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Insieme siamo imbattibili.

Stato Confusionale

Roma, 31/03/2003 00:00
Pubblichiamo un interessante articolo del giornalista Annibale Paloscia a conferma di quanto la RdB a denunciato e va denunciando sulla confusione c

Palazzo Chigi toglie al Viminale la difesa civile e l'affida alla Protezione

Stato confusionale

Annibale Paloscia

Per il governo l'Italia non è belligerante, ma...

E' stato di emergenza, la presidenza del Consiglio, detto e fatto, si pappa le competenze del ministero dell'Interno nella difesa civile. La protesta dei prefetti si limita a qualche brusio nei corridoi del Viminale. La responsabilità della difesa civile, fino a ieri affidata al dipartimento «Vigili del fuoco, soccorso pubblico e difesa civile», diretto dal prefetto Mario Morcone, passa di fatto alla Protezione civile, che dipende dalla presidenza del Consiglio ed è guidata da Guido Bertolaso, che ora assume il rango di commissario straordinario del governo per lo stato di emergenza. Dietro le quinte c'è la lunga storia di un tormentato dualismo tra la Protezione civile e il ministero dell'Interno, come dimostra il fatto che esistono perfino due distinte sale operative nazionali per fronteggiare le emergenze del soccorso pubblico: una in via Ulpiano, gestita dalla Protezione civile, e l'altra al Viminale, gestita dai vigili del fuoco. Va da sé che, aldilà di soluzioni improvvisate, che lasciano aperti tutti i problemi del dualismo, anzi li complicano, si dovrebbe progettare seriamente una struttura unificata pronta a intervenire in caso di calamità e grave pericolo pubblico. Abbiamo avuto una protezione civile col rango di ministero senza portafoglio, poi un agenzia della protezione civile, uccisa nella culla, a cui è seguito un dipartimento della protezione civile, che oggi assume poteri straordinari per fronteggiare uno stato di emergenza, che non si sa bene che cosa sia. Uno stato di emergenza che sembra più uno stato confusionale. Qual è l'emergenza? L'Italia non è un Paese belligerante, né, sostiene Berlusconi, coinvolto in nessun modo nella guerra. Se questo fosse vero, la minaccia di attentati Nbc (ordigni nucleari, biologici e chimici) sarebbe fondata solo su astratte ipotesi allarmistiche, che non motiverebbero la dichiarazione dello Stato di crisi. Né lo stato del terrorismo interno è talmente grave da richiedere un provvedimento di emergenza. Nelle ultime settimane si sono fatti vivi gli Nta, nuclei territoriali antimperialisti, che hanno bruciato tre auto di militari americani fra Aviano e Pordenone. Si sostiene che gli Nta hanno rapporti con le Br, non sappiamo se sia vero, ma non è la prima volta che nella zona di Aviano qualcuno se la prende con le auto di soldati Usa. Succede da una quindicina d'anni a questa parte. A nessuno è mai venuto in mente che questi fatti siano da considerare come un'emergenza nazionale. Il conto dei misfatti si può allungare con le 12 auto, bruciate nell'autorimessa di una concessionaria della Ford in periferia di Roma: anche se è stata lasciata una stella a cinque punte, l'antiterrorismo sospetta che in questa stupida impresa ci sia più teppismo che eversione. Non vogliamo neppure pensare che il blitz di Greenpeace all'altare della patria e l'atterraggio del deltaplano in piazza San Pietro, provocazioni pacifiste sicuramente spettacolari ma del tutto innocue, siano ritenuti gravi allarmi per la sicurezza nazionale. Ci risulta che qualche generale dell'aeronautica ha proposto di militarizzare il cielo di Roma con sorvoli di elicotteri militari dall'alba al tramonto, ma non è stato preso sul serio. Berlusconi non si convincerà mai che la formidabile mobilitazione dei pacifisti è un fattore di sicurezza più affidabile di qualsiasi misura di prevenzione, è questo lo passiamo capire visto che è amico di Bush. Ma da qui a dichiarare uno stato di emergenza ci passa parecchia distanza. Di solito è il ministro dell'Interno, quando teme gravissimi pericoli per la sicurezza nazionale, a chiedere al presidente del Consiglio di dichiarare lo stato di emergenza. Per dovere istituzionale il ministro dell'Interno, in questi casi, informa anche il presidente della Repubblica. Sono stati compiuti questi passi? Se si, Berlusconi ne dovrebbe dare notizia al parlamento indicando i concreti pericoli ai quali siamo esposti a causa della guerra. Altrimenti i cittadini potrebbe pensare che il presidente del Consiglio strumentalizza l'allarmismo per finalità tutt'altro che trasparenti. La minaccia di attentati di matrice terroristica internazionale esiste e senza dubbio la guerra in Iraq contribuisce ad alimentarla, ma non ci sono state nelle ultime settimane dichiarazioni del ministero dell'Interno che potessero far prefigurare una così grave evoluzione dei pericoli da giustificare la proclamazione dello stato di emergenza. Il ministro Pisanu è sempre cauto, ma avrebbe sicuramente detto qualcosa dippiù sul terrorismo internazionale. Sembra, invece, che fosse fortemente preoccupato dai bagliori dell'eversione interna. Dice Claudio Giardullo, segretario del Silp-Cgil, uno dei sindacati della Ps: «Il ministro Pisanu nei giorni scorsi ha fatto un'analisi equilibrata dei pericoli, affermando che non ci sono segnali di saldatura fra il terrorismo internazionale e quello interno, anche se c'è la guerra. Ora c'è una dichiarazione dello stato di emergenza e si affida alla Protezione civile la tutela "dell'incolumità pubblica e privata relativa a eventi calamitosi di natura terrorstica". Ovviamente non si può tacere sul fatto che i rischi esistono e che l'antiterrorismo deve essere potenziato, ma non è affatto chiaro il motivo per cui, dopo una valutazione equilibrata, improvvisamente si spinge sul pedale dell'allarme». Una sola cosa pare chiara: essere a fianco degli angloamericani ci mette in stato di emergenza nazionale per la «minaccia di eventi calamitosi».

 

 

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