Icona Facebook Icona Twitter Icona Instagram Icona Telegram Icona Youtube Icona Rss

Beni Culturali

Colosseo, stop ai lavori in fune: il ministero ci dà ragione, ma per Andrea Moretti è ormai troppo tardi. Ora la stessa regola in tutti i cantieri

Roma,

Il Ministero della Cultura ha deciso che, dal 3 novembre 2026, nei lavori al Colosseo non si opererà più con le funi: al posto dell’edilizia acrobatica saranno utilizzate attrezzature più sicure, come piattaforme aeree con cestello (i cosiddetti “ragni”), gru con cesto e mezzi analoghi.

È esattamente ciò che USB e Rete Iside avevano chiesto scrivendo al ministro Giuli all’indomani della morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni precipitato da dieci metri nella notte del 23 settembre, mentre installava l’impianto di illuminazione.

Nella nostra lettera al ministro abbiamo posto una domanda semplice: perché nei lavori al Colosseo non erano state adottate le misure previste dall’articolo 111 del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008)?

Infatti, nei lavori in quota il datore di lavoro deve scegliere le attrezzature più idonee a garantire condizioni sicure, dando priorità alle misure di protezione collettiva rispetto a quelle individuali. In altre parole: l’edilizia acrobatica è l’ultima opzione, non la prima. Nel caso di lavori in altezza, un livello di prevenzione più efficace viene garantito, ad esempio, da una piattaforma con cestello.

La decisione attuale Ministero della Cultura dimostra che quelle alternative erano possibili: se sono praticabili adesso, lo erano anche prima del 23 settembre. È questo il punto che nessuno può eludere: Andrea Moretti quel giorno non doveva trovarsi a lavorare in quelle condizioni.

Chiediamo che la Procura, che indaga per omicidio colposo, faccia piena luce anche su questo aspetto: chi ha valutato i rischi, chi ha scelto quelle modalità di lavoro e perché, lungo una catena di appalti e subappalti che troppo spesso scarica sui lavoratori il costo del risparmio.

Riteniamo la scelta del Ministero un atto dovuto, ma non ci accontentiamo.

USB e Rete Iside chiedono:

1. che il divieto di lavorare in fune, laddove esistano attrezzature più sicure, diventi una regola vincolante in tutti i cantieri e non resti un provvedimento limitato al Colosseo;

2. che i capitolati d’appalto prevedano espressamente il rispetto dell’art. 111 e le risorse necessarie per i mezzi di protezione collettiva, senza ribassi sulla sicurezza;

3. controlli reali sulla filiera degli appalti e dei subappalti, con un ruolo effettivo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza;

Di lavoro non si può morire, né al Colosseo né altrove.

USB e Rete Iside continueranno a vigilare perché questa decisione sia applicata fino in fondo e perché nessun altro lavoratore paghi con la vita scelte che potevano e dovevano essere diverse.