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Porti

Non vogliamo traffico di armi nei porti italiani. Sosteniamo la richiesta di accesso agli atti per i traffici nel porto di Ravenna

Nazionale,

L’Unione Sindacale di Base nella sua storia passata e recente è sempre stata in prima fila nella lotta contro la guerra, la produzione e il traffico di armi, ed è con questo spirito che sosteniamo la battaglia per la verità su quanto avviene nel porto di Ravenna.

Il 27 agosto a Roma  al Consiglio di Stato, si terrà il dibattimento sul ricorso per l’accesso agli atti presentato  dalla giornalista Linda Maggiori teso a comprendere se il porto ravennate svolga un ruolo di hub nel traffico di materiale bellico , accesso agli atti negato dall’Agenzia delle Dogane di Ravenna.

La Dirigenza dell’Agenzia delle Dogane con una decisione pericolosa e antidemocratica ha negato l’accesso agli atti avanzato dalla giornalista Linda Maggiori sostenuta da lavoratori, comitati e semplici cittadini che vogliono sapere se nel porto della loro città vengono imbarcate e scaricate produzioni belliche  e verso quali paesi sono destinate.

Ci domandiamo quali ragioni portino l’Agenzia delle Dogane di Ravenna a negare il diritto di informazione ai lavoratori che non vogliono essere ruote del sistema di guerre e genocidi.

Allo stesso modo che diritto ha l’Agenzia di Ravenna a nascondere ai lavoratori e alla città se c’è un  transito di armi, con tutti i pericoli e le implicazioni che ne conseguono.

Con quale titolo politico ed etico l’Agenzia delle Dogane ignora , l’art.11 della costituzione, la legge 185/1990, l'Arms Trade Treaty (ATT) e le risoluzioni dell’ONU che invitano a cessare i traffici di armi  con Israele e con i paesi protagonisti coinvolti in conflitti e crimini di guerra ?

Ora che l’UE e la classe dominante italiana spingono verso il riarmo e intrecciano pericolose e condizionanti complicità tanto con Israele e quanto con l’Ucraina. In questo clima guerrafondaio il lavoro di inchiesta e denuncia svolto da giornalisti e ricercatori rappresenta per  l‘USB uno dei fronti della lotta per la pace e il disarmo .

Come ricordato nel comunicato di solidarietà di USB Mari e Porti, il 30 ottobre 2026 si terrà una giornata di lotta contro il traffico internazionale di armi: oltre 40 porti del Mediterraneo si fermeranno. Una mobilitazione dei portuali che respinge il progetto di militarizzazione e che invita ad un’ampia  partecipazione contro il business delle guerre e il progetto reazionario che lo alimenta.

Una mobilitazione questa dei porti che richiama il diritto all’obiezione di coscienza dei lavoratori. Da tempo l’USB rivendica anche con lo sciopero il diritto all’obiezione di coscienza per i lavoratori che a seconda della specifica collocazione lavorativa non vogliono progettare, produrre, trasportare e consentire la movimentazione di armi che alimentano guerre e nel caso di Israele strumenti per il genocidio del popolo palestinese.

La lotta alla guerra è una cosa semplice a parole ma nei fatti diviene dura e difficile, richiede costanza e coerenza, per questo la lotta ostinata dei giornalisti e dei movimenti come Linda Maggiori  e i compagni di Ravenna è  la nostra lotta.

Unione Sindacale di Base Confederazione Nazionale