19 novembre 2019, ultimo aggiornamento alle 12:06
Insieme siamo imbattibili.

La parola ai discontinui

Roma, 09/03/2002 00:00
I vigili del fuoco nella protezione civile:una riforma indispensabile per il paese.Intervento per i vigili del fuoco discontinui di Paola Recchia co

Convegno Dibattito - Giovedì 7 Marzo 2002

Sala del Cenacolo – Vicolo Valdina, 3/a - Roma

 

Il vigile discontinuo è, a tutti gli effetti, un lavoratore precario. Questa figura era stata ideata per incrementare le unità operative permanenti nei casi di calamità per periodi di 20 giorni all’anno. Con la recente legge 246/00 il periodo è stato incrementato da un minimo di 20 giorni ad un massimo di 160 giorni l’anno diventando così un servizio a pieno titolo alla pari di un vigile permanente per quanto concerne il soccorso, ma fortemente penalizzato per i rari corsi di formazione e aggiornamento professionale e per la mancanza quasi totale di indumenti e attrezzature di protezione individuale la cui mancanza limita molto la sicurezza dell’operatore.

A livello Nazionale i discontinui sono circa 25.000 tra cui ci sono solo un centinaio di donne. Il servizio discontinuo di fatto oggi sopperisce, evidentemente in modo precario, alle attuali gravi carenze di organico del Corpo nazionale vigili del fuoco. Ovviamente ciò crea non pochi problemi per la garanzia del servizio di soccorso antincendio e di protezione civile.

I vigili del fuoco discontinui, durante il servizio prestato negli anni, hanno acquisito un’esperienza professionale notevole che meriterebbe senz’altro una considerazione maggiore. La giusta valorizzazione attraverso l’assunzione in ruolo, ovvero a tempo indeterminato nel Corpo nazionale vigili del fuoco. Sarebbe opportuno che prima di bandire un concorso all’esterno, come è accaduto recentemente, tener presente questa realtà di lavoratori precari presente attualmente nell’interno del Corpo.

Oltretutto, l’assunzione in ruolo dei discontinui andrebbe ad apportare il necessario potenziamento di organico con un risparmio considerevole, in termini di risorse economiche e sotto tutti gli altri punti di vista, per l’amministrazione del Corpo nazionale. Risorse che potrebbero essere impiegate a beneficio del Corpo per altri scopi come ad esempio la sicurezza, la prevenzione ecc… Risolvendo insomma le inefficienze generalizzate del Corpo Nazionale vigili del fuoco.

L’Associazione Vigili del fuoco discontinue “Donna e Fuoco” desidera inoltre mettere in rilievo la questione della presenza femminile all’interno del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco.

Attualmente a livello Nazionale non abbiamo una quantità di personale femminile adeguata alle funzioni svolte dal Corpo (solo otto donne sono vigili del fuoco permanenti) e anche nell’ambito del personale discontinuo la presenza femminile risulta fortemente penalizzata.

L’Associazione lotta da diverso tempo per introdurre criteri specifici che consentano l’assunzione in ruolo e una più adeguata utilizzazione del personale femminile idoneo al servizio operativo in questione. Si tratta di porre fine a quella lunga, ingiustificata e selvaggia discriminazione che persiste nei confronti delle donne che aspirano a diventare vigili del fuoco.

Per l’assunzione in ruolo dei discontinui il governo potrebbe avvalersi degli stessi strumenti già utilizzati per assumere i precari in altri rami della Pubblica Amministrazione come, per esempio, il Ministero di Grazia e Giustizia che ha assunto il personale precario per le proprie esigenza. Con analoghi sistemi il Ministero dell’Interno potrebbe provvedere all’assunzione in ruolo dei venticinquemila discontinui già operanti all’interno del Corpo Nazionale dei vigili del fuoco.

Una tale ipotesi non potrebbe escludere una prima vera e propria entrata delle Donne Discontinue che hanno conseguito l’attestato di Idoneità, per svolgere il mestiere di vigile del fuoco a tutti gli effetti, nei ruoli del Corpo Nazionale, come indicato tra l’altro dalla proposta di legge AC 4326, nel rispetto delle parità e pari opportunità uomo e donna proponendo l’assunzione pari al 50% di uomini e al 50% di donne precari, che a nostro avviso hanno il diritto come tutti i precari degli altri Ministeri, di un posto di lavoro permanente.

 

 

 

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