La Calabria è attraversata da mobilitazioni, blocchi stradali e manifestazioni.
A Catanzaro, centinaia di tirocinanti hanno bloccato il Ponte Morandi e raggiunto la Prefettura per chiedere lo sblocco dei posti di lavoro, una soluzione definitiva della vertenza e, soprattutto, lavoro e dignità.
Nelle stesse ore gli agricoltori calabresi hanno bloccato diverse arterie della regione. A Pizzo il presidio ha puntato l’autostrada, in una giornata segnata dalla forte esasperazione dei lavoratori.
A Cosenza, questa sera, centinaia di cittadini sono scesi in piazza XI Settembre contro il carovita. Una protesta forte, culminata nel lancio di secchi di letame verso la Prefettura e poi nel corteo per le vie della città.
Sono segnali che parlano chiaro.
L’economia di guerra, la corsa al riarmo e il carovita stanno scaricando il loro peso sulle vite di migliaia di persone. In Calabria, dove i salari restano bassi, il part-time involontario dimezza gli stipendi e la disoccupazione continua a mordere, il costo della vita è diventato insostenibile.
Quella che sta crescendo è una rabbia sociale che chiede risposte.
Le prossime giornate di mobilitazione possono trasformare questa rabbia in una grande stagione di lotta, capace di rimettere al centro il lavoro, i salari, i servizi e la dignità delle persone.
Dalla Calabria può partire un autunno caldo.
Perché prima delle guerre vengono le nostre vite.