogliamo rigettare le politiche di restrizione delle libertà e, infine, se vogliamo impedire che manomettano ancora una volta la Costituzione con il chiaro intento di indebolire poteri che possano ostacolare l’agire arbitrario del governo, allora dovremo Votare No.