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Editoriali

L’Italia va alla guerra. Mentre l’Ilva chiude, l’inflazione torna a correre e i salari riprendono a scendere, Tajani e Crosetto chiedono prestiti per le armi.

Roma,

Si chiama SAFE, Security Action For Europe, ed è un programma di prestiti europei a lunga scadenza per l’acquisto e la fabbricazione di nuovi armamenti. Questi includono munizioni e missili, sistemi di artiglieria, droni e sistemi anti-drone, nonché sistemi di difesa aerea e missilistica, protezione delle infrastrutture critiche, protezione degli asset spaziali, sicurezza informatica, tecnologia AI e sistemi di guerra elettronica. La Presidente della Commissione europea Ursula Van der Leyen ha avuto modo di spiegare più volte, in modo molto esplicito, che questo programma finanziato con 150 miliardi di euro serve a preparare l’Europa entro il 2030 alla guerra contro la Russia.

Pochi giorni fa il ministro degli esteri Tajani ha reso noto che l’Italia ha fatto richiesta di un prestito di 14,9 miliardi di euro del programma Safe, specificando che sarà poi il ministro della difesa Crosetto a indicare i progetti sui quali viene chiesto il finanziamento.

In Italia il governo Meloni è molto attento alla comunicazione, soprattutto quando si parla di guerra. Mentre in Europa sono molto più chiari e spiegano che la popolazione deve prepararsi alla guerra, qui da noi si usano argomenti più ibridi per nascondere i fatti, come l’accesso alle nuove tecnologie, il sostegno all’occupazione e, naturalmente, la necessità di difendersi.

Ma il dato eclatante è che, davanti ad una drammatizzazione della situazione economica, con migliaia di posti di lavoro a rischio nel settore siderurgico e con la certificazione che i salari hanno ripreso a scendere nonostante i decantati rinnovi contrattuali, il governo chiede prestiti per le armi. E che prestiti!

 

Del resto, viene da dire, dal lato delle opposizioni tutto tace. La Schlein ha ribadito recentemente, in una lunga intervista sul Foglio, l’appoggio incondizionato all’Ucraina e quindi il via libera a nuovi finanziamenti per proseguire la guerra con la Russia. E’ la conferma delle posizioni assunte in tutti questi anni di completo appiattimento sulla linea guerrafondaia della Ue e della Nato e che, indirettamente, giustifica poi anche la scelta del riarmo.

Dal fronte sindacale l’attenzione invece è rivolta a ben altro. Proprio ieri, 29 luglio, sono tornati a riunirsi Confindustria e 14 associazioni datoriali assieme a Cgil, Cisl e Uil, per proseguire nella costruzione del Patto che dovrà portare a sancire, una volta per tutte, l’assoluto monopolio dei diritti sindacali nelle mani della triplice. Anche questo in fondo è funzionale alla guerra, aiuta a tenere bassi i salari e a contenere l’incazzatura del mondo del lavoro.

 

Forse è ora di ricominciare a pensare che non abbiamo molte vie d’uscita. Tra queste ce n’è una che dice: blocchiamo tutto! Per la pace, per il salario, per il lavoro, blocchiamo tutto.