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Valutazioni dopo il 15 febbraio

Roma, 19/02/2002 00:00
La straordinaria partecipazione allo Sciopero generale e alla Manifestazione nazionale del 15 febbraio a Roma, segna inequivocabilmente la pos

Lo sciopero generale c’è stato, così come c’è stata la consapevolezza diffusa della necessità di rendere visibile, attraverso la manifestazione nazionale, la ripresa del protagonismo del movimento dei lavoratori e la sua voglia di lottare per sconfiggere la volontà del governo di portare ancora più in profondità l’attacco al mondo del lavoro nel suo complesso.

 

Altrettanto evidente è emersa la necessità di respingere i tentativi di rilancio della concertazione. La presenza massiccia di lavoratori del pubblico impiego, scuola compresa, e la caratterizzazione di questa partecipazione contro l’accordo del 4 febbraio, esprimono meglio di qualsiasi considerazione la chiarezza che ormai accompagna le mobilitazioni dei lavoratori: respingere i progetti del governo, ma anche impedire che tutto si risolva in un nuovo afflato concertativo che è invece il vero obbiettivo del “muso duro” di Cgil, Cisl e Uil.

 

Nonostante la riuscita della mobilitazione generale del sindacalismo di base, qualcuno, anche al suo interno, continua ad attendere la “salvifica” proclamazione dello sciopero generale da parte di Cgil, Cisl e Uil o quanto meno della sola Cgil per la cancellazione dell’articolo 18 dalla delega sul lavoro.

 

Un buon tasso di cecità politica e di subordinazione accompagna questa attesa.

 

E’ ormai chiaro, e il congresso della Cgil lo ha ben evidenziato, che oggi tutte le confederazioni storiche, ed in particolare quella di Cofferati, stanno giocando un ruolo politico all’interno del confronto centro destra – centro sinistra. In particolare Cofferati, di fronte alla frantumazione evidente delle forze di opposizione, utilizza il sindacato per tentare di fargli interpretare l’opposizione sociale ma anche politica.

 

Il vero obbiettivo non è quello della difesa delle tutele e dei diritti del mondo del lavoro come sostengono – altrimenti non si sarebbero avuti, in questi stessi giorni, l’accordo sul pubblico impiego, il contratto degli edili e quello dei chimici che sono veramente arretrati sia sul piano economico che normativo – ma il ribaltamento di un governo “nemico”.

 

Ora che questo governo sia decisamente subordinato alle esigenze delle imprese, che sia un governo dei “ricchi”, che abbia al suo interno i pasdaran della massimizzazione del profitto è cosa chiara a tutti; meno chiaro, evidentemente, risulta il fatto che proprio Cgil, Cisl e Uil, negli anni di governo “amico”, hanno consentito che si aprissero varchi prima impensabili per l’introduzione della massima flessibilità, per la riduzione dei salari reali, per una ristrutturazione della produzione e del mondo del lavoro in cui oggi Berlusconi e i suoi si infilano come un coltello nel burro.

 

Si affaccia quindi un problema irrisolto: quello dell’indipendenza del movimento dei lavoratori e delle sue organizzazioni di massa dal quadro politico e dai sindacati concertativi.

 

Per poter essere credibili nell’azione sindacale è necessario rompere la subordinazione al terreno scelto dall’avversario e mettere in campo, nel segno dell’indipendenza, quelle scelte che non si limitano alla difesa, più o meno strenua, di quanto conquistato in passato, ma che rilancino sul piano delle conquiste del movimento dei lavoratori nel suo complesso.

 

Ora sostenere la necessità di una “risposta forte” a prescindere da una riflessione sulla sua vera funzione, su chi la dovrebbe promuovere e quali siano i reali obbiettivi su cui si costruisce, è davvero segno di molta subordinazione e di poca indipendenza.

L’eventuale sciopero generale promosso da tutte, o da una sola delle Confederazioni, avrà come oggetto, oltre all’abolizione della modifica dell’articolo 18, il rilancio della previdenza pubblica e il NO allo scippo del TFR per mandarlo ai Fondi gestiti dal sindacato? Ci sarà il no alle privatizzazioni e alla precarizzazione di massa? E ancora, sarà per o contro la concertazione, gli accordi di luglio, il patto di Natale, lo smantellamento in atto del Welfare……?

I lavoratori non hanno bisogno di uno sciopero in più, hanno invece grande necessità di strumenti capaci di rilanciare sul terreno dei diritti, delle condizioni di lavoro, del salario, delle rigidità del lavoro per battere i progetti del capitale e del suo governo.

Può interessarci uno sciopero, pur se generale, che non abbia obbiettivi chiari e precisi ?

 

 

 

 

 

 

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