07 dicembre 2022, ultimo aggiornamento alle 11:43
Insieme siamo imbattibili.

L’assemblea dei lavoratori di Roma Capitale: lo smart working è una priorità

Roma, 29/09/2022 15:38

Ieri, mercoledì 28 settembre, centinaia di dipendenti sono accorsi in Campidoglio per partecipare all’assemblea convocata dai rappresentanti di USB e Cobas per contestare la scandalosa gestione del lavoro agile presso il Comune di Roma. Roma Capitale è l'unico grande Ente d’Italia che ha, di fatto, azzerato l'esperienza del lavoro a distanza. Il piano organizzativo adottato, avallato dalle organizzazioni sindacali maggioritarie, è stato congegnato come uno strumento utile ad ostacolare l'organizzazione del lavoro a distanza, piuttosto che ad avviare un processo innovativo fondato sulla digitalizzazione dei processi lavorativi orientata ai risultati e sull’autonomia e responsabilizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici.

In questi giorni, i dirigenti capitolini stanno rallentando artatamente anche la sottoscrizione degli accordi individuali per un solo giorno di smart working a settimana. Tutti gli uffici del personale di Roma Capitale sono impegnati nell’applicazione di cervellotiche disposizioni finalizzate a frenare l’iter delle istanze di accesso al lavoro a distanza presentante dai lavoratori.  L’assemblea ha evidenziato lo sconcerto, la rabbia e le legittime pretese del personale capitolino, ormai fermo sull’idea che la conciliazione di tempi di vita e di lavoro, in una città come Roma, rappresenti una priorità assoluta, un obiettivo non più rinviabile. L'assemblea ha approvato una mozione per chiedere l'immediata riforma del piano organizzativo del lavoro a distanza. Da questa mozione è nata una petizione per raccogliere, entro il 10 ottobre, almeno 2000 firme del personale capitolino che verranno consegnate direttamente al Sindaco Gualtieri.

 A questo link è disponibile il testo della petizione: https://chng.it/JCxYMCCGDY.

Ci fermeremo solo quando Roma Capitale adotterà lo smart working come misura strategica. La città di Roma, per il ruolo, le dimensioni, la complessità dei problemi che la caratterizzano e gli indiscutibili ritardi maturati rispetto all’adozione di un modello sostenibile di sviluppo urbano, non può perdere l’opportunità di partire da se stessa, dalla propria organizzazione interna.

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