20 novembre 2019, ultimo aggiornamento alle 07:11
Insieme siamo imbattibili.

ore 10.25

Roma, 01/08/2007 08:39

Il 2 agosto 1980, alle ore 10.25, una bomba esplose nella sala d'aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.

Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d'aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell'azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina.

L'esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario.

Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere.

Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti.

La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze.

Maria Fresu si trovava nella sala della bomba con la figlia Angela di tre anni. Stavano partendo con due amiche per una breve vacanza sul lago di Garda. Il corpicino della piccola, la più giovane delle vittime, venne ritrovato subito. Solo il 29 dicembre furono riconosciuti i resti della madre.

Marina Trolese, 16 anni, venne ricoverata all'ospedale Maggiore, il corpo devastato dalle ustioni. Con la sorella Chiara, 15 anni, era in partenza per l'Inghilterra. Le avevano accompagnate il fratello Andrea, e la madre Anna Maria Salvagnini. Il corpo di quest'ultima venne ritrovato dopo ore di scavo tra le macerie. Andrea e Chiara portano ancora sul corpo e nell'anima i segni dello scoppio. Marina morì dieci giorni dopo l'esplosione tra atroci sofferenze.

Torquato Secci, impiegato alla Snia di Terni, venne allertato dalla telefonata di un amico del figlio Sergio, Ferruccio, che si trovava a Verona. Sergio lo aveva informato che a causa del ritardo del treno sul quale viaggiava, proveniente dalla Toscana, aveva perso una coincidenza a Bologna e aveva dovuto aspettare il treno successivo.

Poi non ne aveva più saputo nulla.

Solo il giorno successivo, telefonando all'Ufficio assistenza del Comune di Bologna, Secci scoprì che suo figlio era ricoverato al reparto Rianimazione dell'ospedale Maggiore.


A 27 anni di distanza dalla strage delle stazione di Bologna, la RdB/CUB scenderà in piazza e, come tutti gli anni, parteciperà alla manifestazione indetta dall’associazione dei familiari delle vittime per chiedere verità e giustizia su questa e sulle tante stragi di cui attendiamo ancora di conoscere  mandanti e fini.

Verità e giustizia che sono state coperte da depistaggi, muri di gomma, deviazioni di parte di apparati dello stato e dalla colpevole responsabilità dei vari governi che puntualmente ogni anniversario hanno promesso di rimuovere "il segreto di stato" ed ancora non l'hanno fatto.

Quest'anno, il Governo ha deciso di mandare in propria rappresentanza il ministro Damiano, ossia colui che più di tutti impersonifica la politica di questo governo in materia previdenziale e sociale ed, in particolare, il protocollo su previdenza, lavoro e competitività di cui tanto si parla in questi giorni.

Come C.U.B. pur presenti al tavolo con il governo, non abbiamo firmato l’accordo sulla previdenza, abbiamo scioperato lo scorso 13 luglio e ci apprestiamo in autunno a respingere il "nuovo patto sociale" con la mobilitazione e la lotta.

Da questi due elementi (giustizia e verità per tutte le stragi e rifiuto del nuovo patto sociale) sarà caratterizzata la nostra presenza, mai rituale, il prossimo due agosto.

Sfileremo, quindi, con uno striscione che recita: "MANDATE IN PENSIONE ALMENO IL SEGRETO DI STATO" che intendiamo rendere ben visibile al ministro Damiano.

 

appuntamento alle ore 8.30 in P.zza Nettuno

(angolo Ugo Bassi)

 

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