21 settembre 2020, ultimo aggiornamento alle 10:19
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Il decreto regolarizzazione è fallito, ora serve una regolarizzazione vera. Martedì 11 agosto presidio USB in piazza dell’Esquilino

Roma, 07/08/2020 11:15

Sono i dati resi noti dal Ministero degli Interni a decretare il totale fallimento della “finta regolarizzazione” promossa dal governo Conte, che non ha regolarizzato nessuno ed è servita soltanto a garantire il rilancio del mercato dei documenti. Appena il 5 o 6% dei lavoratori agricoli senza permesso, forse anche meno, potrà usufruire del decreto sull’emersione, per tutti gli altri restano invece il supersfruttamento, il lavoro nero e la clandestinità.

Il decreto escludeva già in partenza la possibilità di regolarizzare la propria posizione per tutti i migranti che avessero svolto un’attività diversa da quella del lavoro nei campi o come colf e badanti. Il motivo era evidente: rispondere alle necessità degli imprenditori agricoli di far fronte all’emergenza dei raccolti durante la fase acuta del Covid-19.

In concreto, però, la possibilità effettiva di regolarizzazione è stata affidata alla magnanimità delle imprese disponibili a versare 500 euro come forfait per il lavoro nero pregresso e a mettere finalmente in regola i braccianti. Risultato: solo pochissime imprese hanno scelto di mettersi in regola, mentre la gran parte ha pensato bene di continuare a pagare i braccianti 3 euro l’ora, sfruttando la loro condizione di ricattabilità dovuta alla mancanza del permesso di soggiorno.

Il dato concreto che emerge è pertanto quello di una conclamata illegalità della gran parte dell’imprenditoria agricola, nella piena consapevolezza di tutto il sistema, ministeri competenti inclusi, che non a caso aveva stimato in 200mila il numero di lavoratori stranieri dell’agricoltura potenzialmente emergenti con il decreto. Una imprenditoria agricola foraggiata dai fondi europei, è bene ricordarlo, di cui neanche le briciole arrivano ai braccianti.

L’USB aveva già definito il provvedimento del governo come “decreto della vergogna” appena se ne conobbe con precisione il testo definitivo. Ora che se ne costatano anche gli effetti concreti non è più possibile per il governo sfuggire alla presa d’atto del suo fallimento nonché del micidiale meccanismo di compravendita dei documenti e, di conseguenza, procedere ad approvare una nuova misura che favorisca la regolarizzazione vera per i lavoratori migranti, la fuoriuscita dal lavoro nero e il pieno riconoscimento dei diritti del lavoro.

Martedì 11 agosto l’USB indice un presidio di protesta in piazza dell’Esquilino a Roma a partire dalle ore 11 per:

  • Una vera regolarizzazione per tutti i lavoratori migranti
  • Il rispetto dei contratti di lavoro ed il diritto all’emersione dal lavoro nero

BASTA IPOCRISIE – BASTA SFRUTTAMENTO

ORA UNA VERA REGOLARIZZAZIONE

 

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